TROPPO POCO? - Marchionne era stato molto chiaro sul referendum (qui la news). Voleva un consenso unanime, vicino all'80%, secondo i ben informati. Diversamente, la produzione della Panda (nella foto la versione attuale) sarebbe stata trasferita allo stabilimento polacco di Tichy. Nonostante questa soluzione sia comunque al vaglio dei vertici del gruppo, la Fiat ha diffuso un comunicato nel quale esprime apprezzamento per “il comportamento delle organizzazioni sindacali e dei lavoratori che hanno compreso e condiviso l’impegno e il significato dell’iniziativa della Fiat per dare prospettive allo stabilimento di Pomigliano”. Secondo il comunicato “la Fiat ha preso atto della impossibilità di trovare condivisione da parte di chi sta ostacolando, con argomentazioni dal nostro punto di vista pretestuose, il piano per il rilancio di Pomigliano”. In ogni caso, si impegna a collaborare con le parti sindacali che hanno approvato l'accordo “al fine di individuare le condizioni di governabilità necessarie per la realizzazione di progetti futuri”. La casa torinese si dice dunque aperta a trovare una soluzione per i circa 5000 lavaoratori di Pomigliano d'Arco ma una posizione non è ancora stata espressa.
COSA PENSANO LE ISTITUZIONI - “Non voglio nemmeno ipotizzare che Fiat cambi idea”, ha detto il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, dopo i risultati di oggi sul referendum. “Non ho parlato direttamente con Marchionne, ho sentito l'azienda dopo l'esito e sono fiducioso sugli investimenti su Pomigliano”.
LE PAROLE DEI SINDACATI A FAVORE - Anche la Cisl non sembra preoccupata che la Fiat possa cambiare idea. Secondo Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, il Lingotto ha l'obbligo di rispettare i suoi impegni: “Mi rifiuto di pensare che Marchionne non garantirà l'accordo”, ha detto. Bonanni, inoltre, ha puntato il dito contro la stampa, accusandola di essere la causa di una certa disinformazione. “Ci sono le condizioni per fare gli investimenti e garantire Pomigliano d'Arco e altri posti di lavoro. Inoltre”, continua Bonanni, “la Fiat ha avuto la possibilità di dire che si sarebbe rimessa al risultato del referendum, che ha dato un esito largamente positivo. Ci sono organizzazioni che possono reggere questo sforzo, sono convinto che anche la Cgil si unirà a noi perché qui stiamo discutendo se la fabbrica debba stare in piedi o meno. Non è un gioco qualsiasi. Qui ci sono 5000 posti di lavoro più l'indotto e c'è l'avvenire industriale del Napoletano”. Anche Luigi Angeletti, segretario della Uil, crede fermamente che la Fiat terrà fede ai suoi impegni realizzando gli investimenti promessi nei prossimi mesi. “Se in Italia si dovesse sostenere la tesi che le cose si possono fare soltanto se c'è l'unanimità, allora non si farebbe nulla”, ha detto ai microfoni di SkyTg24.
COSA DICE LA FIOM - Durante la conferenza stampa che il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha tenuto oggi, sono stati ringraziati “i lavoratori e le lavoratrici di Pomigliano perché hanno dimostrato una responsabilità e una dignità che deve essere di lezione per tutti. La Fiat voleva organizzare”, continua Landini, “un plebiscito con ricatto dei lavoratori. Loro vogliono l'investimento, il lavoro ma anche i diritti e la dignità, che le questioni non sono scindibili”.
GLI INDUSTRIALI - Anche Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, ha commentato le vicende che vedono protagonista la Fiat e i sindacati su Pomigliano d'Arco. “Siamo soddisfatti che l’azienda voglia andare avanti con la maggioranza dei sindacati e dei lavoratori che hanno deciso di sostenere la Fiat”, ha detto. Inoltre la Marcegaglia ha anche apprezzato che la maggior parte dei lavoratori abbia compreso “a necessità di riportare Pomigliano, dopo tanti anni, in linea con la produttività non degli stabilimenti cinesi, ma degli altri italiani”.




