NEWS

Renault: è rivoluzione

Pubblicato 14 gennaio 2021

Auto elettriche e ibride, razionalizzazione della gamma, forte identità dei marchi e mobilità condivisa: questi pilastri del piano di rilancio della casa francese.

Renault: è rivoluzione

UN PIANO FIRMATO DE MEO - Si chiama Renaulution il piano strategico che da qui al 2025 porterà a cambiamenti epocali nel Groupe Renault. Lo ha presentato Luca De Meo (nella foto qui sotto), l’italiano che nel luglio del 2020 è arrivato al comando dell’azienda francese, dopo aver portato a una vera e propria rinascita il marchio Seat e aver svolto un ruolo fondamentale in Fiat. Sta a lui superare la pesante eredità di Carlos Ghosn e trovare un futuro al gruppo, in un periodo così complesso per l’economia in generale e per l’auto in particolare.   

RITORNO ALLE MEDIE - De Meo ha iniziato puntando il dito sulla necessità di “spostare il focus dai volumi al valore”. Concentrarsi sulla crescita delle vendite “era un approccio adeguato una decina di anni fa”, ma di recente ha fallito. Oggi, secondo il manager italiano, il gruppo Renault ha una gamma complessa e dispendiosa da gestire, con il 75% dei margini che arrivano dall’Europa e solo il 25 da tutto il resto del mondo. Inoltre, le vendite sono molto concentrate sulle utilitarie (il 68% delle vendite), che garantiscono minori ricavi. De Meo vuole tornare a puntare sulle “auto medie, che sono state un po’ un’occasione perduta perché Renault non è riuscita a ripetere il successo della Mégane degli anni 90”. Il manager italiano dà poi un giudizio positivo sull’alleanza con Nissan e Mitsubishi, che continua a essere un punto di forza, e non tanto per i risparmi di scala, quanto per la ricchezza della gamma e per il potenziale di raggiungere circa il 70% dei segmenti profittevoli in tutto il mondo, mentre cita fra i punti di debolezza il posizionamento dei marchi non chiaro e definito, con troppe sovrapposizioni. Ecco quindi la scelta di semplificare la gamma e focalizzarsi sui prodotti più profittevoli e sulla crescita dei margini più che delle quote di mercato. Questo con il piano che è già in fase di realizzazione, e che prevede tre fasi: dal 2020 al 2023 si presterà la massima attenzione al punto di vista economico; dal 2023 al 2025 l’obiettivo principale è di introdurre nuovi prodotti e dare un’identità più definita ai marchi, e da lì in poi diventare leader fra i costruttori nell’ambito dei servizi: mobilità e tecnologia.

DIESEL, FINE SEGNATA - Con la riorganizzazione del comparto ingegneristico, De Meo conta di poter sviluppare un nuovo modello in meno di tre anni, invece di quattro come era stato fatto finora. I veicoli in arrivo saranno basati all’80% su tre sole piattaforme, che potranno fare da base alle citycar come alle auto grandi (segmento D), e con tutti i tipi di motore. Si punta di produrne 6 milioni l’anno. Una drastica razionalizzazione riguarderà anche i motori. Se oggi, dice De Meo, “abbiamo otto famiglie di propulsori, tre a benzina, tre diesel, una elettrica e una ibrida, con potenze comprese fra 60 e 300 CV, nel 2025 scenderemo a quattro”. Il diesel sarà riservato ai mezzi commerciali, il motore a benzina sarà solo in edizione ibrida, abbinandosi a diverse unità a batteria così da poter fornire potenze combinate differenti, e poi ci saranno due tipi di motore elettrico, anche a idrogeno oltre che a batteria. Le potenze spazieranno da 45 CV a 400 CV. Insomma, l’addio al diesel sulle auto è segnato per Renault, e il focus è sempre più sulle elettriche: del resto, secondo De Meo, “il costo di produzione della meccanica di queste ultime vetture si dimezzerà antro il 2025”, e le previsioni dicono che dal 2023 in poi le auto col solo motore a combustione interna garantiranno un margine minore anche rispetto alle ibride (oggi è l’opposto) e non solo alle elettriche.  

RENAULT, NEL 2022 LA NUOVA MÉGANE - Il lavoro sui marchi prevede che ce ne siano quattro: Renault, Dacia, Alpine e Mobilize (dedicato ai servizi di mobilità). Complessivamente, arriveranno 24 nuovi modelli entro il 2025, dei quali una citycar elettrica, cinque utilitarie (due elettriche e due ibride), sette medie (tre elettriche e tre ibride) e cinque auto grandi o sportive (le Alpine).  In particolare, Renault punta a sfruttare la recente tecnologia ibrida eTech, e al contempo di utilizzare due piattaforme elettriche per auto utilitarie e medie (fra le quali anche la piccola 5, il cui prototipo è stato mostrato durante la presentazione). Entro il 2025 conta di lanciare sette auto solo elettriche su 14 in totale, e tutti i modelli avranno un versioni ibrida o elettrica entro il 2023. La berlina media Mégane E porterà poi al debutto (nel 2022) un sistema multimediale molto evoluto, chiamato MyLink e basato sulla partnership con Google.

UNA GRANDE DACIA IN ARRIVO - Dacia e Lada sono state presentate insieme: rimarranno marchi separati e i loro prodotti continueranno a garantire prezzi molto competitivi, ma avranno sinergie maggiori. Sfrutteranno entrambe la recente piattaforma CMF-B  per circa 1 milione di auto prodotte in Russia (la Lada, che già oggi ha il 27% del mercato), Romania e Marocco (le Dacia). Complessivamente, si passerà da quattro piattaforme a una e da 18 modelli a 11, al contempo cercando di aumentare i mercati e anche le dimensioni dei modelli. E così, la Lada farà rinascere la fuoristrada “cult” Niva in due misure: compatta e media. La Dacia presenterà la Bigster, una suv media lunga 460 cm, della quale è già stato mostrato il concept, dalle forme aggressive e scolpite.

LO SPORT È SOLO ALPINE - Il nuovo Ceo Laurent Rossi ha introdotto la strategia della nuova Alpine, nella quale confluirà la Renault Sport e che si dedicherà allo sviluppo di auto sportive innovative, oltre a fornire il nome alla F1 invece di Renault. Il programma prevede il lancio di una piccola e poi di una crossover media solo elettrica. La futura biposto (anch’essa a batteria) sarò invece sviluppata con la Lotus.    

LO SHARING SI FA IN QUATTRO - Clotilde Del Bos, responsabile del marchio Mobilize, ha infine introdotto i concetti principali del nuovo sistema di mobilità condivisa Si baserà su quattro veicoli elettrici adatti a questo tipo di utilizzo: robusti, economici e in grado di soddisfare le diverse necessità. Ci sarà la biposto cittadina Easy One, con sedile posteriore sfruttabile come portabagagli: una sorta di Twizy evoluta e molto più confortevole. Chi necessiterà di quattro posti potrà sfruttare la nuova piccola Dacia Spring, ma ci sarà anche una berlina a cinque posti lunga 460 cm, per spostamenti più lunghi (l’autonomia è di 400 km) e poi un furgoncino per le consegne, adatto per le aziende. La gestione di queste flotte di veicoli avverrà tramite programmi sviluppati dalla Software République: uno degli elementi del piano Renaulution, che vuole coinvolgere in una rete più aziende europee possibile (come Atos, Orange e ST) per sviluppare sistemi elettronici innovativi: una sorta di grande centro studi che porti risultati utili anche ad altri settori oltre che a quello automobilistico. 





Aggiungi un commento
Ritratto di 19andrea81
14 gennaio 2021 - 13:32
Insomma, niente più diesel nuovi,e forse niente auto diesel tra 4-5 anni
Ritratto di DajeAo
14 gennaio 2021 - 14:06
Salve, diesel nuovi continueranno a farli per i trasporti pesanti e i paesi emergenti (tempo fa in Cina hanno sviluppato un motore termico che ha una efficienza oltre il 50% ed è Diesel)
Ritratto di Giuliopedrali
14 gennaio 2021 - 22:49
Si solo che se la Cina è un Paese emergente...
Ritratto di Challenger RT
15 gennaio 2021 - 01:46
Il diesel è stato un errore genetico nella storia del motorismo automobilistico. I veri appassionati di automobili lo schifano da sempre. Basti pensare che in Formula 1 nessuno lo ha mai utilizzato.
Ritratto di Pintun
15 gennaio 2021 - 10:40
È stato solo il motore con l'efficienza migliore è non a caso quello che ha sempre garantito il miglior valore in assoluto in termini di km/litro. Che non sia adatto per le corse è verissimo, ma non esistono solo le auto da corsa. Sul fatto invece che soprattutto dal Multijet in poi sia stato spinto all'eccesso, magari consigliato anche a chi faceva 5000 km annui o tratte di una decina di km, quindi senza mai mandarlo in temperatura, è vero, ma questo dipende dal fatto che molti seguono le mode e valutano poco un acquisto in base alle effettive esigenze.
Ritratto di Challenger RT
15 gennaio 2021 - 22:55
Tutto verissimo, ma è proprio il fatto di aver investito oltre il dovuto su questa "tecnologia" senza futuro ad aver costretto le case automobilistiche a "spacciare" auto diesel anche a chi non ne aveva assolutamente bisogno per ripagarsi i suddetti investimenti.
Ritratto di Miti
16 gennaio 2021 - 14:30
1
Tutto che brucia inquina. Ci sono intervalli di temperatura, km percorsi, condizioni climatiche, il conducente , la manutenzione per dire solo che mi viene in mente così al volo per il motore termico. Per capire veramente quanto inquinano si dovrebbe misurare ugualmente tutte le caratteristiche di tutti i motori termici nelle stesse condizioni per lo stesso periodo di tempo con lo stesso peso da trasportare divisi per cilindrate. Cosa impossibile. Poi che il diesel ha preso il sopravvento direi anche incoraggiato delle case automobilistiche questa è un'altra storia. Sono molto curioso cosa faranno i tedeschi. Perché secondo me loro saranno veramente in difficoltà visto sia i modelli ( le dimensioni ) che il prezzo per le ibride o elettriche che , come vetture premium , lievita non da poco. Secondo me sono più indietro di tutti quanti per delle eventuale vetture meno " premium".
Ritratto di maxhighlander
18 gennaio 2021 - 17:59
Secondo la mentalità magari un po' "old" ma nella quale mi rispecchio una coupè o una vera GT DEVE essere rigorosamente a benzina. Quindi vendere una "TT" con motore TDI mi sembra una ca...volata pazzesca. Detto questo però nel motorsport abbiamo visto Case trionfare con motori a gasolio (v. Audi alla 24h di LeMans). La F1 ha sposato la formula ibrida per compiacere alla Mercedes che aveva la P.U. già pronta da tempo ma, in caso contrario, magari qualcuno avrebbe azzardato a proporre un V8 - V10 - V12 a gasolio. Chissà...
Ritratto di Challenger RT
18 gennaio 2021 - 18:47
Il gruppo VW ha speso milioni per vincere a LeMans con un diesel ma esclusivamente per ragioni di marketing ossia per fare pubblicità ai propri diesel di tutti i giorni. Concordo pienamente sul fatto che tutti quelli che hanno comprato coupé e addirittura cabriolet a gasolio non solo non siano degli appassionati di auto ma siano dei potenziali suicidi che per un presunto risparmio di 10 cents al litro, dopo aver comunque firmato cambiali per almeno 50.000 euro, a capote aperta si inebriano con il profumo del diesel di ritorno dagli scarichi posteriori...
Ritratto di AndyCapitan
15 gennaio 2021 - 13:04
1
....il diesel e' stato un errore genetico troppo duraturo, volevi dire RT!!!!.....troppo sofisticati gli ultimi e i motori non durano piu'!...oltre a inquinare ugualmente ma diluendo il tutto piu' nel tempo con i filtri non e' la soluzione.....il benzina cosi' com'e' comunque non e' che inquini tanto meno...addirittura le ibride pare inquinino maggiormente per il fatto che la parte termica non va mai in temperatura.........io ho fede solo nel metano di ultima generazione oggi come oggi....e' l'ottimo bilanciamento!!!
Pagine