Con alcune auto elettriche che sono sulla strada ormai da oltre dieci anni, comincia a diventare d’attualità la questione dello smontaggio e del riciclaggio di questo genere di veicoli. Questo genere di attività sta passando dall’essere marginale a settore in forte crescita: secondo le stime della società di consulenza strategica McKinsey & Co., il valore globale di questa filiera passerà da 2,5 miliardi di dollari del 2025 a circa 70 miliardi annui entro il 2040.
La stima si basa sull’ondata di batterie esauste prevista dopo il 2030, quando i veicoli elettrici lanciati negli ultimi anni raggiungeranno il loro fine vita. Grandi case automobilistiche stanno intensificando le collaborazioni nel campo del riciclo, mentre aziende specializzate utilizzano l’automazione per rendere il processo di smontaggio efficiente e competitivo.

Una delle sfide principali resta proprio l’automazione delle operazioni, che spesso possono essere pericolose o troppo complesse per gli esseri umani. La start-up R3 Robotics, che collabora già con marchi come la Hyundai e la Jaguar, propone linee di smantellamento robotizzate capaci di trattare non solo le batterie, ma anche motori elettrici ed elettronica di potenza.
L’automazione permette di abbattere i costi del 32% e di aumentare drasticamente la produttività, garantendo un recupero preciso dei componenti riutilizzabili e dei materiali critici. L’obiettivo, come spiegato dal ceo dell’azienda Antoine Welter, è arrivare a smontare un’auto con la stessa efficienza e automazione con cui viene costruita.

Anche le case automobilistiche si stanno muovendo concretamente: la BMW ha stretto accordi per nuovi modelli di business nel riciclo, la Volkswagen ha inaugurato un centro dedicato a Zwickau (in Germania) con l’obiettivo di smantellare 15.000 veicoli all’anno entro il 2030, mentre la Renault ha acquisito il pieno controllo della società specializzata Indra Automobile Recycling.

La spinta verso un riciclo standardizzato è alimentata anche da nuove normative internazionali. In Europa, un regolamento sulle batterie fissa obiettivi ambiziosi (riciclo del 70% delle batterie al litio entro il 2030) e il Critical Raw Materials Act punta a ricavare dal riciclo interno almeno il 25% delle materie prime strategiche per ridurre la dipendenza dalla Cina.
Anche Pechino ha rafforzato le regole sulla tracciabilità digitale e sulla responsabilità dei produttori per l’intero ciclo di vita delle batterie. Il recupero di materiali rari come litio e cobalto è fondamentale non solo per far fronte alla scarsità di risorse, ma anche per contenere i costi di produzione delle nuove batterie in un mercato dove la domanda è in costante aumento.











































