VIA LIBERA - Il giudice Charles R. Breyer si è espresso in termini favorevoli circa l’accordo raggiunto fra il gruppo Volkswagen, le autorità statunitensi e le associazioni dei consumatori (QUI per saperne di più), fornendo un nuovo via libera al piano elaborato per risarcire i proprietari di vetture Audi o Volkswagen equipaggiate con il motore a gasolio 2.0 TDI, coinvolto insieme ad altri nello scandalo Dieselgate. Breyer, giudice presso il Tribunale del Distretto Nord della California, ha ascoltato finora i rappresentati legali dell’azienda e delle autorità, ma deve ancora ricevere i legali delle associazioni dei consumatori e di altre parti interessate dalla faccenda, quindi l’intesa definitiva non arriverà prima del 18 ottobre 2016.
TRE POSSIBILITÀ - Le automobili coinvolte sono le Audi A3 (prodotte fra il 2010 e 2013 e nel 2015) e le Volkswagen Golf (2010-2015, nella foto sopra la sesta generazione), Jetta (2009-2015), Passat (2012-2015) e Beetle (2013-2015). I proprietari di queste vetture possono rivenderle all’azienda, interrompere il leasing senza penali o ricevere gratuitamente l’aggiornamento della carta di circolazione, in maniera da renderla conforme ai nuovi valori inquinanti certificati dalle agenzie statunitense (EPA) e californiana (CARB) per la protezione dell’ambiente, a patto che queste diano prima l’ok definitivo. Il gruppo Volkswagen, in aggiunta, darà ai propri clienti un indennizzo economico. L’operazione è stata delineata lo scorso 28 giugno e costerà alla società 14,7 miliardi di dollari, comprensivi delle attività per progetti ambientali e per lo sviluppo di vetture a zero emissioni. Ai proprietari andranno fra 5.100 e 10.000 dollari a testa.
ORA IL 3.0 TDI - Attraverso una nota stampa, la Volkswagen ha rivelato che intende lavorare con le autorità statunitensi per vedersi approvare gli interventi tecnici destinati al 2.0 TDI, montato su circa 475.000 automobili vendute oltreoceano, che saranno più incisivi rispetto a quelli destinati alle vetture presenti in Europa: la vicenda è stata affrontata negli Stati Uniti con maggior fermezza rispetto al Vecchio Continente, dove la Volkswagen non è stata, fino ad ora, obbligata a risarcire i propri clienti. Il gruppo deve negoziare una risoluzione simile per le automobili equipaggiate con il motore 3.0 TDI, anch’esso coinvolto nel Dieselgate.












