NUOVI MOTORI A BENZINA - Klaus Draeger, membro del Consiglio di amministrazione della BMW, incontrando i giornalisti a Monaco di Baviera in occasione della presentazione dei risultati economici del gruppo nel 2011, ha detto che la collaborazione con PSA Peugeot Citroën nel settore dei motori a benzina potrebbe anche ampliarsi alla nuova famiglia di propulsori modulari progettata dalla BMW, e il cui sviluppo è giunto alla fase finale. Si tratta di tre unità rispettivamente di 1,5 litri a 3 cilindri, un 2.0 4 cilindri e un 6 cilindri di tre litri.
UN FITTO INTRECCIO - Ricordiamo che il gruppo PSA Peugeot Citroën ha una stretta collaborazione con la Ford per i motori turbodiesel e recentemente ha siglato un nuovo accordo con la General Motors per la condivisione di piattaforme e lo sviluppo congiunto di modelli (leggi qui per saperne di più). Ma, a dimostrazione che le relazioni tra i diversi gruppi sono sempre più complesse, lo stesso Klaus Draeger ha anche ammesso senza problemi che la BMW ha attualmente una collaborazione con la stessa General Motors nel campo delle vetture a idrogeno, e fornirà i motori turbodiesel a quattro cilindri alla Toyota per la produzione europea di alcuni modelli di quest’ultima.
SOLO 6 GRANDI GRUPPI? - Tanto attivismo nel campo della progettazione dei motori (come delle piattaforme) rende evidente quanto la crisi e le nuove sfide planetarie rendano forte e forse irresistibile la spinta alla collaborazione tra le case (fino allo scambio azionario) per abbattere i costi di produzione e generare profitti. Già nel 2009, Sergio Marchionne, amministratore delegato della Fiat, aveva profetizzato che “dopo la crisi economica resteranno solo sei grandi gruppi. Ossia riusciranno a sopravvivere soltanto quelli con una produzione superiore a 5,5 milioni di auto all'anno. Per i costruttori di massa alla fine ci sarà un americano, un tedesco, un franco-giapponese, probabilmente con una ramificazione negli Usa, uno in Giappone, uno in Cina e un altro potenziale player in Europa”. Un pensiero largamente condiviso anche da Alan Mulally, presidente e amministratore delegato della Ford: dopo che il settore auto si sarà ripreso dalla crisi, saranno possibili nuove aggregazioni tra i costruttori, tanto “che non esisteranno più di 6 grandi gruppi automobilisti in tutto il mondo”.























