Luca De Meo: al futuro "elettrificato" guardiamo con ottimismo

Pubblicato 11 settembre 2019

In occasione di una tavola rotonda con i giornalisti il presidente della Seat ha parlato dei piani del marchio e del futuro del settore.

Luca De Meo: al futuro "elettrificato" guardiamo con ottimismo

Tra le tante novità presentate in anteprima al Salone dell’Auto di Francoforte figuravano un gran numero di elettriche. E proprio in occasione di un incontro con i giornalisti il presidente della Seat, l’italiano Luca De Meo (nella foto qui sopra) ha risposto ad alcune domande riguardo al futuro dell’industria dell’auto, impegnata in una fase di grande trasformazione al centro del quale c’è l’auto elettrica.

La Seat e il neonato marchio Cupra come affronteranno le sfide che le attendono nei prossimi anni?

Molto probabilmente il 2019 sarà un anno record per il nostro marchio. Le impressioni sono positive sia da parte nostra che dalla nostra rete di vendita. Come potete vedere dal nostro strand ci sono moltissime novità e crediamo di essere preparati per affrontare i prossimi due/tre anni che si preannunciano complicati per tutta l’industria automobilistica per una combinazione di tre fattori: il primo è il raffreddarsi della domanda dopo un ciclo positivo molto lungo di cui anche noi ne abbiamo approfittato. Il secondo riguarda il grande aumento degli investimenti e dei costi di sviluppo per gestire la transizione dai motori termici all’ibrido e l’elettrico; per ultimo l’eventualità di pagare delle multe nel caso non si riesca a rientrare nei limiti. Noi siamo abbastanza ottimisti per la nostra situazione perché fare parte del gruppo Volkswagen ci dà una facilità di accesso alle nuove tecnologie in rapporto al loro costo e alla dimensione del  nostro brand che, non credo, che altri concorrenti possano contare. La seconda ragione per cui ci sentiamo ottimisti è che siamo in una posizione di forza che probabilmente non abbiamo mai raggiunto nella storia di Seat. Comunque credo che ci sarà una selezione quasi darwiniana che porterà ad una riduzione dei marchi automobilistici e dei singoli modelli nei prossimi cinque anni, legata alle nuove sfide, almeno in Europa. L’Unione Europea sarà uno dei mercati dove la pressione delle regolamentazione sarà più forte in assoluto.

Quale impatto avranno sulle auto del prossimo futuro le normative europee sulla riduzione delle emissioni di CO2?

Per oltre un secolo le auto sono andate a benzina e negli ultimi trent’anni a gasolio. Ora tutto ad un tratto ci sono 5-6 scelte differenti di alimentazioni. Ad esempio se una volta un amico mi chiedeva quale carburante scegliere per la prossima auto lo consigliavo solamente in base ai chilometri che percorreva. Ora oltre a quello gli chiedo dove vive, se ci sono dei blocchi alla circolazione e quali sono i suoi viaggi più lunghi, solo per citarne alcune. Negli ultimi anni la politica ha spinto per una riduzione delle emissioni che spinge verso l’elettrico ed ora siamo obbligati a prendere quella direzione perché viene calcolata la media delle emissioni di una flotta; quindi per rimanere sotto alla soglia dei 95 grammi di CO2 per chilometro una vettura elettrica conta come 94 vetture a combustione che ne emettono 94 (all’interno della gamma di un costruttotore ndr) e 94 grammi è un valore già particolarmente basso che raggiungono soltanto poche auto. Quando la media scenderà ulteriormente a 80 grammi di CO2 per chilometro e poi ancora 70, nessuna vettura solamente a combustione rientrerà nei limiti. Bisogna proporre le auto plug-in hybrid o completamente elettriche.

La lentezza nella diffusione delle auto elettriche è legata ai prezzi ancora troppo alti?

Se consideriamo le nuove vetture come la ID.3 o la futura Seat El Born (derivata dalla Volkswagen ndr) ovvero auto di segmento C premium hanno un prezzo già comparabile al prezzo di una Volkswagen Golf turbodiesel ben equipaggiata, nonostante l’adozione della nuova tecnologia. Sono prodotti che hanno un senso per molti consumatori soprattutto per i ridotti costi di mantenimento e altre caratteristiche proprie dell’alimentazione a batterie come l’accelerazione. Ed è proprio quello su cui puntiamo, su un prodotto ad un prezzo e ad un livello di prestazioni almeno comparabile alle alternative a combustione disponibili al momento. Il gruppo Volkswagen non ha alcun dubbio sull’adozione in larga scala di questa tecnologia; lo dimostrano gli investimenti di oltre 30 miliardi da qui al 2022. Pochi anni fa ci chiedevano tutti quando avremmo lanciato sul mercato una vettura elettrica e ora ci chiedono quanto possano vendere queste auto. Il dubbio in Italia c’è sempre stato rispetto a questa tecnologia, ma guardando i dati di vendita all’interno dell’area Euro, il 50% dei consumatori spende almeno 30.000 euro per una nuova auto. Oltre l’80% se si considera da 20.000 euro in su. La realtà è questa: da quando l’UE ha deciso certe regole non ci sono altre soluzioni. Dobbiamo arrivare ad un mix di vetture a diverse alimentazioni. Il nostro calcolo considera di vendere almeno il 25% di auto 100% elettriche entro il 2025. Per arrivare al 40% nel 2030. 

L’incertezza del mercato può essere legata anche alle diverse norme sulle emissioni esistenti nelle varie parti del mondo?

E una problematica sulla quale i costruttori non hanno alcun potere. Noi, ovviamente, auspichiamo un’omogenizzazione delle norme. A partire dai tre più importanti mercati globali, Europa, America e Cina. Al momento, infatti, siamo costretti a produrre differenti prodotti o apportare modifiche sostanziali per ogni area di vendita. Attraverso una standardizzazione delle regole potremmo costruire modelli globali in larga scala e garantire migliori standard di riduzione delle emissioni.

Quali sono gli effetti della “rivoluzione elettrica” in atto sull’industria europea?

La catena del valore nella produzione di un’automobile elettrica è diversa da quella di una tradizionale e il controllo di alcuni elementi fondamentali, come le batterie, è in mano ad aziende asiatiche. Questo comporta uno spostamento degli equilibri, a meno che non si investa in Europa per recuperare il gap. Ci deve essere un confronto tra i costruttori e i fornitori per riorganizzare la catena del valore, passando da una grossa riconversione tecnologica.

Voi producete le batterie in casa?

Quando si parla di batterie bisogna distinguere i tre passaggi fondamentali nel processo di produzione. Per primo c’è la produzione delle celle, un processo altamente automatizzato dove la variabile più importante è il costo delle materie prime come il cobalto. In seguito c’è la costruzione del pacco batterie vero e proprio insieme al suo sistema di raffreddamento secondo la massima efficienza possibile. L’ultimo passaggio riguarda il software di gestione. Nel gruppo Volkswagen il processo è diviso tra alcuni fornitori e un reparto interno.

Il neonato brand Cupra sta avendo il successo atteso?

Cupra è stata lanciata 18 mesi fa. Nel primo mese abbiamo venduto 7000 vetture e dopo solo pochi mesi abbiamo raggiunto questo agosto le 17.000 unità. Si tratta di un fenomeno ancora di nicchia, ma che in diversi paesi sta dando risultati al di sopra delle aspettative come in Germania, Svizzera o Messico dove un terzo delle Seat vendute sono Cupra.

A questo Salone di Francoforte avete presentato la suv elettrica Tavascan. Arriverà in produzione?

Al momento la Tavascan è una concept, ma non si tratta soltanto di un’auto da esposizione. Fin da subito l’abbiamo immaginata come un futuro modello della gamma Cupra e potrebbe entrare in produzione nei prossimi anni utilizzando la meccanica messa a disposizione dal gruppo.



Aggiungi un commento
Ritratto di Blueyes
11 settembre 2019 - 10:53
1
Continuo a vedere tanti sogni e pochi problemi reali affrontati seriamente. Si parla sempre e solo di prezzo di acquisto, ma mai di autonomia, disponibilità di ricarica, tempi, ecc. Dire che il 50% in EU acquista auto di 30k€ non significa nulla. A questo aggiungiamo che la produzione di batterie è per sua stessa ammissione in mano ai cinesi e capiamo come l'Europa stia uccidendo la propria industria automobilistica...selezione darwiniana, ha detto bene.
Ritratto di Santhiago
11 settembre 2019 - 13:02
"guardando i dati di vendita all’interno dell’area Euro, il 50% dei consumatori spende almeno 30.000 euro per una nuova auto. Oltre l’80% se si considera da 20.000 euro in su". Un abisso di differenza con l'Italia ahinoi. E il mercato dell'auto, se sceglie di seguire quella direzione , ci vedrà tagliati fuori e diventare un mercato di seconda o terza fascia
Ritratto di palazzello
11 settembre 2019 - 11:00
Beato lui che lo può fare!! non il resto della gente che solo sognare può di guidare la macchina dei sogni e non per forza un elettrica!!!!
Ritratto di BRIXIO85
11 settembre 2019 - 12:07
Le macchine elettriche europee sono destinate a diventare delle costosissime meteore. Se il mercato parte veramente, magari fra diec'anni nei paesi più evoluti e civilizzati (non l'Italia quindi, già destinata alla spoliazione), a quel punto arrivano i cinesi e, complici il tasso d'obsolescenza che cresce a ritmi pazzeschi e l'incredibile svalutazione degli EV nell'arco di pochi mesi (non ci sono quotazioni dell'usato semplicemente perché non avrebbe senso calcolarle), potranno contare su un vantaggio economico, tecnologico e finanziario incolmabile, determinati da economie di scala inconcepibili per il mercato europeo e da volumi d'affari esorbitanti per gli standard europei. Il mercato della ricambistica sarà sempre in mano loro e semplici ed immediate sostituzioni sostituiranno le anti-economiche e seccanti riparazioni, che si tratti di piccoli particolari o d'interi blocchi di componenti. Se l'ICT e l'automotive saranno prerogativa del Far East (con gli USA sempre più in affanno), l'Europa deve cominciare a pensare a cosa vorrà fare e con chi vorrà allearsi da grande. Sicuramente salterà fuori un qualche "elettrogate" (sulla scorta degli schemini stupidi già usati per vag-gate e huawei-gate), ma a quel punto si scherzerà col fuoco... letteralmente.