La Suzuki è una delle protagoniste assolute del mercato giapponese: nei primi nove mesi del 2025, con 467.276 immatricolazioni, è diventata la seconda casa più venduta nel Sol Levante, superando Honda. Un successo che nasce da una produzione radicata nella prefettura di Shizuoka (dove si trova anche il quartier generale, ad Hamamatsu) e da un modello industriale che unisce tradizione e innovazione.

Nel 2024 Suzuki ha costruito in Giappone 995.000 vetture, pari a poco più del 30% della sua produzione globale (3.296.000 unità). Nonostante la forte internazionalizzazione, il mercato interno resta cruciale: lo scorso anno le vendite nel paese asiatico hanno rappresentato circa il 18% delle immatricolazioni mondiali del marchio. Il segreto? Le kei car. Piccole auto a tassazione agevolata, lunghe 3,40 metri, larghe 1,48 e alte al massimo 2 metri, che costituiscono il 75% delle immatricolazioni Suzuki in patria. Con potenze limitate a 64 CV e motori a tre cilindri da 660 cc (per le versioni a benzina e mild hybrid), oppure in varianti elettriche, incarnano un equilibrio perfetto tra praticità e sostenibilità. Sono l’espressione concreta del principio nipponico dello Sho-Sho-Kei-Tan-Bi (compatto, meno rumoroso, leggero, minimale, bello) che da sempre ispira la produzione Suzuki.

Tutti e quattro gli stabilimenti automobilistici Suzuki si trovano nella prefettura di Shizuoka, dove ha sede anche il quartier generale di Hamamatsu. Kosai, che abbiamo avuto modo di visitare, è la fabbrica più grande: circa 3.300 dipendenti e 536.000 auto costruite lo scorso anno. Qui nascono kei car (l’utilitaria Alto, la crossover Hustler, la monovolume Spacia e la fuoristrada Jimny), motori da 660 cc, veicoli per anziani e propulsori marini.
A Sagara, dotata anche di una pista prova interna, si producono circa 210.000 auto l’anno, tra cui la piccola Swift, la monovolume Solio e la crossover Xbee. Senza dimenticare il 1.2 a tre cilindri. Iwata, con 1.100 dipendenti, è dedicata ai veicoli commerciali come il Carry e l’Every per il trasporto passeggeri mentre Osuka impiega circa 400 persone nella produzione di componenti in alluminio e ghisa.

La visita allo stabilimento di Kosai ci ha permesso di toccare con mano la precisione del processo produttivo delle kei car. Si parte dallo stampaggio delle lamiere, seguito dalla saldatura robotizzata e dalla verniciatura in tre fasi. Parallelamente a Osuka si realizzano le parti meccaniche: fusione delle componenti principali del motore (cilindri e scatola del cambio), forgiatura di ingranaggi e alberi e sinterizzazione (un particolare processo a elevate temperature) di polveri metalliche per motore e trasmissione.
Il percorso si conclude con l’assemblaggio finale: motore, trasmissione e sospensioni anteriori vengono montati in un unico passaggio, seguiti da sospensioni posteriori, volante e pneumatici. Le vetture completate vengono rifornite di carburante, sottoposte a doppia ispezione (funzionale ed estetica) e quindi spedite ai concessionari.















