I NUMERI DEI TAGLI - Se il sito maggiormente colpito dalla manovra elaborata dal gruppo PSA è quello di Aulnay, con la chiusura dell’impianto e la soppressione dei suoi 2.993 posti di lavoro, forte è anche l’intervento a Rennes, dove si producono la Citroën C5 e C6, e le Peugeot 407 coupé e la 508. Qui il piano PSA prevede un taglio di 1.400 posti su 5.648 addetti oggi in forza allo stabilimento. Il terzo taglio in ordine di grandezza è quello programmato alla fabbrica di Poissy (Peugeot 207, 3008, 5008 e Citroën DS5) dove sono 702 i posti da sopprimere su 6.028 oggi esistenti. A Mulhouse (Peugeot 206 e 308, Citroen C4 e DS4) è prevista la cancellazione di 273 posti su 8.087. Nella sede storica della Peugeot, Sochaux, il ridimensionamento è percentualmente più lieve: 579 posti su 11.850. A essere cancellati saranno 239 posizioni di operaio, ma anche 182 di tecnico e 158 di “quadri”. A Poissy Tertiare, dove ha sede l’amministrazione, su 3.070 posti oggi esistenti è previsto di tagliarne 192.

COLLETTI BIANCHI - Perché non lievi sono anche gli interventi pianificati nelle strutture non di produzione. A Parigi, al quartiere generale del gruppo, su 1.655 addetti ci sarà un ridimensionamento di 317 posti: 64 tecnici e 253 “quadri”. Il grande centro di Ricerca e Sviluppo di Velizy, che conta 5.468 addetti ne perderà 684: 428 “quadri”, 232 tecnici e 24 operai. Al Centro tecnico di La Gaarenne-Colombes salteranno 227 addetti su 2.673, di cui solo 12 operai e i rimanenti tecnici e “quadri”.
STABILIMENTI SATELLITI - Meno interessati alla ristrutturazione sono gli impianti dove avviene la produzione dei vari organi e componenti. Le fonderie di Charleville perderanno 98 degli attuali 2.109 addetti; la fabbrica di motori di Tremery che occupa oggi 3.557 lavoratori ne perderà 52; quella di Valenciennes dove si producono cambi, diminuirà di 35 unità la sua forza lavoro che oggi è di 2.270 persone. La sede di Vesoul dedicata ai ricambi, alle vernici e ai rivestimenti degli interni, vedrà solo 27 soppressioni di impiego sui 3.302 attuali.
SPORT RIDIMENSIONATO - Complessivamente la riduzione di personale previsto corrisponde al 12% della manodopera PSA in Francia, che oggi è di 65.245 persone. Tra le divisioni numericamente più piccole salta agli occhi il forte ridimensionamento deciso per la Peugeot Sport, che da 199 addetti passerà a 111. Molto meno incisivo è l’intervento su Citroën Racing che perderà soltanto 4 addetti su 198.

POLEMICHE, QUASI INSULTI - Intanto intanto impazza la polemica tra governo e la PSA. Il ministro del rilancio industriale Arnaud Montbourg ha dichiarato di non avere fiducia in ciò che dice l'azienda, adombrando il dubbio che la situazione economica venga fatta apparire più pesante di quello che in realtà è ai fini di ridurre gli organici in maniera drastica. Nel suo argomentare il ministro ha tirato in ballo gli azionisti, cioè la famiglia Peugeot, accusandoli da avere riscosso 78 milioni di euro di dividendi relativi al 2010, cioè quando già era stato abbozzato il piano di ristrutturazione proposto il 13 luglio.
I PEUGEOT RISPONDONO - L’accusa ha suscitato l’immediata reazione della famiglia che ha ricordato come all’inizio di quest’anno gli azionisti della famiglia Peugeot abbiano immesso nella società 133 milioni di euro per l’aumento di capitale contemporaneo all’ingresso della General Motors nella società. E oltre a ciò hanno ricordato come PSA non abbia distribuito dividendi negli anni 2008, 2009 e 2011.
INTERVENTI DELLO STATO - La vicenda suscita interrogativi e divide le opinioni. C’è chi sostiene che lo Stato non può intervenire in un’azienda privata come fosse comproprietario, ma il ministro Montbourg in merito ha ricordato come il gruppo PSA stia percependo tuttora contributi per la ricerca, per la cassa integrazione e più in generale come abbia beneficiato degli incentivi alla rottamazione. Tutto ciò per concludere significativamente “e dal 6 maggio lo Stato si considera parte integrante delle aziende che ricevono contributi pubblici”.

PROTEZIONISMO - D’altra parte le posizioni del ministro sono emerse anche in merito ai destini dell’intero mondo industriale francese messo in pericolo dalla globalizzazione: “L’industria francese patisce la concorrenza proveniente da altre realtà, e deve proteggersi. Purtroppo non può farlo per i vincoli imposti dall’Unione europea. Chiederemo perciò a Bruxelles di rimuovere quei vincoli e lasciare la possibilità di prendere misure protezionistiche come fanno molti altri Paesi industriali al mondo”.





















