SUSSURRI E NEGAZIONI - Investment Dar il fondo arabo che, unitamente ad Adeem Investment dal 2007 detiene il 64% delle quote dell'Aston Martin, secondo l'agenzia Bloomberg avrebbe incaricato la banca d'affari Rothschild di sondare eventuali interessi per la cessione della prestigiosa factory delle auto divenute famose nei film di 007. Naturalmente dai soggetti direttamente coinvolti fioccano le smentite, ma ci sono anche voci di gruppi automobilistici che valutano di mettere le mani sul prestigioso costruttore di Gaydon.
CORRONO DA SOLI - Il marchio britannico che sta per compiere 100 anni dalla fondazione, appartiene dal 2007 ai fondi kuwaitiani, dopo lo smembramento del Premier Automotive Group, dove Ford aveva concentrato i marchi europei di prestigio, con Jaguar, Land Rover e Volvo. Capace di resistere alla globalizzazione, continua a utilizzare i motori V8 e V12 di origine americana, per tutti i modelli della gamma sportiva (compresa la DB9, foto sopra, appena rinnovata), mentre la citycar di lusso Cygnet è derivata da Toyota iQ. L'Aston Martin, che ha sede di Gaydon, sviluppa le sue vetture senza poter contare su interazioni o supporto di grandi gruppi automobilistici.

La Vanquish, che prende il posto della DBS, è il modello di punta della casa di Gaydon.
DALL'INDIA AL GIAPPONE - Le indiscrezioni che il fondo detentore possa cedere parte delle quote è fondata: si trova infatti in difficoltà - indipendenti dall'Aston Martin - legate a leggi kuwaitiane di stabilità finanziaria del 2009, sulla gestione dei debiti a fronte della crisi. Come dimostra un interessamento degli indiani della Mahindra, freschi acquirenti della coreana SsangYong. Al tempo stesso, la Toyota avrebbe commissionato a un consulente uno studio sulla possibilità di acquistare quote della casa inglese. Di contro, dalla casa inglese arrivano le smentite: “l'Aston Martin non è in vendita”.
DIETRO LE SPALLE - Investment Dar cercherebbe di recuperare la quota di circa 800 milioni di dollari investita nel 2007, mentre i possibili acquirenti non paiono disposti a un simile esborso. Pesa però l'assenza - unica tra i marchi di lusso - di un gruppo alle spalle, dopo il ventennio di proprietà Ford: soprattutto per la difficoltà sui grandi investimenti necessari per sviluppare nuovi motori e sistemi. Evidenti i raggruppamenti nel settore, con la VW che comprende Porsche, Lamborghini, Bugatti e Bentley, la Fiat-Chrysler possiede Ferrari e Maserati, la BMW la Rolls-Royce: da qui derivano anche grandi sinergie per pianali, motori e tecnologie con studi e sviluppi comuni. Ed è opinione di vari analisti che l'Aston Martin abbia bisogno di rientrare in un grande gruppo industriale per sopravvivere nel lungo periodo.


















