Da ormai una decina di anni le auto ibride sono una realtà abbastanza diffusa: considerate come un ponte ideale per il passaggio da una mobilità basata sul motore a scoppio a quella elettrica, diversi produttori hanno iniziato a proporre i propri modelli elettrificati, capaci di viaggiare anche senza produrre emissioni di CO2.
Negli anni i numeri sono cresciuti abbastanza da permettere ad EV Clinic, azienda croata con una rete di officine specializzate nella diagnosi e nella manutenzione dei veicoli elettrici, di raccogliere i dati relativi alle loro problematiche ricorrenti e farne delle statistiche.
E la conclusione che traggono i loro tecnici è perentoria: “Non acquistare auto ibride usate con più di 100.000 km”. Il discorso vale soprattutto per le plug-in che hanno delle batterie più grandi e quindi più costose da riparare o sostituire. Meglio, secondo loro, preferire le vetture tradizionali con motori a combustione, mild hybrid e 100% elettriche.

Le batterie di capacità inferiore a 20 kWh, spiegano gli specialisti croati, sopravvivono a circa 2.000 cicli di ricarica, che in in condizioni reali possono equivalere a 40.000-90.000 km, ed è per questo che la garanzia di molti produttori generalmente le copre fino a 100.000 km. Una volta oltrepassata questa soglia, il degrado delle celle diventa critico: quando la prima cella cede, anche le altre sono già fortemente usurate, rendendo inutile qualsiasi tentativo di sostituzione parziale.
L’unica soluzione è la sostituzione completa, con costi che vanno da oltre 10.000 fino a 20.000 euro, spesso superiori al valore residuo dell’auto. Le batterie nuove sono disponibili quasi esclusivamente tramite reti ufficiali, mentre quelle usate non sono una soluzione valida, perché già degradate o parzialmente difettose.
L’analisi sottolinea che spesso le ibride non sono state progettate per essere riparate: in molti modelli la batteria non è riparabile perché le celle di ricambio non esistono e i motori elettrici integrati nella trasmissione complicano ulteriormente le cose.
Rappresenta invece un’eccezione, secondo EV Clinic, la Toyota: le sue batterie sono parzialmente riparabili e una nuova costa circa 2.000 euro.

EV Clinic fa notare che i proprietari, una volta scoperta l’impossibilità di riparazione a cifre sensate, decidono di cercare un modo per sbarazzarsi dell’auto, ricorrendo a soluzioni temporanee per poterla rivendere e trasferendo all’acquirente il problema. Molte ibride vengono esportate verso Paesi più poveri, dove diventano un peso economico ed ecologico.





















































































































































