Dopo anni di corsa all’elettrificazione, Stellantis ammette che il mercato sta andando a un ritmo diverso rispetto alle previsioni e decide di ricalibrare profondamente la strategia industriale e soprattutto finanziaria. Il risultato è una manovra tanto ampia quanto dolorosa: maxi-oneri per oltre 22 miliardi di euro, tagli ai programmi meno redditizi, stop al dividendo e nuove obbligazioni ibride per rafforzare il bilancio. Nel secondo semestre del 2025 lo stesso costruttore prevede una perdita netta di circa 20 miliardi di euro.
L’obiettivo dichiarato è semplice: tornare a crescere, ma con profitto e con prodotti realmente in linea con ciò che chiedono i clienti. Gli oneri annunciati dal gruppo “riflettono in larga parte il costo derivante da una sovrastima del ritmo della transizione energetica, che ci ha allontanato dalle esigenze, dalle possibilità e dai desideri reali di molti acquirenti di autovetture”, sottolinea Antonio Filosa, ceo di Stellantis.

La nuova gestione ha deciso di registrare subito tutte le criticità accumulate, contabilizzando oneri per circa 22,2 miliardi di euro, esclusi dal risultato operativo rettificato (AOI). In questa cifra ci sono:
Le uscite di cassa attese nei prossimi quattro anni ammontano a circa 6,5 miliardi, quindi gran parte dell’impatto è contabile, ma serve a “pulire” i bilanci e ripartire con basi più solide. Dopo aver registrato una perdita netta nel 2025, nel 2026 non verranno distribuiti dividendi.
In parallelo, il consiglio ha autorizzato l’emissione di obbligazioni ibride perpetue subordinate fino a 5 miliardi di euro, una soluzione che rafforza il capitale senza appesantire troppo il debito tradizionale. A fine anno la liquidità industriale disponibile resta comunque elevata: circa 46 miliardi di euro, pari al 30% dei ricavi, al limite superiore del target aziendale.

Il punto di partenza è stata una revisione della strategia prodotto, già iniziata nel 2025. Stellantis conferma di voler restare protagonista nell’elettrico, ma “al ritmo della domanda”, non per imposizioni. Accanto alle elettriche tornano centrali le ibride e le termiche evolute, con un portafoglio più flessibile.
Nel 2025 sono già partiti 10 nuovi modelli, con esempi concreti come il ritorno del V8 HEMI sul Ram 1500, il rientro della Jeep Cherokee e nuove ibride come le Fiat 500 Hybrid e Grande Panda. Al contrario, vengono cancellati i programmi che non garantiscono volumi sufficienti, incluso il Ram 1500 elettrico.
Allo stesso tempo è stato annunciato il più grande investimento nella storia americana di Stellantis, che prevede di impegnare 13 miliardi di dollari nei prossimi 4 anni, il lancio di 5 nuovi veicoli e la creazione di oltre 5.000 posti di lavoro. L’azienda assicura inoltre di aver intrapreso passi significativi per creare una catena di approvvigionamento più efficiente dal punto di vista dei costi.

Le prime mosse sembrano dare frutti. Nel secondo semestre 2025 le consegne globali sono salite a 2,8 milioni di veicoli, +11% anno su anno, trainate soprattutto dal Nord America (+39%). Nell’Europa allargata Stellantis mantiene il secondo posto complessivo e la leadership negli ibridi e nei veicoli commerciali leggeri. Allo stesso tempo migliora anche la qualità, con le segnalazioni di problemi nel primo mese d’uso sono calate di oltre il 50% in Nord America e del 30% in Europa.
Guardando solo all’ultimo trimestre dell’anno, Stellantis stima 1,5 milioni di consegne, in crescita del 9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Determinante il Nord America, con +43% (circa 127.000 unità in più), grazie alla normalizzazione delle scorte e al successo dei nuovi modelli Jeep, Ram e Dodge. Sono in aumento anche Sud America, Medio Oriente e Africa e l’area Cina/India/Asia-Pacifico.
L’Europa allargata segna un lieve calo (-4%) dovuto alla contrazione delle autovetture e dei veicoli commerciali. Ai buoni risultati dei quattro modelli prodotti sulla piattaforma Smart Car (Citroën C3, Citroën C3 Aircross, Opel Frontera e Fiat Grande Panda), che hanno portato 61.000 unità aggiuntive, hanno fatto da contraltare gli scarsi risultati della Peugeot, le cui vendite sono calate di circa 30.000 unità, a causa soprattutto della contrazione dei volumi della 208 e della 308.















































































