Negli ultimi mesi l’industria automobilistica ha visto cambiare diverse teste ai vertici di alcune delle sue più importanti aziende. La lista è lunga e prestigiosa: tutto è iniziato con le dimissioni da Stellantis di Carlos Tavares, per poi proseguire con gli addii dei numeri uno di Nissan, Seat/Cupra, Volvo, Renault e, ultimo in ordine di tempo JLR (Jaguar Land Rover). Un vero e proprio valzer di poltrone che la dice lunga sulle difficoltà che sta affrontando il settore, scosso da un mercato che cambia a velocità impensabili fino a pochi anni fa.
Da grande promessa, l’elettrificazione si sta trasformando in un incubo per molti. I costi di sviluppo sono enormi, ma la domanda non decolla come sperato, frenata da prezzi ancora alti, un’infrastruttura di ricarica insufficiente e l’assenza di incentivi statali robusti. A questo si aggiunge la trasformazione digitale, che richiede investimenti miliardari per rendere le auto sempre più connesse e intelligenti.

Come se non bastasse, i mercati tradizionali si contraggono. Le vendite e i profitti scendono, mentre all’orizzonte si addensano le nubi dei dazi e delle guerre commerciali.
Dalla Cina, poi, non arrivano più come un tempo solo componenti a basso costo, ma automobili complete, tecnologicamente avanzate e con un rapporto qualità/prezzo che fa tremare i costruttori europei, giapponesi e americani. I marchi cinesi, ormai a un livello qualitativo pari e a volte superiore, si stanno espandendo a macchia d’olio nei mercati considerati roccaforti.
Allo stesso il mercato interno cinese, un tempo miniera d’oro per i brand occidentali, vede una drastica riduzione delle vendite di auto di marchi occidentali: i cinesi comprano sempre più auto di brand cinesi e questo è un grosso problema. A completare il quadro, le sempre più stringenti normative europee sulle emissioni, che si scontrano con una realtà di mercato che va in direzione opposta.

I risultati economici in peggioramento e forti difficoltà soprattutto in Nord America sono tra le principali ragioni che hanno spinto Carlos Tavares a dimettersi da ceo di Stellantis alla fine dello scorso anno. Dopo alcuni mesi in cui il ruolo è stato assunto ad interim dal presidente del gruppo John Elkann, la poltrona è stata affidata ad Antonio Filosa, forte dei suoi 25 anni di esperienza all’interno prima di Fiat ed FCA e poi di Stellantis.
L’addio di Makoto Uchida, sostituito da Ivan Espinosa, è l’ultimo atto di una ristrutturazione “lacrime e sangue” che cerca di salvare un marchio glorioso come la Nissan da un declino che sembra difficile da invertire. Le fallite trattative per una fusione con la Honda, secondo indiscrezioni bloccate proprio da Uchida, sono state la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Inaspettate sono state invece le dimissioni di Wayne Griffiths dalla direzione dei marchi Seat e Cupra. Sotto la sua guida è stata avviata la ristrutturazione del marchio Seat, mentre la Cupra è diventata un brand indipendente ed è ora uno dei marchi di auto più in rapida crescita in Europa. La guida è stata affidata ad interim a Markus Haupt, in precedenza capo della produzione e della logistica, ma il nuovo ceo “definitivo” non è ancora stato nominato.
Dopo essere stata guidata per qualche anno da Jim Rowan, che forte del suo passato “tech” in Dyson, ha puntato molto sugli aspetti tecnologici delle auto, la Volvo ha preferito richiamare Håkan Samuelsson per affrontare le nuove sfide. Il manager svedese ha già guidato la casa di Göteborg dal 2012 al 2022, facendola uscire dalle difficoltà seguite all’amministrazione della Ford.

Ha fatto scalpore l’addio di Luca de Meo dalla Renault: acclamato come l’uomo della “Renaulution”, ha lasciato un’azienda che, sotto la sua guida, aveva ritrovato una direzione e una redditività. Il suo passaggio al colosso del lusso Kering (Gucci, Saint Laurent) suona quasi come una resa di fronte a un settore, quello dell'auto, percepito forse come troppo ingessato e con poche prospettive di crescita. A raccogliere la sua pesante eredità è stato chiamato François Provost, un veterano del gruppo con il difficile compito di non disperdere il lavoro fatto e aprire nuove partnership.
Dopo 3 anni da ceo e 35 di lavoro all’interno dell’azienda, Adrian Mardell ha espresso il desiderio di ritirarsi. Da un lato sono stati più che soddisfacenti i risultati ottenuti con la Land Rover, forte dell’alta redditività di Defender e Range Rover, che ha portato JLR sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 10% di profitto entro il 2026. Preoccupa però la situazione della Jaguar, rimasta senza auto da vendere e in attesa di una discussa rivoluzione elettrica che vedrà la luce con il primo modello forse nel 2026.















































































































































