Nell’immaginario collettivo la Formula 1 rappresenta il motorsport per eccellenza per quel che riguarda le monoposto. Ma negli USA la pensano diversamente e la loro F1 si chiama IndyCar, il campionato americano più seguito insieme alla Nascar.
Ma Formula 1 e IndyCar sono così differenti? La risposta è sì, sia per come è strutturato il campionato, sia dal punto di vista tecnico. Per capire le differenze iniziamo con illustrare le specifiche della monoposto IR-28, che debutterà nel 2028 e che è stata appena presentata.
La nuova IR-28 ha un telaio Dallara completamente riprogettato, motori V6 biturbo 2.4 ibridi Honda e Chevrolet e un’aerodinamica studiata per facilitare i sorpassi. La IndyCar non perde tempo: dopo la presentazione la vettura è già scesa in pista per i primi test (video qui sotto) in vista dell'impiego della monoposto fra due anni.
L’obiettivo dichiarato è stato quello di costruire una monoposto più veloce, leggera e sicura. Secondo la IndyCar, la nuova generazione potrebbe persino battere alcuni record sul giro, compresi quelli stabiliti a Indianapolis nel 1996.

Con il termine IndyCar si indica sia l’organizzazione che governa le principali competizioni americane per monoposto, sia - nel linguaggio comune - il suo campionato più importante, la NTT IndyCar Series.
È il vertice delle corse americane a ruote scoperte, l’equivalente statunitense, pur con una filosofia molto diversa, della Formula 1. La gara più famosa è la 500 Miglia di Indianapolis, o Indy 500, che però rappresenta soltanto una tappa del campionato e non va confusa con l’intera categoria.
La grande particolarità dell’IndyCar è la varietà dei circuiti. Le stesse vetture devono affrontare superspeedway come Indianapolis, ovali più corti, autodromi permanenti e tracciati cittadini ricavati nelle strade. Un pilota, quindi, non deve essere soltanto veloce: deve sapersi adattare a quattro tipi di gare profondamente diversi.
La risposta breve è: hanno tutte la stessa base, ma non sono necessariamente identiche nelle prestazioni.
A differenza della Formula 1, dove ogni costruttore progetta la propria monoposto, in IndyCar tutti utilizzano un telaio standard prodotto dall’italiana Dallara, esattamente come avviene in Formula E. La vettura attuale deriva dal progetto DW12, entrato in servizio nel 2012 e aggiornato nel tempo; dal 2018 la sua configurazione aerodinamica è comunemente indicata come IR-18. Nel 2028 sarà sostituita dalla nuova IR-28.
Questa formula consente di contenere i costi e ridurre le differenze tra le squadre. Non significa però che il lavoro degli ingegneri sia irrilevante. I team possono intervenire sulle regolazioni consentite: assetto delle sospensioni, altezze da terra, incidenza delle ali, bilanciamento della vettura, pressioni degli pneumatici e adattamento ai diversi circuiti. A fare la differenza sono anche strategia, pit stop, gestione del carburante e qualità dei piloti.
Anche gli pneumatici sono forniti da un’unica azienda, la Firestone, che realizza costruzioni e mescole specifiche per i diversi tracciati. Sui circuiti stradali e cittadini vengono normalmente utilizzate due mescole da asciutto; una più resistente e una più morbida e veloce, ma soggetta a maggiore usura.

Uno dei problemi della monoposto attuale è l’aumento progressivo del peso. Il telaio è stato progettato oltre quindici anni fa e ha ricevuto numerosi aggiornamenti, tra cui strutture di sicurezza supplementari, l’aeroscreen e, dal 2024, il sistema ibrido.
La IR-28 nasce invece attorno a questi componenti. Il progetto dovrebbe pesare circa 45 kg in meno rispetto alla vettura attuale. Il nuovo cambio Xtrac permetterà da solo di risparmiare circa 11 kg, mentre il gruppo propulsore ibrido dovrebbe alleggerirsi di altri 9 kg.
Meno peso significa una migliore accelerazione, minore inerzia nei cambi di direzione e un rapporto peso-potenza più favorevole. Significa anche chiedere meno a freni e pneumatici e permettere ai piloti di attaccare più a lungo.
La nuova IR-28 non è un aggiornamento della vecchia vettura, ma un progetto realizzato da zero. Avrà ali anteriori e posteriori differenti a seconda del tipo di circuito. Più carico aerodinamico per le piste stradali e cittadine, minore resistenza all’avanzamento per i superspeedway.
La novità più importante, però, riguarda la scia. L’intera aerodinamica è stata studiata per controllare meglio l’aria turbolenta lasciata dalla vettura che precede. Quando una monoposto segue da vicino un’altra auto perde infatti parte del carico aerodinamico e tende a scivolare verso l’esterno delle curve.
Riducendo questa perdita, i piloti dovrebbero riuscire a rimanere più vicini, preparare meglio un attacco e produrre più duelli ruota a ruota. È il concetto che IndyCar definisce “raceability”: non soltanto velocità assoluta, ma capacità di gareggiare nel traffico.

Non ci sarà un motore unico. Chevrolet e Honda continueranno a costruire propulsori differenti, ma seguendo lo stesso regolamento tecnico.
Le vetture attuali impiegano V6 biturbo di 2,2 litri, capaci di sviluppare oltre 700 CV. Dal 2028 arriveranno nuovi V6 biturbo di 2,4 litri, con una potenza dichiarata fino a 760 CV e valori superiori di coppia. I dettagli completi della formula e della potenza combinata non sono ancora stati resi pubblici.
Ai motori termici sarà abbinato un sistema ibrido evoluto. Quello introdotto nel 2024 recupera energia e consente al pilota di restituirla durante l’accelerazione. La IR-28 passerà dagli attuali supercondensatori a una batteria, con una capacità di accumulo dichiarata circa 14 volte superiore. Questo dovrebbe permettere di utilizzare l’energia elettrica più a lungo e in momenti differenti della gara.
Sui circuiti stradali e cittadini continuerà inoltre ad avere un ruolo il “push-to-pass”, un incremento temporaneo di potenza che ogni pilota può utilizzare per un numero limitato di secondi, scegliendo se attaccare o difendersi.
Quello montato sulle IndyCar non è un vero abitacolo chiuso, ma si chiama aeroscreen. È composto da un parabrezza in policarbonato sostenuto da una robusta struttura in titanio che circonda il cockpit.
È stato introdotto nel 2020, dopo essere stato sviluppato con Red Bull Advanced Technologies, per proteggere la testa del pilota da detriti, ruote e componenti che potrebbero attraversare l’abitacolo durante un incidente. A differenza dell’halo della Formula 1, l’aeroscreen offre anche una superficie trasparente davanti al casco.
Sulla IR-28 sarà più leggero, sottile e integrato direttamente nella scocca. Questo dovrebbe migliorare aerodinamica, visibilità e protezione. Saranno potenziati anche il raffreddamento dell’abitacolo e il flusso d’aria verso il pilota, aspetti importanti perché la schermatura può trattenere molto calore.
La nuova scocca avrà inoltre un cockpit più ampio, strutture laterali capaci di assorbire più energia e una forma studiata per ridurre la tendenza dell’auto a sollevarsi durante testacoda e incidenti ad alta velocità. La progettazione dovrà rispettare, di volta in volta, il requisito più severo tra gli standard IndyCar e quelli FIA.

Nonostante la tecnologia ibrida, l’IndyCar resta una vettura estremamente “fisica”. Non utilizza servosterzo, controllo di trazione o ABS. Il pilota deve gestire direttamente la forza richiesta dallo sterzo, il bloccaggio delle ruote in frenata e le perdite di aderenza in accelerazione.
La IR-28 introdurrà barre antirollio regolabili elettronicamente dal volante e un nuovo sistema di sospensioni AXIS, con maggiori possibilità di messa a punto. Non si tratta però di aiuti automatici alla guida: saranno strumenti con cui pilota e ingegneri potranno modificare il comportamento meccanico della vettura.
Il calendario cambia da una stagione all’altra e quello del 2028 non è ancora stato annunciato. Come riferimento, il campionato 2026 comprende 17 gare: sei su ovali, sei su circuiti permanenti e cinque su tracciati cittadini. Il fulcro della stagione resta la 500 Miglia di Indianapolis, disputata sull’ovale da 2,5 miglia dell’Indianapolis Motor Speedway. È una gara di 200 giri, pari a 500 miglia, circa 805 chilometri, nella quale le monoposto possono superare i 370 km/h.
Oltre alle novità tecniche, la IR-28 avrà un display esterno che mostrerà in tempo reale la posizione della vettura durante prove, qualifiche e gara. Sul cofano motore comparirà anche una sezione trasparente destinata a mettere in evidenza il marchio del motorista.
