IL QUADRIFOGLIO E IL CAVALLINO - Il
Quadrifoglio Verde nacque come semplice portafortuna. Era il 1923 quando l’
Alfa Romeo LR guidata da Ugo Sivocci, adornata con quello che poi diventerà il simbolo di tutte le Alfa da corsa, tagliò per prima il traguardo della XIV edizione della Targa Florio. Da quel giorno, tutte le vetture da competizione (anche per distinguersi dal cavallino rampante dei “cugini”) e, a partire dagli 60, anche molte Alfa Romeo di produzione furono contraddistinte dal Quadrifoglio Verde. Oggi, a distanza di novant’anni, il simbolo portafortuna è finito sul portellone di
Giulietta e
Mito, la prima dotata del 1.750 TBi da 235 CV, la seconda del 1.4 MultiAir Turbo da 170 CV.

UNA STORIA DI SUCCESSI - Dopo Sivocci, il Quadrifoglio Verde ha accompagnato numerose vittorie targate Alfa Romeo in ogni tipo di competizione. Nel 1925 Brilli Peri trionfò nel primo Campionato Mondiale di corse automobilistiche con la P2 mentre negli anni 50’ Giuseppe Farina e Juan Manuel Fangio vinsero i primi due Campionati Mondiali di Formula 1 con le Alfa Romeo 158 e 159. Il decennio seguente vide protagoniste le 33 TT 12 e le 33 SC 12 ma anche la Giulia, la TI Super e la GTA. Dopo il ritorno in F1 nel 1980 e le vittorie nelle corse per vetture turismo con la GTV 6 2.5, nel 1993 fu la 155 V6 Ti a trionfare nel DTM (Deutsche Tourenwagen Mesterschaft).
Giulia Coupé 1300 GTA Junior.
RISERVATO ALLE SPORTIVE - Quanto alle vetture di produzione, il Quadrifoglio Verde è stato da sempre riservato a modelli particolarmente “pepati”. Tra gli anni 60 e 80, il simbolo, presente sulla carrozzeria, non appariva nella denominazione ufficiale: ricordiamo l'Alfa Romeo Giulia TI Super, la Giulia Sprint GT Veloce,la 1750 GT Veloce (con quadrifoglio dorato) e l’Alfasud Sprint. A partire dagli anni 80 invece il Quadrifoglio verde è entrato a far parte della denominazione: l’Alfasud ti, la Sprint, le diverse versioni della 33, la 75, la Spider 2.0, la 164 e la 145 erano tutte contraddistinte dalla sigla Quadrifoglio Verde.