NEWS

Invasione delle auto cinesi? Non prima di 10 anni

26 febbraio 2013

Secondo una ricerca, tanto ci vorrà per colmare il gap tecnologico con i costruttori occidentali.

Invasione delle auto cinesi? Non prima di 10 anni

10 ANNI DI RITARDO - Ci vorranno almeno dieci anni affinché l’industria cinese possa produrre auto all’altezza di quelle occidentali e quindi “sfondare” anche sui mercati più maturi. È la sintesi di una monumentale ricerca sulle auto e sul settore automobilistico cinese condotta da Max Warburton, importante analista specializzato nel settore auto che lavora per l’altrettanto importante agenzia inglese di consulenza Bernstein Research. Nei mesi scorsi Warburton ha portato avanti l’indagine redigendo un rapporto di oltre 200 pagine da cui la Cina automobilistica esce con le ossa rotte. Soprattutto per ciò che riguarda il comportamento stradale delle vetture.


Nelle foto alcune delle auto cinesi presentate lo scorso anno. Più sopra la JAC Heyue SC, qui sopra una concept di suv della Beijing Auto.

IN CINA E IN INGHILTERRA - Il lavoro è stato compiuto con metodo scientifico. Warburton e i suoi collaboratori hanno lavorato molto in Cina ma anche in Inghilterra. Nel Paese asiatico hanno sentito una quarantina di manager del settore, tutti cinesi o di origine cinese; poi hanno acquistato due vetture (una Geely e una Great Wall) e le hanno portate in Inghilterra per sottoporle a intensi test in pista, svolti da numerosi esperti (ingegneri, collaudatori e giornalisti), prima di smontarle minuziosamente per esaminarne i contenuti e le qualità costruttive. Nell’esame non sono mancati giudizi positivi su alcune parti della lavorazione, ma al tempo stesso sono risultati fortemente deficitari i risultati nell’uso delle vetture, specialmente in tema di tenuta di strada.
 
La Great Wall Hoover H8.
 
MANCANZA DI MEZZI - Due sono i motivi che vengono messi in evidenza per spiegare la qualità scarsa delle auto “made in China”: il lavoro non buono svolto dall’industria della componentistica, accusata di prendere sotto gamba il mercato cinese, e la forte carenza nella fase di ricerca e sviluppo. In sostanza, i componentisi non fornirebbero i materiali adeguati come invece fanno negli altri continenti. A proposito della ricerca e sviluppo, lo studio fa risalire la forte inadeguatezza alla mancanza degli investimenti necessari, che però non sono la vera causa: all’origine di tutto c’è la sottovalutazione dell’importanza di questa attività, come che gli occidentali fossero arrivati alle soluzioni attuali per caso . 
 
La berlina HongQi Red Flag H7.
 
FORSE PRESUNTUOSI - Altro aspetto interessante e significativo è quello dell’aspirazione dell’industria cinese di imitare i costruttori occidentali (in modo particolare l’esempio preso a riferimento è il gruppo Volkswagen) con la conseguenza di ritrovarsi a confrontarsi con  realizzazioni tecniche avanzate, non facili da gestire senza una opportuna esperienza, come hanno i costruttori più navigati. Così - viene esemplificato - invece di cercare di realizzare una efficiente sospensione semplice si imbarcano nel voler fare architetture multilink che finiscono inesorabilmente col creare molti problemi. 
 

La Geely Emgrand EX6.
 
A CONOSCENDO I DIFETTI… - Con gli esiti a cui approda la ricerca appare effettivamente difficile immaginare un’industria automobilistica cinese competitiva a breve termine. Ma se si considera che lo stesso studio fornisce ai problemi spiegazioni individuate e argomentate con chiarezza e convinzione, è lecito pensare che i problemi possano trovare una soluzione in tempi non lunghissimi. Senza contare che tra le strategie messe in pratica dalle case cinesi c’è anche quella di acquisire interi costruttori europei per utilizzarle anche come “antenne” tecnologiche di progettazione (vedi l’esempio della Volvo e degli ultimi programmi varati per i suoi centri di progettazione svedesi). 
 
La JAC Rein II.
 
UN SASSO IN PICCIONAIA - En passant, va detto che lo studio di Warburton deve avere avuto un cammino travagliato, tanto che dopo la pubblicazione nel sito The truth about cars, l’agenzia Berstein ha chiesto che fosse rimosso. Truth about cars ha commentato che non aveva inteso che il lavoro gli era stato fornito in visione e non per la pubblicazione e si è scusato, lasciando comunque in lettura un articolo che riassume i contenuti della ricerca.
Aggiungi un commento
Ritratto di SaverioS
26 febbraio 2013 - 16:36
Sarebbe più corretto dire, che forse "gli occidentali" riusciranno a tenere fermi i cinesi per 10 anni.... non per "demerito" tecnologico ( i Cinesi, che se ne dica sono già 20 anni avanti a noi.. ) ma per evitare di sprofondare ancora di più nella crisi, e non poter più "esportare" i nostri mezzi da loro.... quindi stanno cercando di dosare "carota e bastone" per evitare il ( loro! ) tracollo.
Ritratto di carmelo.sc
26 febbraio 2013 - 16:38
il problema delle cinesi è anche il design..non c'è n'è una che non sia scopiazzata, oppure nel caso sia qualcosa di originale è orribile, basta guardare le foto dell' articolo, l' unico modello che si salva è quello della seconda foto, le altre sembrano delle brutte scopiazzature (hover h8=tuareg, jac=hyundai ix35,h7=mercedes varie..)
Ritratto di Subaru_Impreza
26 febbraio 2013 - 17:21
Le cinesi non raggiungeranno MAI le europee, così come non lo faranno , anche se già ci sono abbastanza vicino, le coreane. Penso piuttosto che i governi dei paesi europei debbano tassare non le auto da oltre 185 Kw come in Italia, o quelle che inquinano un pelo di + dal momento che x l'ambiente non cambia assolutamente nulla, bensì proprio le coreane e le cinesi se si vuole dare un po' di respiro al mercato europeo. Ora verrò attaccato da "felicissimi" possessori di Hyundai-Kia ma non mi importa, anche perchè se le coreane sono auto nate come "low cost" ormai hanno prezzi tutt'altro che tali, quindi non vedo il senso nel loro acquisto.
Ritratto di Valerio Ricciardi
27 febbraio 2013 - 14:49
...anche se non mi sembri troppo informato: ad esempio, le ultime Hyundai son progettate in Germania da tedeschi. E costruite in Turchia (le tre porte, in India), Turchia dalla quale provenivano anche TUTTE le Fiat Tempra viste in Italia. Felicissimo, non felicissimo... ho avuto in famiglia o mie Fiat (quattro modelli diversi), Skoda, Opel (tre modelli), Austin, Mercedes, Hyundai, Jaguar, Alfa Romeo... una macchina è una macchina. Adesso una delle vetture che ho è una Hyundai i20 6V, va benissimo, e la cosa non mi provoca alcuna emozione... ma il mondo è globalizzato. Se compri una Aygo, compri una vettura nata e progettata in Ungheria, con motore Dahiatsu anche se Toyota è un gigante della produzione dei propulsori... la Mini è una vettura sudamericana con motore di progetto BMW ma fatto in Brasile, Jaguar è un marchio indiano, oggi... non c'è quasi Mercedes che non sia stata montata da un operaio turco, anche a Stoccarda... le cinesi non raggiungeranno mai le europee? Difficile dirlo, ora che le Volvo - fatte in Svezia - son diventate un marchio cinese... ed il proprietario cinese ne ha acquisito, con la proprietà, ogni tecnologia. Sveglia, amico mio.
Ritratto di Subaru_Impreza
27 febbraio 2013 - 16:10
Sveglia lo dici ai tuoi amichetti al bar, innanzitutto. Se ragioni così è ovvio che non ci arrivi più alla fine. Se x te una macchina è un pezzo di lamiera con 4 ruote che funge da mezzo di trasporto, allora comprati pure le coreane e le cinesi. Per me non è così e piuttosto che una orientale, giapponesi a parte, vado a piedi.
Ritratto di Valerio Ricciardi
27 febbraio 2013 - 18:28
Dopo l'esperienza di un ventennio da giornalista e tester tecnico del settore auto cosa può essere per me, una religione? La vivo come una lavastoviglie o un tostapane, né più ne' meno. Non mi ci affeziono. Non me ne frega nulla. Compro con un approccio del tutto freddo e razionale, curo personalmente la manutenzione, punto negli ultimi lustri sulla sicurezza (son già due vetture che scelgo dopo essermi studiato "da tecnico" le prove di crash Euro-NCAP, che producono anche ponderosi fascicoli cartacei oltre ai brevi filmati che vediamo su youtube), e questo è un modo di porsi legittimo come quello di chi sogna di avere un'Alfa purché sia un'Alfa. Ma mi preme anzitutto scusarmi: il mio "sveglia, amico mio" aveva solo un tono realistico/colloquiale, forse troppo confidenziale (e di questo me ne scuso), ma non certo con un retrogusto del tipo "non ne capisci abbastanza". Non riesco a capire, però, come si possa differenziare le giapponesi dalle altre. Le vetture giapponesi della metà degli anni '70, a cominciare dalle Toyota che oggi è un colosso, erano una parodia in scala ridotta delle vetture americane (ma con dimensioni "europee" se non meno). Oggi Honda, col gruppo Fiat e pochi altri, è fra i pochi che detenga davvero brevetti e linee di sviluppo motoristiche più avanti della media. Oggi le cinesi sono molto indietro; ma purtroppo per noi l'espansione dell'economia cinese, il pelo sullo stomaco dei loro governanti, e la disponibilità di soldi per comprare cash brevetti, aziende ad alta tecnologia ma in crisi, come Volvo o già fallite (come il marchio Rover con tutto il suo know-how) fan presagire che il gap verrà colmato piuttosto rapidamente. In Europa, solo il gruppo VW avendo investito montagne di miliardi per realizzare stabilimenti in Cina, finalizzati a competere sui mercati emergenti "non maturi" come quelli europei o nordamericani, potrà - dalle sue vendite proprio in Cina - ottenere i margini di profitto adeguati a proseguire in R&D in modo tale da tenere il passo. I cinesi inseguono da lontano? MENO di dieci anni, e saremo disgraziatamente noi ad inseguire. Come hanno scritto altri, anche il design mediamente deprimente non sarà presto un problema: escluso Giugiaro, che disegnç per dire Uno, Croma, Thema etc e poi è stato lasciato "assoldare" in pianta stabile dal gruppo VW, gli altri son sul mercato. Vorrei vedere l'industria europea pronta all''assalto delle vetture low-cost cinesi, che per ora fan quasi ridere, ma ricordo a me stesso che nel 1996 la Cina annunciò di avere la velleità di inviare un uomo nello spazio; e tutti risero. Nel 1999 testò in orbita il sistema senza uomini a bordo, al secondo lancio un coniglio, un cane e uno scimpanzé tornarono sani e salvi a terra dopo 117 orbite, nel 2002 fu la volta di un dummy molto avanzato, e già a ottobre 2003 il primo taikonauta compì indenne 14 orbite. Adesso mandano astronauti a tre per volta, anche donne, e pianificano missioni lunari. Un tempo USA e URSS fecero una "gara" simile a margine della guerra fredda: adesso la Cina vuol papparsi anche una buona fetta del mercato dei lanciatori commerciali... e lo farà, a nostro danno. mi esalta questa cosa? Proprio no. Ma il principio di realtà è una delle poche cose cui faccio riferimento.
Ritratto di Valerio Ricciardi
27 febbraio 2013 - 18:28
Dopo l'esperienza di un ventennio da giornalista e tester tecnico del settore auto cosa può essere per me, una religione? La vivo come una lavastoviglie o un tostapane, né più ne' meno. Non mi ci affeziono. Non me ne frega nulla. Compro con un approccio del tutto freddo e razionale, curo personalmente la manutenzione, punto negli ultimi lustri sulla sicurezza (son già due vetture che scelgo dopo essermi studiato "da tecnico" le prove di crash Euro-NCAP, che producono anche ponderosi fascicoli cartacei oltre ai brevi filmati che vediamo su youtube), e questo è un modo di porsi legittimo come quello di chi sogna di avere un'Alfa purché sia un'Alfa. Ma mi preme anzitutto scusarmi: il mio "sveglia, amico mio" aveva solo un tono realistico/colloquiale, forse troppo confidenziale (e di questo me ne scuso), ma non certo con un retrogusto del tipo "non ne capisci abbastanza". Non riesco a capire, però, come si possa differenziare le giapponesi dalle altre. Le vetture giapponesi della metà degli anni '70, a cominciare dalle Toyota che oggi è un colosso, erano una parodia in scala ridotta delle vetture americane (ma con dimensioni "europee" se non meno). Oggi Honda, col gruppo Fiat e pochi altri, è fra i pochi che detenga davvero brevetti e linee di sviluppo motoristiche più avanti della media. Oggi le cinesi sono molto indietro; ma purtroppo per noi l'espansione dell'economia cinese, il pelo sullo stomaco dei loro governanti, e la disponibilità di soldi per comprare cash brevetti, aziende ad alta tecnologia ma in crisi, come Volvo o già fallite (come il marchio Rover con tutto il suo know-how) fan presagire che il gap verrà colmato piuttosto rapidamente. In Europa, solo il gruppo VW avendo investito montagne di miliardi per realizzare stabilimenti in Cina, finalizzati a competere sui mercati emergenti "non maturi" come quelli europei o nordamericani, potrà - dalle sue vendite proprio in Cina - ottenere i margini di profitto adeguati a proseguire in R&D in modo tale da tenere il passo. I cinesi inseguono da lontano? MENO di dieci anni, e saremo disgraziatamente noi ad inseguire. Come hanno scritto altri, anche il design mediamente deprimente non sarà presto un problema: escluso Giugiaro, che disegnç per dire Uno, Croma, Thema etc e poi è stato lasciato "assoldare" in pianta stabile dal gruppo VW, gli altri son sul mercato. Vorrei vedere l'industria europea pronta all''assalto delle vetture low-cost cinesi, che per ora fan quasi ridere, ma ricordo a me stesso che nel 1996 la Cina annunciò di avere la velleità di inviare un uomo nello spazio; e tutti risero. Nel 1999 testò in orbita il sistema senza uomini a bordo, al secondo lancio un coniglio, un cane e uno scimpanzé tornarono sani e salvi a terra dopo 117 orbite, nel 2002 fu la volta di un dummy molto avanzato, e già a ottobre 2003 il primo taikonauta compì indenne 14 orbite. Adesso mandano astronauti a tre per volta, anche donne, e pianificano missioni lunari. Un tempo USA e URSS fecero una "gara" simile a margine della guerra fredda: adesso la Cina vuol papparsi anche una buona fetta del mercato dei lanciatori commerciali... e lo farà, a nostro danno. mi esalta questa cosa? Proprio no. Ma il principio di realtà è una delle poche cose cui faccio riferimento.
Ritratto di Valerio Ricciardi
27 febbraio 2013 - 18:31
dovuto forse ad un click di troppo. Se gli amministratori ne cancelleranno uno sarò loro grato.
Ritratto di Subaru_Impreza
27 febbraio 2013 - 22:23
Raggiungeranno in teoria. Io non credo al fatto che la Kia in qualche anno di sviluppo abbia raggiunto , che so , un colosso come Mercedes che fa auto da oltre un secolo. Ma non perchè sono due tipologie di auto differenti, visto che noi siamo abituato a orientali di piccola taglia, ma negli usa la Hyundai fa anche ammiraglie. Al massimo gli orientali possono "copiare", ma tutti sanno che la copia, x quanto fatta bene, non sarà mai come l'originale. Il discorso delle giapponesi mi pare diverso, proprio perchè il Giappone è un paese economicamente ed eticamente diverso da Cina e Corea. Se le giapponesi sono nate imitando, ora non lo fanno più. Non posso escludere a prescindere che le cinesi prima o poi diventeranno a livello delle europee, ma di sicuro non sarà entro un decennio, penso che di decenni ce ne vorranno diversi.
Ritratto di Valerio Ricciardi
27 febbraio 2013 - 23:39
E chi non si è reso ancora conto dei livelli di competitività dell'ex terzo mondo, vada a vedere i risultati dell'ultimo concorso per ingegneri aeronautici progettisti nella più importante azienda italiana del settore aerospaziale. Come prevedibile, esisteva uno zoccolo duro di figli di papà molto ben laureati e straraccomandati, anche parenti strettissimi di altissimi dirigenti dell'azienda, e - come dire - una certa quota dei posti disponibili era italicamente "prenotata" per costoro, che naturalmente dovevano essere in gamba, più che in gamba. Ebbene, NESSUNO dei posti in concorso è andato a italiani: la nazionalità dei vincitori era in massima parte indiana, più tre pachistani e un malese. Malese, figlio di un contadino che pasceva le bufale, e che se ne è vendute moltissime per far studiare il figlio. Figlio laureato in ingegneria aerospaziale a 23 anni e mezzo, un'età in cui il rampollo italiano della media borghesia gioca ancora con la playstation e trucca lo scooter dando se va di lusso quattro esami l'anno. Non so se vi rendete conto. PS/ I giapponesi non hanno mai smesso di copiare, come buona parte degli orientali son POCHISSIMO creativi ma STRAORDINARIAMENTE dediti al lavoro, metodici e determinati. Copiano migliorando, essenzialmente. Perciò partono da dove arriviamo noi, in sostanza. Le vetture cinesi a mio avviso arriveranno al livello che riterranno più conveniente per i mercati cui si orienteranno. Non è detto che competano direttamente con le Audi, se competere con le Dacia permetterà loro di vendere dieci volte più vetture. Non si sentono allo stadio (a differenza di molti commentatori qui). Sono pragmatici, VERAMENTE materialisti e del tutto privi di scrupoli connessi ad idee per lo astratte, come "correttezza commerciale", "rispetto dei brevetti altrui" e "libera concorrenza nell'ambito di regole".
Pagine