SOLLECITAZIONE - L’Acea (associazione dei costruttori europei di auto) ha preso posizione sollecitando le autorità comunitarie a fare urgentemente chiarezza sulle future normative che regolano i test per rilevare le emissioni dei veicoli. Il segretario generale dell’Acea, Erik Jonnaert, ha sottolineato come “l’industria ha urgentemente bisogno di chiarezza, in maniera che i costruttori possano programmare lo sviluppo e la progettazione di veicoli capaci di superare i nuovi test di misurazione delle emissioni effettuati sulla base di una guida normale (RDE)”. Aggiungendo anche che la stessa industria automobilistica “vuole i nuovi test RDE al fine di ricreare la fiducia dei legislatori e dei consumatori sulle prestazioni ambientali dei nuovi veicoli”.
PROPOSTE E MODIFICHE - La sollecitazione delle case costruttrici è venuta dopo che lunedì 18 gennaio la conferenza dei capigruppo del Parlamento europeo aveva deciso di rinviare al mese di febbraio una votazione che doveva esprimere il parere dell’assemblea sul progetto di normativa proposto il 28 ottobre scorso dalla Commissione europea. Un parere che si prevedeva contrario. Il progetto in questione era già stato criticato dagli organismi parlamentari che si occupano dell’ambiente, perché ritenuto troppo blando nell’introdurre nuovi standard sulle emissioni dei nuovi veicoli. Il progetto varato dalla Commissione europea il 28 ottobre era stato messo a punto dopo che il TCMV (Comitato tecnico sui veicoli a motore) aveva messo in discussione una precedente proposta più severa della Commissione europea. Secondo quanto messo in discussione davanti all’assemblea del Parlamento, dal 2017 le emissioni di NOx (ossidi di azoto) rilevate dei test con guida normale su strada potranno essere fino a 2,1 volte quelli limite Euro 6 (che sono di 80 g/km). Ciò significa che per la prima fase di applicazione della nuova normativa il limite massimo di NOx sprigionato dai motori nella guida stradale dovrebbe essere di oltre 160 g/km.
CONSEGUENZE ECONOMICHE E SOCIALI - Come detto, in precedenza la Commissione europea aveva preparato una proposta più restrittiva, ma da parte dei rappresentanti dei governi dell’Unione si era fatto presente che una tale eventualità avrebbe messo in seria difficoltà le case costruttrici, per il poco tempo a disposizione per mettere a punto nuovi dispositivi capaci di regolare le emissioni come richiesto e per i costi che questo obiettivo avrebbe comportato. In questo quadro c’era stata la valutazione del TCMV contraria alla prima proposta della Commissione. E nella discussione sono state evocate pesanti conseguenze sull’occupazione del settore auto. Argomentazione quest’ultima che aveva spinto per tenere in considerazione le richieste delle case automobilistiche.
IL RINVIO - Con questa situazione, alla vigilia della prevista votazione di lunedì 18, era dato per certo un serrato confronto tra chi era favorevole a concedere più tempo alle case costruttrici e chi invece sosteneva la necessità di adottare standard più rigidi, considerati assolutamente necessari (e le vicende del
Dieselgate erano e sono prese come testimonianza di questa necessità). Nella riunione della conferenza dei capigruppo del Parlamento europeo c’è poi stata la decisione di rinviare la votazione al prossimo febbraio. A sostenere il rinvio sono stati i due grandi gruppi parlamentari del PPE e di S&D, cioè i Popolari e la sinistra. Contrari sono stati i gruppi ambientalisti.
IN CERCA DI UN COMPROMESSO - Il rinvio dovrebbe servire per arrivare a trovare una soluzione capace di ridurre le opposizioni ai limiti di emissioni con i rilevamenti con guida reale. La decisione ha suscitato forti critiche dal movimento ecologista che accusa la Commissione europea di subalternità all’industria automobilistica. Da parte delle forze che hanno deciso il rinvio c’è invece la preoccupazione per le conseguenze che limiti di emissioni più severi potrebbero avere sull’industria automobilistica e sulla relativa occupazione. Che è la motivazione addotta per ammorbidire la proposta di nuovi limiti preparata dalla Commissione europea.
RITARDI COLPEVOLI - L’intricata vicenda è in fondo la conseguenza del ritardo con cui si è affrontato il problema dei test con cui rilevare le emissioni dei veicoli. Perché è da anni che si dice che quelli praticati attualmente non rispecchiano quanto le auto emettono nel loro uso normale, ma non si è fatto nulla per cambiare le cose. Da parte della case automobilistiche c’è poi stata una colpevole politica di comunicazione che ha visto usare i dati rilevati nei test di omologazione per promuovere i propri modelli, inducendo a credere che si trattasse di dati relativi alla guida reale.
PROSPETTIVE MOLTO INCERTE - Infine, per certi versi si può dire che si è aggravata la situazione adottando limiti sempre più severi ma con i test eseguiti esclusivamente al banco, fino al punto che il passaggio ai test con guida reale significa adottare limiti vistosamente più tolleranti. Il movimento ambientalista sostiene che l’industria deve trovare una soluzione, anche sospendendo la distribuzione dei dividendi e investendo nella ricerca tutti gli utili (come sostenuto in una risoluzione votata il 27 ottobre dal Parlamento europeo). Ma anche in questa improbabile ipotesi resterebbe il problema delle auto esistenti, e non da meno di come potrebbero essere le nuove auto, di quanto potrebbero costare, di come potrebbero funzionare. In definitiva di quante ne potrebbero essere vendute, quindi di quali sarebbero le conseguenze sul settore dell’auto. In definitiva una rivoluzione dagli esiti incerti con sviluppi imprevedibili.