SEMPRE PIÙ COMPLESSO - Non cessa di allargarsi e articolarsi su vari piani lo scandalo Dieselgate che interessa il gruppo Volkswagen. Le ultime notizie in merito vengono dal fronte finanziario, in particolare dal mondo degli investitori nel colosso tedesco. Le iniziative in corso sono numerose, tutte impostate sul principio che i vertici della casa costruttrice non hanno informato per tempo dei problemi esistenti a proposito del dispositivo di trattamento delle emissioni sui motori diesel EA189. Secondo il ragionamento, ciò ha portato alla esplosiva contestazione pubblica da parte delle autorità americane e il conseguente crollo del valore delle azioni con perdite di ingenti somme da parte degli azionisti.
ACCUSE ALLA FINANZIARIA PORSCHE HOLDING - Novità degli ultimi giorni è anche il coinvolgimento giudiziario della Porsche Holding, cioè la società che detiene il pacchetto azionario di maggioranza del gruppo Volkswagen. Finora tutte le iniziative erano state rivolte solo alla casa costruttrice, senza toccare il “livello superiore”. Nei giorni scorsi invece una nuova causa legale è stata avviata contro la Porsche Holding, considerandola corresponsabile assieme alla Volkswagen. Anche in questo caso si tratta di una richiesta di risarcimento miliardaria: 2,2 miliardi di euro, ciò con una iniziativa parallela e analoga causa contro la Volkswagen per 2,5 miliardi.
PICCOLI AZIONISTI E ISTITUZIONI - Il coinvolgimento giudiziario della Porsche Holding arriva poi con l’avvio di nuove, numerose cause di azionisti; tutte con l’obiettivo di ottenere un risarcimento dalla Volkswagen. Secondo autorevoli organi di stampa tedeschi (il quotidiano Süddeutsche Zeitung e le catene televisive pubbliche NDR e WDR) gli azionisti che hanno scelto le vie legali sono oltre 6.600, di cui 5.500 piccoli azionisti e 1.100 grandi investitori. Tra questi ci sono anche ben tre Lander (gli stati regionali che formano la repubblica federale tedesca): la Baviera, che è stata la prima ad adire le vie legali, quindi l’Asia e il Baden-Württemberg. È stato così calcolato che i risarcimenti richiesti ammontano a circa dieci miliardi di euro.
I PIÙ AGGUERRITI STUDI LEGALI - A gestire questa massa di procedure giudiziarie sono gli studi legali più esperti al mondo in materia. Anzitutto c’è quello dell’avvocato Andreas Tilp, che sei mesi fa è stato il primo a scendere in campo con una causa da 3,2 miliardi di euro e ora si sa che in questi giorni inoltrerà un altro blocco di cause per 2 miliardi. Intanto lo studio tedesco Nieding & Barth sta per fare la stessa cosa per un risarcimento di 2,8 miliardi, per conto di ben 4.500 piccoli azionisti e 400 operatori finanziari maggiori (fondi pensione, compagnie d’assicurazione, fondi di investimento, di varie nazionalità). Gli aspetti legali della vicenda hanno ormai assunto contorni planetari e di estrema complessità, tanto che è in corso una iniziativa dell’avvocato americano Michael Hausfeld, specialista del settore, per coordinare tutte le diverse procedure legali contro la Volkswagen esistenti al mondo.
COPERTURE GOVERNATIVE NEL 2008? - A corollario di tutto ciò, dalla Germania è arrivata anche una indiscrezione giornalistica secondo cui otto anni fa il ministero dell’Ambiente tedesco fece una sorta di censura su un rapporto relativo ai sistemi di trattamento delle emissioni automobilistiche. Il documento conteneva una parte che illustrava le tecniche impiegate dalle case costruttrici per riuscire a superare i test di omologazione delle auto diesel. A riferirlo è il settimanale Der Spiegel, che sottolinea come da quella relazione si sarebbe potuto individuare i sistemi illegittimi, come appunto quello della Volkswagen.































































