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Gruppo Fiat in crescita grazie alla Chrysler

31 ottobre 2012

Nel terzo trimestre dell’anno il gruppo Fiat-Chrysler ha registrato utili per 286 milioni di euro, ma sono il risultato del buon andamento della Chrysler nel Nord America, che hanno equilibrato i 224 milioni di perdite registrate dalla Fiat.

DETROIT SALVA TORINO - La Fiat ha detto che vuole salvaguardare gli impianti italiani ed europei, facendoli lavorare per l’esportazione. Tale scelta si comprende e si giustifica nello scorrere i risultati economici relativi al terzo trimestre del 2012, laddove il dato positivo generale deriva dal buon andamento delle vendite nei Pesi extraeuropei, nord e sudamericani, per cui ci sono ancora buone prospettive di crescita, così come orizzonti positivi ha lo scenario asiatico. 

UTILI DI LÀ DELL’ATLANTICO - I numeri parlano chiaro. Dei 20,437 miliardi di euro di ricavi realizzati nei tre mesi dal gruppo Fiat (compresa la Chrysler), 10,759 derivano dalle attività in Nord America, dove sono stati venduti 504 mila veicoli, il 12% in più del 2012. L’insieme del gruppo registra una crescita del 16% sullo stesso trimestre del 2011, ma il dato è tutt’altro che omogeneo, in quanto i citati 10,759 miliardi di euro di ricavi relativi al Nord America rappresentano una crescita del 38,4%. 

LE ALTRE ZONE DEL MONDO - Un miglioramento molto forte (del 39%) c’è stato anche sui mercati della zona Asia-Pacifico dove i ricavi netti del gruppo Fiat nel trimestre sono stati di 830 milioni, contro i 599 dell’anno scorso. Le realtà latinoamericane hanno dato luogo a ricavi netti per 2,955 miliardi, contro i 2,853 del 2011, con un aumento del 3,57%. Nella zona Emea (Europa, Medio Oriente e Africa) dunque molto condizionata dai mercati del Vecchio Continente, il risultato è di segno opposto: il ricavo netto è stato di 3,820 miliardi contro i 4,383 dello stesso trimestre dell’anno scorso, con una perdita del 12,9%.

UTILI BY USA - Più espliciti ancora sono i dati relativi agli utili. Nei tre mesi il gruppo Fiat (compreso le marche della Chrysler) ha realizzato utili per 286 milioni di euro, ma se si esclude l’apporto della Chrysler il dato diventa negativo, con una perdita di 281 milioni. Nel periodo da gennaio a settembre, in cui ci sono stati ricavi per 62,182 miliardi di euro (di cui 37,969 relativi alla Chrysler) gli utili registrati sono stati di 1,23 miliardi di euro, ma questo valore è la risultante dell’unione dei 1,823 milioni di euro guadagnati dalla Chrysler con gli 800 milioni delle perdite della Fiat (esclusa la Chrysler). 

SITUAZIONE CHIARA - L’elencazione potrebbe continuare, ma il succo della situazione risulta già chiaro. E lascia comprendere quale sia il ragionamento fatto da Sergio Marchionne: se produciamo nei Paesi Emea, Italia in primis, in maniera competitiva e redditizia, anche puntando su produzioni ad alto valore aggiunto, come consentono di fare i marchi di prestigio del marchio (Alfa Romeo e Maserati, senza tirare in ballo la Ferrari) gli stabilimenti possono rimanere tutti aperti. A patto che ci sia l’impegno di tutti a percorrere questa strada. Chiare le parole del comunicato Fiat diffuso in occasione dell’incontro con i sindacati svoltosi il 30 ottobre per la presentazione dei piani futuri: il piano “richiede necessariamente la piena e condivisa implementazione di quelle condizioni di competitività concordate con le Organizzazioni Sindacali che hanno firmato con la Fiat il Contratto Collettivo di Gruppo. Sarà necessario che le parti, che hanno condiviso questo progetto, lo difendano attivamente nei confronti di alcune minoranze, determinate ad impedirne il successo contro gli interessi del Paese e soprattutto degli stessi lavoratori”. 

DETERMINAZIONE - Le nuove strategie e i nuovi impegni non fanno dunque cambiare di una riga le posizioni dell’azienda a proposito dei rapporti con i lavoratori e le loro rappresentanze. Anzi, si direbbe che la determinazione sia ancora maggiore. Lo conferma anche la decisione di oggi a proposito della sentenza che il 19 otobre scorso ha imposto alla Fiat la riassunzione di 19 addetti che erano rimasti fuori dalla FIP, Fabbrica Italia Pomigliano. I 19 avevano fatto causa ritenendo di essere stati vittime di discriminazione. Ora la Fiat ha detto che provvederà a reintegrarli, ma contemporaneamente avvierà la procedura di mobilità per riduzione di personale di 19 unità.

> I piani Fiat per i modelli da qui al 2016

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Ritratto di Jinzo
31 ottobre 2012 - 20:16
italiano userà le armi e farà carneficina dei politici e dei mafiosi e adotteremo l'autarchia vedrete che saremo la nazione piu forte economicamente parlando ...altro che cina.... queste mie parole pura utopia...
Ritratto di sciamano.web
31 ottobre 2012 - 20:42
della mia FAVA.... perchè la redazione non parla del disastro che sta combinando FIAT e il suo MARCHIONNE, che ora farà sparire il GLORIOSO marchio LANCIA perchè "dice" non vende!!! E grazie, hai DISSANGUATO la sua linea SPERPERATO la sua immaggine e VIOLENTATO il suo orgoglio, azzeccando il glorioso marchio a F0TTUT1SS1M3 auto YENKEE... E voi parlate di crescita...!!! La grandezza di un azienda sta anche nell' ONORARE e PRESERVARE la STORIA INDUSTRIALE NAZIONALE, non solo quello del profitto!!! E mi rivolgo sopratutto ha quegli utenti "nazionalisti" di questo blog, che dicono che se la fiat va male è perchè non compriamo le loro auto... Signori se a questa azienda tornasse utile, vi venderebbero al mercato per 2 denari... Oggi la FIAT ha per me perso l'ultima briciola di dignità e il diritto di arrogarsi il titolo di MADE IN ITALY. Scusate lo sfogo, SALUTI.
Ritratto di Montreal70
31 ottobre 2012 - 20:52
Neanche io approvo tale scelta, ma chi l'ha fatta ritirare dalle competizioni? Chi ha trasformato la prima Delta, basata sulla Ritmo ma con sviluppo molto diverso, in una Tipo con la calandra Lancia e la strumentazione classica? Chi ha fatto lo stesso con la Dedra? Chi ha tagliato la terza Delta, lasciando il vuoto? Chi ha fatto la Kappa? Chi commercializzò un'utilitaria con quel marchio? Chi non ha investito nell'innovazione sulle Lancia per un decennio? Mi sembra che Marchionne non figuri tra le risposte. Critichiamo l'AD che fa queste scelte, ma diamo le colpe a chi le ha.
Ritratto di sciamano.web
31 ottobre 2012 - 21:23
... sono decenni che la FIAT ha lanciato la gloriosa fiat in un inesorabile declino, ma mai come ora e solo sotto MARCHIONNE abbiamo smesso quasi completamente di produrre e progettare delle LANCIA agganciando il marchio su auto made in U.S.A. ANCHE se sbagliati (come la k), almeno si è sempre provato a portare avant l'idea anche se sbagliata, ma ora.... Saluti.
Ritratto di Montreal70
31 ottobre 2012 - 21:36
Marchionne però aveva altri pensieri, come non far fallire tutto il gruppo. Alla fine, la Thema attuale è molto più vicina alla concorrenza di quanto lo sia stata la K, mentre una cabrio, 10 anni fa non c'era. Non c'era neanche la Delta prima del CEO canadese. Qualcosa ha puntato, ma i margini di azione non c'erano. In ogni caso, visto che la seconda Delta l'ho avuta, posso dirti che era meglio non farla. Era indistruttibile e andava bene, però tutto era tranne una Lancia. Bastava la Tipo. Invece hanno rovinato l'immagine del marchio.
Ritratto di wiliams
31 ottobre 2012 - 21:39
Ormai è tardi,è impensabile investire MILIONI di EURO in un marchio che all estero ormai è quasi sconosciuto,in un momento poi come questo,in piena crisi economica dove l ITALIA come al solito e tra le peggiori,sarebbe un suicidio.Non dimentichiamoci che non è la prima volta che si parla della chiusura totale del marchio LANCIA,già prima che arrivasse MARCHIONNE si ventilava questa possibilità.Ricordiamoci poi una cosa,che oggi le auto devono portare utili e non perdite,quindi cerchiamo di essere realisti e di smetterla di sognare cose improbabili.
Ritratto di Gigrobot
31 ottobre 2012 - 22:21
Meno bella della Thema certo ma ancora bella e di classe, moderna con un certo stile italiano ben visibile nella fanaleria posteriore e nelle fiancate che ricordavano quelle della seconda Maserati Quattroporte,quella del 1994,una somiglianza forse voluta e ci stava imho,e soprattutto non era goffa e orrendamente retrò quanto la Thesis (infatti la Kappa ha venduto molto di più della Thesis per quanto meno della Thema).
Ritratto di Montreal70
31 ottobre 2012 - 22:33
Io la Kappa l'ho guidata per un pò, e posso dire che non mi piaceva. Sterzo leggerissimo in velocità, qualità bassa, stile banale. Poteva benissimo essere una Fiat o Alfa dell'epoca, cambiando il marchio. Il motore 2.4 era una spanna sopra la concorrenza, un bel propulsore. Amo invece la Thesis, molto avanzata e innovativa, senza dubbio poteva confrontarsi con la Classe E uscendone anche vincitrice, soprattutto in affidabilità, visto che entrambe avevano difetti elettronici ma sull'italiana sono durati molto meno. Lo stile poi è stupendo, la classicità delle forme delle Lancia d'annata si mischiava a soluzioni avveneristiche come le sottili luci a led al posteriore. Se uscisse oggi, mi piacerebbe come fossimo nel 2001. Un design di classe si distingue dopo parecchi anni. Suo unico neo, una gamma molto risicata. E' anche vero che se già avesse venduto quanto programmato, ogni pezzo sarebbe stato prodotto in perdita, quindi investire ancora non aveva senso. Anche perhè poi vendette meno del previsto. Fosse andata diversamente, avremmo avuto un'erede di quella che per me è l'ammiraglia più affascinante dei 2000.
Ritratto di wiliams
31 ottobre 2012 - 21:32
Il marchio LANCIA non scompare,questo l hanno capito tutti ormai,si andrà avanti con la YPSILON e con le derivate dal marchio CHRYSLER.Comunque se il marchio LANCIA si trova in queste condizioni la colpa non è di MARCHIONNE,ma delle passate amministrazioni,vedi ROMITI,CANTARELLA,FRESCO e gli stessi AGNELLI.Forse molti di voi non l hanno ancora capito che MARCHIONNE è il "MONTI" della situazione FIAT,lui sta cercando di rimettere in careggiata un gruppo automobilistico che ancora oggi paga le conseguenze di una mal gestione da parte di incompetenti.
Ritratto di Gigrobot
31 ottobre 2012 - 22:24
...è come cercare di tappare un buco nero nello spazio con una buccia di banana.
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