A TEMPO - È vero che il diretto interessato, con piglio tra lo stizzito e l'autoritario, ha smentito con fermezza (
qui la news), ma pare proprio che le ore di Luca Cordero di
Montezemolo in casa
Ferrari siano contate. Il “casus belli” è certo uno dei Gran Premi d'Italia più fallimentari dell'intera storia della Rossa, ma le frizioni tra l'attuale presidente della Ferrari e l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne (una sorta di datore di lavoro indiretto, visto che la Fiat detiene il 90% delle quote Ferrari) hanno radici ben più lontane. Si tratta di due personaggi diametralmente opposti: ai margini del sistema (ma ben radicato nella stanza dei bottoni) Marchionne, perfettamente radicato nello stesso Montezemolo.
C'ERAVAMO TANTO AMATI - “La Ferrari non vince da sei anni”: il benservito di Marchionne è tutto in queste parole, che vogliono dire tutto e niente. Di sicuro, il manager italo-canadese non parla mai a sproposito: non è un comunicatore, quanto un decisionista. Eppure il suo sfogo da Cernobbio è chiaro: “Luca ha ottenuto risultati industriali straordinari - ha continuato Marchionne - ma nel caso della Ferrari, un manager deve essere valutato anche per quelli sportivi. Sono sei anni che non vinciamo, abbiamo i migliori piloti, due campioni del mondo, un box super, non possiamo partire tra il settimo e il tredicesimo posto”. Nulla da dire sui risultati economici della Ferrari (anzi, Marchionne ha lodato i numeri fatti sotto la gestione-Montezemolo), molto su quelli sportivi. Che, sulla carta, dovrebbero essere il traino per le vendite dei modelli di serie. Sulla carta, appunto. Perché, nel caso di Ferrari, fino a prova contraria ci sono valori - dalla storia del marchio all'esclusività - slegati dalle stagioni avare di successi sportivi.
L'ULTIMO BALUARDO - Montezemolo è alla sua seconda esperienza in Ferrari: la prima durò dal 1973 al 1977 e lo vide sotto l'ala protettrice del Commendatore in persona. Un approccio da predestinato, cosa che Montezemolo è dalla nascita: la sua è un'antica famiglia nobiliare da secoli in rapporti con i Savoia e il suo DNA lo ha portato presto a essere un'emanazione della famiglia Agnelli: con Umberto Agnelli appena deceduto, vi fu una scalata dell'allora amministratore delegato del Lingotto, Giuseppe Morchio, alla Fiat. Fu messo alla porta, e Susanna Agnelli chiese senza remore a Montezemolo di assumere il comando della Fiat stessa. Luca di Montezemolo lo fece fino al 2010, prima di cedere il comando a John Elkann, a dispetto del cognome un Agnelli DOC.
118 GRAN PREMI - Sembra quasi stanco, Montezemolo, nel dichiarare: “Quando nel 2000 Michael Schumacher riuscì a conquistare il suo primo titolo, erano 21 anni che Maranello non vinceva un campionato mondiale. La Mercedes l’ultimo lo ha vinto nel 1955”. La seconda esperienza di Montezemolo alla Ferrari, iniziata 23 anni fa, ha portato a 14 titoli mondiali, di cui 8 costruttori, e 118 vittorie nei singoli Gran Premi. Eppure, per lui, nel nuovo consiglio di amministrazione della Fiat-Chrysler Automobiles che debutterà il prossimo ottobre, non c'è posto. A 67 anni, forse sarà un pensionato. Di lusso: voci di corridoio, ovviamente non confermate, parlano infatti di una buonuscita di 300 milioni di euro.
DUE VISIONI DEL MONDO - È lo stesso Montezemolo che parla di americanizzazione della Ferrari in alcune dichiarazioni di oggi al Corriere della Sera: "È finita un’epoca" ha confidato, "la verità è che ormai la Ferrari è americana". Inoltre ha detto di temere che la Ferrari possa "diventare come la Lamborghini". La Ferrari è il marchio più conosciuto al mondo, ricorda il manager, confessando che non sarebbe sorpreso se alla fine fosse Marchionne a diventare presidente della Ferrari.