
Per alcuni di noi, qui ad alVolante, a settembre c’è un appuntamento immancabile: il festival di auto storiche Goodwood Revival. Certo, non sono tutte rose e fiori. Goodwood non è dietro l'angolo: è nel sud dell'Inghilterra e per arrivarci servono il passaporto e anche l'Eta, una sorta di visto. Spesso, poi, bisogna mettere in conto un po’ di pioggia e di vento (un bel po’, quest’anno); l'ingresso è piuttosto costoso e trovare da dormire in zona senza spendere grosse cifre richiede una ricerca paziente e un grande anticipo; infine, per noi italiani, adattarsi alla dieta locale può essere un piccolo trauma. E allora, perché tanto entusiasmo? Beh, perché chi ha un debole per le vetture d'epoca da competizione non trova nulla di simile al mondo.

Auto rarissime, raffinate e in grande quantità? Sì, certo, al Revival abbondano. Quest'anno, per esempio, gli inglesi celebravano l'Alfa Romeo, che cento anni fa vinse il primo campionato del mondo di quella che oggi chiamiamo Formula 1. Vedere in pista una quarantina di bolidi del Biscione, fra la monoposto P2 del 1924, le 8C 2300 degli anni 30, le Giulia GTA e le TZ, godendone il rombo e la velocità, è stata una gioia (e ci siamo sentiti anche un po' orgogliosi).

Il “piatto” principale del Revival sono le gare combattutissime, con bolidi dell'epoca d'oro dell'automobilismo e spesso guidate da piloti di fama. La sfida con gli altri, ma anche con mezzi meccanici che puntano tutto e solo sulla pura meccanica, è qualcosa che affascina ed emoziona. Quest’anno ha debuttato al Revival Jacques Villeneuve, campione del mondo di F1 nel 1997, che è andato ad affiancare tante stelle dell’automobilismo sportivo, incluso Jenson Button (qui sopra al centro, mentre a sinistra c'è Dario Franchitti) che il massimo campionato lo ha vinto nel 2009 e che ormai a Goodwood è di casa. Ebbene, proprio il figlio di Gilles ci ha confidato che la pista (sinuosa, stretta e con continui saliscendi) e la sua auto (una Cobra del 1963 da 400 e passa cavalli) gli hanno richiesto un approccio molto rispettoso e un gran lavoro dietro al volante. E se chi guida si deve impegnare al massimo, chi sta a bordo pista si gode un grande spettacolo.

Queste cose, in parte, si possono trovare anche altrove. Solo al Revival, però, si rivive al 100% l'epoca d'oro dell'automobilismo sportivo: l’intera struttura della pista (inclusi i box e le tribune) è quella di fine anni 60, meticolosamente restaurata; i tanti negozietti idem, il modo di vestirsi di meccanici e spettatori altrettanto. E non ci sono solo le auto: dietro ogni angolo si trovano band che suonano la musica dell’epoca e non mancano le giostre per i più piccoli.

Se siete dei piloti e potete permettervi un'auto per partecipare al Revival (può bastare una berlina anni 50 come la Giulietta), beati voi. Scrivete pure ai collaboratori del duca di Richmond, l'uomo che ha dato vita a tutto questo (e all’ancor più noto Festival of speed) e in bocca al lupo: magari vi diranno di sì! Noi ci accontentiamo di fare da spettatori, ma è un bell’accontentarsi. Una sfilata di Cobra, Jaguar E-type e Ferrari 250 GT, dalle linee purissime e dal rombo profondo e che passano lanciate al limite “tuonando” a pochi metri di distanza, mentre le verdeggianti colline del Sussex fanno da sfondo, sono quanto di più vicino al nirvana automobilistico possiamo immaginare.
Insomma, se siete dei romantici dei motori, un giro a Goodwood difficilmente vi deluderà. Scegliete fra il Revival e il Festival of Speed di luglio (dove ci sono anche le supercar moderne, ma mancano le gare), e magari date un’occhiata alla nostra guida per rendere più facile e piacevole il viaggio.
Foto: alVolante, Goodwood Press, Rolex


