A oltre due settimane dall’attacco hacker che ha paralizzato le sue attività (qui la notizia), la produzione del gruppo Jaguar Land Rover è ancora bloccata e dai suoi stabilimenti in tutto il mondo non è più uscita alcuna auto. Una problematica che, secondo alcuni analisti, starebbe costando fino a 5 milioni di sterline al giorno all’azienda e che rischierebbe di fare fallire alcuni fornitori ad essa collegati. Secondo fonti di stampa inglesi il governo inglese sta ricevendo richieste per l’istituzione di un programma di congedo forzato, simile a quello messo in campo durante la pandemia, per il quale è lo stato a farsi carico delle buste paga dei lavoratori che non possono svolgere il loro lavoro, alleggerendo la pressione sui datori di lavoro.
Nel frattempo si è scoperto qualcosa in più sull’attacco che ha bloccato le attività di JLR. L’operazione è stata rivendicata da un gruppo di hacker chiamato Scattered Lapsus$ Hunters: lo stesso gruppo aveva attaccato un rivenditore britannico, causando un’interruzione delle attività di sette settimane e una perdita di profitti operativi di circa 300 milioni. Un membro del gruppo avrebbe rivelato che l’accesso ai dati è avvenuto grazie a una falla nel sistema SAP Netweaver, un software utilizzato da JLR. Il problema è stato evidenziato già all’inizio dell’anno da un ente statunitense e il software è stato aggiornato per risolvere la criticità, ma non si sa se la casa automobilistica lo abbia fatto. Al momento non è nemmeno noto quali siano i dati rubati dagli hacker né se sia stata avanzata una richiesta di riscatto.
L’attacco informatico arriva in un momento non particolarmente positivo per il gruppo inglese (ma di proprietà dell'indiana Tata). Se da un lato la Land Rover fa registrare buoni numeri, la Jaguar è invece in una situazione di stallo, senza auto in produzione e con le vendite relegate alle sole scorte. A ciò si aggiungono i dazi statunitensi. L’insieme di questi fattori hanno fatto calare del 15,1% le vendite nel secondo trimestre del 2025. Intanto nel Regno Unito l’azienda intende tagliare fino a 500 posti di lavoro tra i dirigenti, grazie a licenziamenti volontari.




























































