Rimorchiare e mantenere in deposito un’auto elettrica incidentata in Germania potrebbe essere molto costoso. Il fenomeno è stato messo in evidenza dal settimanale tedesco Der Spiegel, che ha raccontato la vicenda di un proprietario di una Peugeot E-208 andata distrutta in un incidente.
Sebbene la vettura non fosse andata a fuoco, il veicolo è stato classificato come materiale pericoloso, rendendo necessari l’intervento di un esperto di batterie e un periodo di quarantena di una settimana in un container speciale.
Alla fine la fattura presentata era superiore ai 20.000 euro. E purtroppo questo non sembrerebbe un caso isolato: altri guidatori di auto elettriche e le compagnie di assicurazione hanno spesso raccontato di pratiche simili legate al rimorchio di vetture a batteria.
Un’analisi del dipartimento di ricerca sugli incidenti dell’Allianz sottolinea come queste misure precauzionali estreme siano raramente giustificate dal punto di vista tecnico, denunciando che alcune aziende di rimorchio sembrano aver trasformato la gestione della sicurezza delle auto elettriche in un vero e proprio modello di business speculativo ai danni della collettività e degli assicurati.
Lo studio contesta l’applicazione di costi insoliti, come la presenza di personale sanitario o presunti “esperti di batterie”, che suggeriscono una mancanza di competenza o una malafede operativa.
Nonostante la percezione pubblica sia influenzata dal timore di incendi improvvisi, i dati confermano che le auto elettriche non presentano un rischio di incendio superiore ai veicoli a combustione (qui per saperne di più). Esperti del settore, come Rainer Kühl dell’Istituto di Ingegneria Automobilistica Lohfelden, sottolineano che anche dopo collisioni violente le batterie spesso rimangono intatte, come dimostrato da analisi ai raggi X.
Tuttavia, alcune aziende di soccorso alimentano i timori legati all’alta tensione per imporre protocolli costosi, come la disconnessione o il sezionamento dei moduli delle batterie e lo stoccaggio in strutture isolate a tariffe altissime. Stefan Moeller di Nextmove solleva dubbi anche sulla coerenza di certe procedure: se una batteria fosse davvero in fase di combustione imminente, l’unica soluzione sarebbe l’immersione totale in acqua e non una lenta rimozione manuale.
Il problema, sottolinea Der Spiegel, è aggravato dalla confusione normativa e dalla difficoltà per i primi soccorritori di reperire le linee guida specifiche dei produttori durante le emergenze. Mentre alcune associazioni di categoria difendono la necessità di attrezzature pesanti e personale specializzato per gestire i rischi della mobilità elettrica, molti osservatori denunciano la formazione di reti che offrono corsi non certificati per creare figure professionali ad hoc.
In Italia circolano molte meno auto elettriche rispetto alla Germania e attualmente il costo dell'assistenza stradale non riflette ancora la distinzione tra motori termici ed elettrici. Secondo fonti del settore assicurativo interpellate da alVolante.it, le tariffe attuali restano le medesime per entrambi, ma lo scenario è destinato a mutare rapidamente.
Le compagnie e gli operatori del soccorso - in particolare i gestori di carri attrezzi - stanno valutando l'introduzione di personale specializzato per la gestione dei veicoli a batteria. La necessità nasce dai protocolli di sicurezza specifici richiesti in caso di incidente: intervenire su accumulatori ad alto voltaggio per prevenire incendi o reazioni chimiche richiede competenze tecniche che potrebbero presto tradursi in una differenziazione dei costi dei servizi di assistenza.












































