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Quale futuro per il mondo dell’auto?

di Fabio Madaro
Pubblicato 06 aprile 2020

In questo momento di fabbriche e concessionari chiusi ci si interroga sull'impatto che avrà questo periodo su un settore vitale dell’economia.

Quale futuro per il mondo dell’auto?

COSA ACCADRÀ? - Siamo ancora in piena emergenza coronavirus, in Italia e nel resto del mondo. Decine di stabilimenti sono chiusi in Europa, i concessionari sono bloccati e le vendite di auto sono crollate, senza distinzioni di Paese (in Italia -86% a marzo, qui per saperne di più). È ancora prematuro, forse, azzardare che cosa potrebbe accadere nel prossimo futuro, ma qualche considerazione si può fare. Come ad esempio ha fatto il Corriere della Sera dopo aver intervistato un rappresentante italiano della Deloitte (un’affermata multinazionale specializzata in consulenze di tipo industriale). Ebbene secondo Deloitte, lo shock coronavirus provocherà una perdita di ben 11 milioni di autoveicoli nel 2020 che scenderanno dagli 88,9 milioni del 2019 a 77 milioni quest’anno. 

TUTTO CONCATENATO - È altresì evidente che le ripercussioni economico-finanziarie saranno evidenti anche su tutta la filiera produttiva dell’automotive. Una sorta di effetto domino: la chiusura di uno stabilimento causa una serie di contraccolpi a cascata. Inutile sottolineare che si tratta di contraccolpi molto pericolosi. Come l’impossibilità di pianificare investimenti e operazioni finanziarie a breve e medio termine, proprio a causa dell’estrema fluidità della situazione. Non solo, bisogna anche considerare  che se intere aree geografiche vengono di fatto isolate, il loro “lockdown” causa impatti negativi anche in altre regioni non necessariamente colpite dall’epidemia.

LA CINA - Ecco, un aspetto importante è proprio questo: il dramma del coronavirus ridimensionerà forse la Cina, intesa come enorme produttore/fornitore mondiale. In altre parole, andranno riviste le logiche di approvvigionamento della componentistica che non dipenderà più solo dall’enorme mercato del far east. In altre parole, potrebbe voler dire che molti costruttori riporteranno buona parte della produzione nei loro Paesi, evitando di concentrare tutto in aree geografiche ritenute poco stabili e sicure.

I GRANDI GRUPPI - La chiusura degli stabilimenti europei e americani ha, come accennato, provocato un crollo impensabile fino a poco tempo fa nelle vendite. In Italia ad esempio, a marzo sono state consegnate 28.000 vetture e la situazione potrebbe protrarsi per ancora 4-6 mesi. E le stime più recenti  sul 2020 prevedono un calo della produzione di 2.219.000 di veicoli nel Nord America e di 2.956.000 in Europa. E sempre secondo la Deloitte l’impatto maggiore non riguarderà solo i grandi gruppi industriali, ma soprattutto le piccole e le medie imprese, dalla componentistica fino alle concessionarie. Ecco perché molte imprese dovranno ridurre  i costi, sacrificando molti progetti. 

TUTTO RALLENTA - Nella peggiore delle ipotesi si tratterebbe di una continua revisione al ribasso della produzione e un peggioramento della crisi economica. Altrettanto inevitabile il rallentamento della diffusione delle auto elettriche, anche per il semplice motivo che il più grande produttore di batterie al mondo è la Cina. Così con ogni probabilità nei prossimi mesi assisteremo a molti rinvii o addirittura annullamenti di lanci di queste auto previsti nel 2020. E prende sempre più corpo l’idea di uno slittamento delle multe della UE per chi non rispetta i nuovi limiti di emissione (i famosi 95 g/km di CO2) che oggi appaiono del tutto irraggiungibili. C’è chi ipotizza uno slittamento di uno o due anni.





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Ritratto di freaklondon
6 aprile 2020 - 18:31
Comedirebbe Mike "ALLEGRIAAA!!"
Ritratto di Andre_a
6 aprile 2020 - 19:25
9
Io invece credo che la Cina ne uscirà rafforzata: ha chiuso una parte relativamente piccola del suo territorio, mentre nel resto del paese si lavorava. Paesi europei come Italia, Francia o Spagna invece sono tutti chiusi. In questo momento, se avessi fornitori, preferirei fossero cinesi. L’unica cosa che può ridimensionare la Cina sono limitazioni all’import da parte dei singoli stati.
Ritratto di Pavogear
7 aprile 2020 - 11:28
Però al tempo stesso questo virus ha aperto un po' gli occhi sulla logica di approvvigionamento dalla Cina. Se, per esempio, il virus si fosse esteso a tutta la Cina in maniera importante e tale paese si fosse chiuso del tutto per un periodo molto lungo, allora l'impatto sull'economia globale e sulla produzione di componentistica sarebbe stato molto più alto. Quindi forse, una volta usciti da questa crisi, si proverà ad avere una logica di produzione meno dipendente da un singolo paese
Ritratto di otttoz
6 aprile 2020 - 19:32
fabbriche e concessionari chiudi forse chiusi
Ritratto di Road Runner Superbird
6 aprile 2020 - 19:36
Dipende come verrà gestita la situazione. Col dopoguerra c'è stato il vero boom automobilistico. Devono venirsi incontro aziende ed istituzioni e trovare un piano per consentire la ripartenza delle vendite e contemporaneamente occupazione, anche intervenendo sul mercato se necessario, favorendo la manifattura interna (gli impianti automobilistici si sono rivelati fondamentali per la produzione di ventilatori, come in caso di guerra di armi e munizioni: relegare la produzione solo in alcuni paesi è pericoloso per le strategie nazionali durante catastrofi come questa).
Ritratto di Giuliopedrali
6 aprile 2020 - 21:04
Io so già, in parte, quale sarà il futuro, ma meglio che non parli, o almeno l'ho già fatto da 2 anni a sta parte su questo blog.
Ritratto di supermax63
9 aprile 2020 - 09:59
Nostradamus 2.0
Ritratto di carmelo.sc
6 aprile 2020 - 21:12
L'unica soluzione sarà introdurre massicci incentivi statali per l'acquisto di qualsiasi auto, non solo elettriche. Se non sarà così prevedo conseguenze catastrofiche
Ritratto di bluspazioprofondo
7 aprile 2020 - 11:26
Ancora incentivi all'acquisto, così la catastrofe sarà completa. I consumi ripartono quando le persone hanno un posto di lavoro sicuro e remunerato come si deve, non è che si può fare un incentivo che un'auto da 28mila a listino la si paga 10, per dire. Inoltre che ha poco denaro ma gli serve comunque un ferro per muoversi, va dritto verso l'usato o, dove è possibile, si adatta ai mezzi pubblici, ben più utilizzati in molti paesi esteri rispetto all'Italia (e in molti di essi il mercato dell'auto in generale andava bene).
Ritratto di sergioxxyy
7 aprile 2020 - 18:03
concordo al 100%. e poi come se l'ncentivo fosse pagato dai marziani!! E' pagato da noi stessi attraverso lo stato!
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