CAMBIA LA FABBRICA - Costruire bene e costruire a costi bassi è diventata un’esigenza assoluta. Ma la cosa non è facile: il ciclo produttivo dell’automobile è quanto mai complesso e i fattori da considerare per realizzare un buon prodotto, spendendo nulla più dello stretto necessario, è una scommessa vitale per l’industria automobilistica. Nasce da questa realtà l’impegno profuso dalle case automobilistiche per la messa a punto di nuove piattaforme modulari e di nuovi processi produttivi.
NON SOLO PIATTAFORMA - L’Alleanza Renault-Nissan apre ora un nuovo fronte, o se si vuole un nuovo capitolo della sua storia industriale: una filosofia metodologica che mira a ottimizzare il lavoro di assemblaggio, concependo nuovi passaggi e nuove modalità. È la CMF, Common module family, definita dalla stessa Alleanza come una “architettura di fabbricazione” che dà risposte nuove a varie fasi dell’attività industriale.
TECNICHE ANCHE DA EXPORT - L’idea di fondo è l’organizzazione dell’assemblaggio sulla base dell’abbinamento di “mega moduli” non di singoli componenti, da applicare ad auto anche molto diverse tra loro: vano motore, cruscotto, parte anteriore e posteriore del pianale e sistema elettrico-elettronico. Una logica che permette di allestire una data attività di assemblaggio in stabilimenti diversi, così come consente a una linea di montaggio di assemblare modelli differenti.
MILIONI RISPARMIATI - Nella prima fase, la tecnica costruttiva basata sulla CMF sarà adottata per i modelli medi e medio grandi. I primi modelli concepiti con l'uso di questi “mega mattoncini del Lego” a uscire dalle linee saranno le nuove Nissan Rogue, Qashqai e X-Trail, già entro qust’anno. L’anno prossimo arriveranno le nuove Renault Espace, Scénic e Laguna. In tutto saranno 14 i modelli sviluppati con sulla base della tecnica CMF. Complessivamente saranno 1,6 milioni di veicoli al mondo.
DOVE I RISPARMI - L’arrivo della CMF permetterà alla Renault e alla Nissan di realizzare notevoli risparmi in sede di assemblaggio, ma non solo. Si calcola che non meno importanti saranno i risparmi resi possibili in sede di approvvigionamenti dei ricambi. Le stime della Renault parlano di un taglio tra il 20 e il 30%, che vanno ad aggiungersi alla riduzione del 30-40% dei costi di produzione legati alle attività di assemblaggio.