PASSO INDIETRO - L'agenzia di rating Standard & Poor's, una delle più autorevoli al mondo con Moody's e Fitch, non è stata clemente con l'
Aston Martin (
sopra la sede di Gaydon), declassandola da B a B- nella propria scala di valutazione della capacità di credito. La valutazione di S&P è un indice sintetico, da AAA a D, sullo stato di salute dell'azienda finita sotto la lente d'ingrandimento degli analisti: nel caso specifico, il B- esprime la capacità di rispettare gli impegni finanziari, pur con una certa vulnerabilità a condizioni economiche e finanziarie impreviste.
QUESTIONE DI CASSA - Secondo Standard & Poor's, quello sull'Aston Martin è un eventuale investimento speculativo: il problema è che, sotto il B-, vi è la tripla C (da CCC+ a CCC-) riservata alle aziende vulnerabili, con solvibilità fortemente dipendente dalle condizioni esogene. Il problema è un flusso di cassa stimato “negativo fino al 2016: senza un taglio agli investimenti o una raccolta di fondi addizionali, non vi saranno fondi a sufficienza per coprire il deflusso di cassa”.
PRONTO NUOVO CAPITALE? - Non è una buona notizia per la proprietà del marchio inglese, che è rappresentata per il 37,5% dall'Investindustrial dell'italiano Andrea Bonomi. Non più tardi di un paio di settimane fa (
qui la news), Bonomi aveva dichiarato: “L'Aston Martin ha un
piano industriale che sta sempre più crescendo in termini di ambizioni e se serve del capitale, ci siamo. Anche se nulla ancora è stato deciso”. L'unica partnership dell'Aston Martin con altre aziende nel mercato delle supercar è con la Mercedes, che fornisce tecnologia e detiene il 5% del capitale sociale: da Stoccarda, tuttavia, la dirigenza ribadisce di non volere incrementare la quota.