Il nome di Tsutomu “Tom” Matano (nella foto qui sopra) è legato a doppio filo alla roadster più venduta di sempre: la Mazda MX-5. Entrato in Mazda negli anni ’80, Matano ha firmato le prime due generazioni della MX-5, le iconiche serie NA e NB, ispirate da una filosofia tanto semplice quanto rivoluzionaria: creare un’auto leggera, accessibile e divertente da guidare. Un concetto espresso con estrema purezza, in linea con il principio giapponese del Jinba Ittai; perfetta armonia tra cavallo e cavaliere.

La genesi della Mazda MX-5, nota come Miata in Nordamerica, parte da lontano. L’idea iniziale fu di Bob Hall, all’epoca giornalista di MotorTrend, che suggerì alla Mazda di realizzare una piccola sportiva a trazione posteriore. La proposta fu messa da parte, poi riscoperta e sviluppata grazie all’intuizione di Kenichi Yamamoto, che la trasformò in un progetto concreto. Il risultato? Una spider compatta, con motore anteriore longitudinale e trazione posteriore, agile e coinvolgente, priva di fronzoli tecnologici ma capace di regalare a chi la guida sensazioni da sportiva, a un prezzo popolare.

Il tratto di Matano ha donato alla Mazda MX-5 linee pulite ed essenziali, tanto eleganti quanto funzionali. Non c’era nulla di superfluo nelle sue creazioni: solo ciò che serviva a far vivere al guidatore il piacere della guida nella sua forma più autentica. “Always inspired” (sempre ispirato) era il suo motto. Un’eredità che va oltre il design e che rappresenta un modo quasi perduto di concepire l’auto sportiva: leggera, equilibrata, sincera. Un’idea che oggi pare controcorrente e sideralmente distante, ma che resta un riferimento per chi crede ancora nell’arte del guidare.

Oltre alla MX-5, Matano ha lasciato un’altra auto iconica per gli appassionati, la Mazda RX-7 FD del 1992, la terza generazione della coupé con motore rotativo. In questo caso, la mano del designer ha plasmato forme sensuali e senza tempo, capaci di emozionare ancora oggi. Con la scomparsa di Tom Matano, l’automobile perde uno dei suoi interpreti più puri e visionari. Ma la sua lezione resta: costruire auto che facciano gioire ogni volta che si mettono in moto.









