DAGLI AEREI DA GUERRA ALLE AUTO DA CORSA - Immerso fra le colline della campagna a un centinaio di chilometri a sud di Londra, l’autodromo si chiama “buon legno” (Goodwood), ma di alberi non ce n’è nemmeno uno. Infatti, è ricavato dalla strada che delimitava la pista di atterraggio utilizzata dagli aerei durante la Battaglia d’Inghilterra nella Seconda Guerra Mondiale. A ostilità finite, il piccolo aeroporto si riempì di erbacce, ma siccome gli inglesi non amano vedere le loro cose andare in rovina, nel 1948 lo trasformarono in un circuito di velocità per le auto e per le moto. Da noi non sarà molto noto, ma oltremanica Goodwood è una celebrità e qui hanno gareggiato piloti come Jim Clark, Mike Hawthorn, Graham Hill.


UN TUFFO NEL PASSATO - Nel 1966 le macchine smisero di calcare questo asfalto. Ma, come detto, i britannici tengono molto al loro passato e così, nel 1998 organizzarono il primo Goodwood Revival Meeting: una manifestazione dedicata alle auto, ma anche alle moto e agli aerei costruiti fra gli anni 30 e 60. Quest’anno all’evento (che ha totalizzato in tre giorni 134.000 spettatori) ci siamo andati anche noi di alVolante e rigorosamente in giacca e cravatta, perché non ci si può presentare in pista vestiti come capita: è richiesto un abbigliamento d’epoca o, comunque, “di un certo tono”. Girare per i paddock è come fare un viaggio con la macchina del tempo. C’è chi indossa la divisa da ufficiale dell’esercito di ritorno dallo sbarco in Normandia, magari accompagnato dalla consorte in sgargianti abiti in stile; o chi è “in tenuta” da gentiluomo di campagna con l’immancabile giacca di tweed e intento a fumarsi la pipa. Anche i meccanici hanno tute vecchie quanto i motori in cui mettono le mani. E proprio per non lasciare nulla al caso, sugli scaffali del minimarket dell’autodromo si possono acquistare biscotti, bibite e giocattoli confezionati come una volta. Il tutto, mentre il rombo dei motori riempie le orecchie, insieme alla musica di oltre cinquant’anni fa che, manco a dirlo, bande in costume suonano dal vivo. Insomma, ogni dettaglio ricorda il passato: l’unica cosa moderna era la nostra macchina fotografica (ma c’era chi “scattava” con vecchie fotocamere).

FORMULA 1 D'ANNATA - Entriamo nel vivo del Goodwood Revival Meeting, che nei tre giorni della manifestazione non ha lasciato la pista vuota nemmeno per dieci minuti, in un continuo alternarsi di gare (divise per il tipo e l’anno di costruzione delle auto) molto combattute e in cui si sono contese la vittoria circa 400 macchine, guidate dai loro fortunati proprietari o da piloti famosi. Giusto per citarne alcuni, c’erano Rauno Aaltonen, primo nel Rally di Montecarlo del 1967, e Tom Kristensen che detiene il maggior numero di successi alla 24 Ore di Le Mans: ben otto. Fra le auto più ammirate spiccavano le Formula 1, molte delle quali italiane. Per esempio, l’Alfa Romeo 158 che, condotta da Nino Farina, conquistò il primo titolo nella massima formula nel 1950; la Maserati 250F con cui Juan Manuel Fangio vinse nel 1957 (foto sopra), e la Ferrari 156 del 1961: la prima monoposto di Maranello con il motore alle spalle del pilota. A queste si aggiungono i bolidi inglesi firmati Brabham, BRM, Cooper, Lotus. E, parlando sempre di monoposto, non sono mancate quelle da Grand Prix, le più vecchie in assoluto e antenate delle F.1, come le Alfa Romeo Tipo B (1934) e le Bugatti Type 54 (1931).

GRANTURISMO E BARCHETTE - Dalle auto a “ruote scoperte”, si passa a quelle che le hanno “coperte”, come le barchette Sport: in passato erano persino più popolari delle F.1. Si tratta di autentici miti che si chiamano Aston Martin DBR1 (è del 1957, foto sopra), Jaguar D Type (1956) e Maserati 300S (1955) in lotta fra loro come ai tempi d’oro. E, giusto per non farsi mancare niente, ecco la sfida fra le granturismo inglesi e italiane. Ammirare sulla griglia di partenza le AC Cobra (1963), le Aston Martin DB4GT (1960) e le Ferrari 250 GTO (1962) è un tuffo al cuore per ogni appassionato. Di più, è un brivido vederle saltare sui cordoli e sfidarsi fra loro a ogni staccata con il rischio di fare danni… irreparabili. E poi, ancora gare con le vetture da turismo (Fiat Abarth 750, Morris Minor…) e con le “piccole sportive” come le Alfa Romeo Giulietta SZ (1961) e le Austin Healey Sprite (1960). Se in tutto questo show si ha il tempo di volgere lo sguardo al cielo, può capitare di vedere un caccia Spitfire (di quelli che hanno fatto la Battaglia d’Inghilterra) intento a simulare una picchiata sul circuito; oppure, un bombardiere Lancaster che, “per caso”, passa di lì.

LA STORIA SFILA LUNGO IL CIRCUITO - Fra una gara e l’altra, sulla pista di Goodwood si sono alternate varie parate. Da quella con i veicoli più bizzarri, come un furgoncino dei celebri magazzini londinesi Harrods (foto sopra) che, a dispetto delle auto ibride di oggi, era già a trazione elettrica nel lontano 1919. Fra i momenti più commoventi, il giro d’onore del settantaseienne John Surtees (qui, nel lontano 1960, corse la sua prima gara automobilistica) che si è messo alla guida della Ferrari 158 con cui vinse il Mondiale di Formula 1 del 1964. Dietro di lui hanno sfilato molte delle auto e delle moto con cui gareggiò nella sua carriera, come la MV Agusta che gli diede quattro campionati nella Classe 500 (l’ultimo nel 1960). Tributo meritato a un pilota che si è presentato non come una star, ma con umiltà e commozione, nonostante sia l’unico ad aver vinto titoli mondiali con le due e con le quattro ruote. Altra parata, quella per celebrare i sessant’anni di uno dei più famosi team inglesi di F.1: la BRM (British Racing Motors). In un solo colpo d’occhio si poteva ammirare una trentina di monoposto, compresa la “mostruosa” P15 del 1950 con il motore a 16 cilindri da 600 CV e la P578, prima nella classifica iridata di F.1 nel 1962 (il pilota era Graham Hill).

E LO SHOW PROSEGUE NEL POSTEGGIO - Visto il livello delle macchine, è difficile staccarsi dai bordi della pista. Ma vale la pena farlo per dirigersi nel… parcheggio dell’autodromo (foto sopra). Un luogo anonimo, dove nessuno perderebbe del tempo? Neanche per sogno. Quello di Goodwood non è un parcheggio qualunque , “dove mollare la macchina” e scappar via, perché molti appassionati ci vengono con le loro auto d’epoca, dando vita a uno straordinario museo a cielo aperto con centinaia di vetture. E, visto che sotto le loro ruote non c’è l’asfalto, ma un verdissimo prato all’inglese, all’ora di pranzo dai bauli spuntano i cestini da picnic, e l’erba diventa un accogliente salotto dove raccontarsi mille aneddoti a quattro, a sei, e anche a dodici cilindri.







