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È Benedetto Vigna il nuovo ad della Ferrari

Pubblicato 09 giugno 2021

Proveniente dal mondo della microelettronica sfrutterà la sua esperienza per guidare la trasformazione tecnologica della Ferrari.

È Benedetto Vigna il nuovo ad della Ferrari

Sarà Benedetto Vigna (nella foto) il nuovo amministratore delegato della Ferrari. Vigna, italiano 52enne laureato in fisica, andrà a prendere il posto lasciato vacante dal dimissionario Louis Camilleri. Il Cavallino Rampante con la nomina del nuovo ad, che sarà operativo a partire dal 1° settembre 2021, guarda avanti perché Vigna proviene dal settore dei microprocessori essendo responsabile del Gruppo Analogici, MEMS (Micro-Electromechanical Systems) e Sensori all’interno di STMicroelectronics (ST). È  inoltre membro del comitato esecutivo del Gruppo ST.

Nel suo ruolo di amministratore delegato la priorità di Benedetto Vigna sarà quella di rafforzare la leadership della Ferrari come artefice di vetture belle e tecnologiche, apprezzate in tutto il mondo. Le sue conoscenze, frutto di oltre 26 anni di esperienza nell’industria dei semiconduttori, potranno quindi essere sfruttate per accelerare la transizione della Ferrari verso le tecnologie di ultima generazione.

Benedetto Vigna ha dichiarato: “È un onore straordinario entrare a far parte della Ferrari come amministratore delegato e lo faccio in egual misura con entusiasmo e responsabilità. Entusiasmo per le grandi opportunità che potremo cogliere. E con un profondo senso di responsabilità nei confronti degli straordinari risultati e delle capacità degli uomini e delle donne di Ferrari, di tutti gli stakeholder della società e di coloro che, in tutto il mondo, provano per Ferrari una passione unica".

John Elkann, presidente della Ferrari, ha così commentato la nomina: “Siamo felici di dare il benvenuto a Benedetto Vigna come nostro nuovo amministratore delegato. La sua profonda conoscenza delle tecnologie che guidano gran parte del cambiamento della nostra industria, le sue comprovate capacità di innovazione, l’approccio imprenditoriale e la sua leadership rafforzeranno ulteriormente Ferrari scrivendo nuovi capitoli della nostra storia irripetibile di passione e performance nell’era entusiasmante che ci attende”.





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Ritratto di Giuliano Della Rovere
9 giugno 2021 - 10:51
Capisco la necessità di inseguire le performance, ma spero non tralascino l'estetica delle forme, che colgano le opportunità dell'elettrico per farci sognare con qualcosa che si distingua.
Ritratto di MS85
9 giugno 2021 - 11:34
Giusto una considerazione un po' amara: è impressionante come nelle aziende italiane la mobilità sia elevata a livello di alta dirigenza e a livello di bassissima manovalanza impiegatizia, ma scompaia totalmente per i professionisti negli anni più produttivi, tra i 27-28 e i 35-38 anni.
Ritratto di Andre_a
9 giugno 2021 - 13:42
9
Hai ragione, purtroppo in Italia c'è ancora il mito del posto fisso
Ritratto di MS85
9 giugno 2021 - 15:02
Mah, in parte. Ma oltre a quello intendevo che c'è proprio difficoltà ad uscire da un settore. l'HR medio non va oltre il proprio naso: se ha bisogno di un PM per beni di consumo guarda solo tra chi lavora nei beni di consumo, possibilmente della stessa tipologia. Il suo omologo nel mondo automotive fa altrettanto. Tolti i bei discorsi sulla capacità di "valorizzare esperienze diversificate ed eterogenee", si riducono tutti a guardare solo nel giardinetto di casa. Se provi a cambiare azienda nello stesso settore no problem, quando parli con qualcuno di un settore diverso ti guardano come fossi un alieno. Fino ad un certo punto è comprensibile, ma al nostro livello è abbastanza demenziale. Si salva forse chi lavora nel finance o lato legal, perchè quelli sono visti come ruoli accessori, al confine con l'attività amministrativa. E poi appunto si salva l'alta dirigenza. Dove paradossalmente servirebbe più esperienza specifica. (anche perchè mediamente l'età è talmente avanzata da limitare il potenziale in termini di flessibilità mentale)
Ritratto di Andre_a
9 giugno 2021 - 19:04
9
Non saprei, potrebbe essere il classico cane che si morde la coda: la gente non cambia settore perché le aziende non sono disposte ad assumere oppure le aziende non assumono gente proveniente da altri settori perché la gente non è disposta a cambiare? Cioè, dal punto di vista dell'azienda mi sembra ovvio: se mi serve qualcuno per un determinato lavoro, preferisco uno che lo ha già fatto in passato, mi sembra ovvio. Ma se il lavoratore medio amasse il cambiamento, l'azienda farebbe più fatica a trovare qualcuno con esperienza e si arrangerebbe. Questo almeno in teoria, in pratica non so, non ho mai lavorato in Italia da dipende. Piuttosto, credo che l'indisponibilità ad assumere persone senza esperienza penalizzi i giovani (infatti, per trovare il mio primo lavoro dovetti emigrare).
Ritratto di MS85
9 giugno 2021 - 20:25
Diciamo che la considerazione finale, oltre ad essere correttissima, spiega il resto. Le aziende non assumono facilmente giovani privi di esperienza perchè sono totalmente prive della capacità d valutarne il potenziale ma, ancora di più, perchè non sono disposte ad assumersi un rischio. E quando prendono professionisti con esperienza la ragione è la stessa: sanno solo andare sul sicuro. E poi sono mediamente molto basic (basta passare una mezz'ora con un HR medio bene o male per vedere il livello). Il fatto è che si perdono una valanga di opportunità. Tipo, un PM che lavora nell'automotive può tranquillamente fare il PM nel mondo FMCG. Un area manager nell'HoReCa potrebbe tranquillamente fare l'area manager nel mondo auto. Soprattuto ad esempio ora che dall'automotive stanno cercando tutti di scappare ci sarebbe una marea di occasioni per gli HR di altri settori per strappare ottime risorse con RAL vantaggiose. Ma preferiscono mediamente non uscire dal cortile di casa e pagare di più per strappare un operativo ad un concorrente, col rischio che quello faccia la lepre e rimanga con la controfferta della azienda dove è già. Io in Italia ho letteralmente solo fatto colloqui con realtà del mio stesso settore, o comunque settori strettamente connessi. Fuori puoi candidarti o essere chiamato per posizioni in settori che non c'entrano veramente nulla, ma per ruoli coerenti col tuo profilo a livello di competenze. Di base il problema è il calo di efficienza che si viene a creare con aziende che si lamentano perchè non trovano il candidato "ideale" a buon prezzo. Quando gli chiedi poi di descrivertelo ti fanno l'identikit di quello che hanno già in casa.
Ritratto di rv
9 giugno 2021 - 21:54
Tutto da vedere : un importante Gruppo automobilistico italoamericano una decina di anni fa imbarco un gruppo di funzionari commerciali esperti del B2B della telefonia per il B2B dell'auto , tale decisione non diede i risultati sperati.
Ritratto di Andre_a
9 giugno 2021 - 22:21
9
@MS85: capisco il tuo punto di vista, ma sinceramente, in un mercato come il nostro dove i candidati per ogni posto di lavoro non mancano, non vedo perché scegliere quello senza esperienza. Lo pago meno? Forse è così in alcuni posti, ma in altri, tra sindacati, contratti collettivi, e regolamenti vari non è detto. E la formazione costa. E se dopo un po' ti accorgi che non era la persona adatta? Sinceramente da (piccolissimo) datore di lavoro, non vedo perché in Italia uno dovrebbe scegliere il giovane senza esperienza, o quello che vuole "cambiare vita", se non per gentilezza o empatia. Poi ci sono altri mercati con altre regole, per farti un esempio opposto al nostro, in Ungheria se ti servono 10 persone, sei fortunato se ti si presentano 8 candidati, e se un dipendente non ti piace lo licenzi quando vuoi per qualsiasi motivo: ovvio che un datore di lavoro è più disposto/costretto a prendersi dei rischi.
Ritratto di MS85
10 giugno 2021 - 09:20
Beh direi che sempre quello il tema: perchè rischiare? Beh, perchè è alla base del concetto di impresa. L'imprenditore senza rischi lo saprei fare anche io. La formazione sicuramente sì costa. Ma anche qui affiora un limite delle aziende italiane: presumere che sia l'azienda a dover insegnare tutto ad un professionista giovane. In molti casi vale anche il contrario ma da noi la cosa non è contemplata. Vogliamo tutti il neolaureato della Bocconi e poi quando arriva ci aspettiamo di trattarlo come un bambino a cui dover insegnare tutto. Ma allora perchè l'hai preso? A me due anni fa hanno assegnato uno junior che arrivava dalla Cattolica. Contro il mio parere, io volevo prendere un altro ragazzo ("eh ma viene dalla statale...vuoi mettere?"). Quando son tornato a chiedere di darlo ad altri perchè non aveva delle basi minime (non parlo di basi del mondo automotive, parlo di basi di statistica o anche solo skills informatiche di base) mi son sentito dire che era compito mio formarlo. Ma allora dammi uno con un diploma di liceo scientifico se devo insegnargli cosa è una ANOVA. Se prendo un fenomeno voglio che sia lui a portare una visione nuova in azienda, poi posso anche sgrossarlo sulle malizie del settore. Detto questo, sì sicuramente noi abbiamo un limite grosso lato flessibilità in uscita. Abbiamo una massa incancrenita di gente inutile, soprattutto in grandi aziende, che è troppo anziana per rendere ancora qualcosa e troppo giovane per andare in pensione, parcheggiata con stipendi mediocri ma comunque sproporzionati rispetto ad alcuni giovani che invece rendono tanto. E questi non te li puoi far fuori per prendere linfa utile.
Ritratto di Oxygenerator
9 giugno 2021 - 14:16
Allora ? Siete pronti per le Ferrari plug in o elettriche ? Per i nuovi “ elettrodomestici “ col filo ???
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