Müller, Volkswagen: “gli Usa di primaria importanza”

11 gennaio 2016

Al Salone di Detroit il capo del gruppo VW ha attribuito rilievo strategico al mercato Usa, confermando tutti i programmi di sviluppo.

Müller, Volkswagen: “gli Usa di primaria importanza”
QUASI UN OMAGGIO AGLI USA - “Gli Usa sono e resteranno un mercato fondamentale per il Gruppo Volkswagen” con queste parole l'amministratore delegato (CEO) del gruppo Volkswagen Matthias Müller (nelle foto) ha voluto sbarazzare il campo da ogni ipotesi di ritirata della casa tedesca dal ricco scenario nordamericano. Ovviamente in conseguenza dello scandalo Dieselgate. Lo ha fatto nella conferenza stampa tenuta alla vigilia dell’apertura del salone di Detroit, all’inizio della sua missione americana, in cui il top manager tedesco spenderà tutto il suo peso per creare le condizioni di una ripresa dell’immagine presso le autorità, il pubblico, la clientela statunitense. 
 
TANTE SCUSE - Non per nulla Müller non ha mancato di partire dalla reiterazione delle scuse per quanto accaduto. “Sappiamo di aver profondamente deluso i nostri clienti, gli organi governativi competenti e il pubblico. Mi scuso per ciò che è successo in Volkswagen” ha affermato Müller. Per poi chiarire che non si tratta delle scuse di chi lascia il campo nell’ignominia, ma come del necessario presupposto per la ripartenza. E a testimonianza di quanto gli Usa siano importanti per la Volkswagen, Müller ha confermato tutti i programmi preesistenti, a partire dal potenziamento della sede di Chattanooga, nel Tennesee per un investimento totale di 900 milioni di dollari che vanno ad aggiungersi al miliardo già speso. Un programma che darà luogo alla produzione del nuovo modello suv per il mercato Usa, da cui deriveranno circa duemila nuovi posti di lavoro.
 
AGENDA “CALDA” - Ma evidentemente l’operazione ripartenza/rilancio per la Volkswagen non è solo un fatto di maquillage e neanche di sola diplomazia, in cui conta dimostrare la considerazione per l’interlocutore. La conferma viene dalla stessa agenda del CEO del gruppo durante il suo viaggio americano. Dopo la presenza al salone di Detroit, Müller mercoledì 13 gennaio incontrerà Gina McCarthy, capo dell’EPA (Environmental Protection Agency) per cercare di mettere a punto il richiamo necessario per risolvere il problema delle 580 mila vetture vendute negli Usa nonostante    le emissioni non regolari. 
 
SOLUZIONE CERCASI - L’incontro è importante perché se è vero che nella conferenza stampa di Detroit Müller (come hanno fatto finora tutti i rappresentanti della Volkswagen) ha affermato che il gruppo sta collaborando con l’EPA per trovare una soluzione, Gina McCarthy pochi giorni fa aveva dichiarato che nonostante i tanti incontri avuti e le numerose ipotesi avanzate dal costruttore tedesco, non c’era ancora stata una proposta soddisfacente. Non solo, sempre nei giorni scorsi è stata mossa alla Volkswagen l’accusa di aver rifiutato di fornire delle informazioni richieste dagli inquirenti americani che stanno indagando sulla vicenda Dieselgate. Il diniego sarebbe stato motivato con un espresso divieto della normativa tedesca sulla privacy, ma la spiegazione è stata riportata con non poco scetticismo.
 
APPUNTAMENTI “CALDI” - Il viaggio di Müller negli Stati Uniti prevede anche l’incontro con i vertici del CARB (California Air Resources Board) cioè l’equivalente dell’EPA a livello californiano. E a proposito del CARB, proprio nei giorni della presenza di Müller in America (giovedì 14 gennaio) scadrà il termine che l’autorità ambientalista della California aveva dato alla Volkswagen per presentare gli interventi da prendere per rimuovere il problema del software che cambia la regolazione del motore modificando pesantemente le emissioni quando il propulsore è fuori dal ciclo di omologazione. Al momento, gli interventi da compiere nel richiamo necessario non sono stati ancora individuati e Müller ha detto che stanno lavorando per trovare un accordo e che le soluzioni saranno presentate non appena verranno approvate dalle autorità.
 
NORDAMERICA, NON SOLO USA - Vicenda Dieselgate a parte, il CEO del gruppo Volkswagen ha anche fatto una panoramica dei programmi in corso di sviluppo nel continente nordamericano e che interessano il mercato statunitense. Uno dei primi appuntamenti è l’avvio della produzione della Audi Q5 nell’impianto di San José in Messico, nella prossima primavera. Per quel che riguarda la Porsche, è da poco entrato in attività l nuovo centro Customer Experience in Georgia, costato un centinaio di milioni di dollari. Più avanti nel tempo (nel 2017) ci sarà poi la nuova Volkswagen Tiguan a passo lungo prodotta in Messico, nella fabbrica di Puebla. 
 
20 MODELLI LETTRICI E IBRIDI - Nell’incontro con la stampa a Detroit, Müller non ha mancato di ricordare i piani del gruppo nel settore delle nuove sfide dell’automobile, a partire dalla trazione elettrica e dall’ibrido. Entro il 2020 saranno infatti 20 i nuovi modelli di questo tipo presentati dal gruppo.
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Ritratto di Porsche
12 gennaio 2016 - 11:40
questo mi pare veramente il minimo. Te lo dice uno che li adora i tedeschi !!!!
Ritratto di SINISTRO
12 gennaio 2016 - 12:01
3
con qualche piccolo sconto, magari, dopo che in Ue, casa loro, finirà tutto a tarallucci e vino...
Ritratto di Porsche
12 gennaio 2016 - 12:11
ma il software nasce per gli USA, in UE non serviva.
Ritratto di SINISTRO
12 gennaio 2016 - 12:17
3
Infatti da noi è stata una forzatura. Però evitare o, almeno, abbassare l'impatto di eventuali multe (es.: l'indultino italiano, per motivi economici....) è comunque un punto a favore.
Ritratto di mao2151
11 gennaio 2016 - 19:11
bla bla bla
Ritratto di Claus90
11 gennaio 2016 - 21:16
ottima osservazione,adesso vogliono far dimenticare anche attraverso bombardamenti di pubblicità sul futuro green.
Ritratto di Strige
11 gennaio 2016 - 22:08
"Un plauso invece agli americani che non si fanno abbindolare dalle false soluzioni di questi truffatori." ti riferisci a come si sono comportati con toyota o con chrysler? dove hanno ridotto del 75% la multa per omicidio in cambio di investimenti....illuminaci
Ritratto di MAXTONE
11 gennaio 2016 - 22:35
Toyota non ha ammazzato nessuno, neanche la NASA ha trovato prove di componenti elettroniche difettose e la stessa NHTSA ha riscontrato che tutti i casi di sudden unintended acceleration sono da imputare a errore di guida dei conducenti. Ecco perché la multa e' stata di gran lunga ridotta, semplicemente Toyota e' stata assolta per non aver commesso il fatto.
Ritratto di Strige
12 gennaio 2016 - 18:41
allora quelli della toyota sono stupidi, visto che hanno patteggiato. La multa, era di 10 miliardi iniziali circa, ma poi quelli della toyota hanno trattato (giustamente) e la multa è scesa a 1.2 miliardi + finanziamenti in strutture con sede USA + 1.1 milioni ai familiari per persona uccisa. Ma il mio discorso è, non diciamo fesserie sugli americani, quelli portano l'acqua al loro mulino, giustamente. Se la vw domani gli dice che investono 100 miliardi in strutture in USA però non deve pagare la multa, gli americani accettano, perchè sanno che quei investimenti si traducono in occupazione, tasse, più economia e via dicendo e lungo andare è più conveniente che distruggere una casa e mandare a casa migliaia di famiglie (toyota docet, ma anche gm, chrysler e via dicendo).
Ritratto di Strige
12 gennaio 2016 - 19:03
«La condotta di Toyota è stata vergognosa. I marchi del gruppo sono stati tutelati più dei consumatori» afferma il ministro della Giustizia americano, Eric Holder. Toyota ha «intenzionalmente nascosto informazioni e ingannato il pubblico» mette in evidenza Holder. «Toyota ha affrontato un'emergenza di sicurezza pubblica come se fosse un semplice problema di relazioni pubbliche» Cosa è che dicevi????
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