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Suzuki: dentro al museo di Hamamatsu

Pubblicato 03 novembre 2017

Abbiamo visitato il museo della Suzuki: fra linee di montaggio, modelli storici e… telai per tessere, vi portiamo alla scoperta di questo pezzo di Giappone.

Suzuki: dentro al museo di Hamamatsu

GRATIS, MA LONTANO - Ad Hamamatsu, città natale di Michio Suzuki (1887-1982), il fondatore dell’omonima casa, si trova il museo del costruttore giapponese di auto, moto e motori marini. La struttura, chiamata Suzuki Plaza, si trova proprio di fronte alla prima fabbrica: ancora attiva, oggi produce propulsori per moto. Aperto dal martedì alla domenica (festività escluse) dalle 9 alle 16.30, il museo si può visitare gratuitamente ma è richiesta la prenotazione telefonica (+81.053.44.02020). Il sito è solo in giapponese ma si possono scaricare delle brochure in inglese con tutti i dettagli ( www.suzuki-rekishikan.jp/facility).

ALL’INIZIO FU UN TELAIO - Le radici dell’azienda affondano nel 1909, quando Michio studia un telaio per velocizzare il lavoro di tessitura della madre; non passa molto prima che inizi a vendere questi macchinari anche a terzi. Dopo la seconda guerra mondiale, la Suzuki inizia la produzione di veicoli a motore: prima semplici biciclette motorizzate e poi auto. Nel 1955, viene presentata la Suzulight (foto qui sopra): una vettura compatta (l’antenata delle key-car, piccole auto lunghe meno di 340 cm molto popolari in Giappone) a trazione anteriore e con motore a due tempi. Viene prodotta con varie carrozzerie fino al 1965, quando è sostituita dalla Fronte. Nel 1970 debutta la Jimny LJ10 (nella foto più in alto), la prima key-car fuoristrada, mossa da un bicilindrico a due tempi raffreddato ad aria di appena 359 cm3 e con una potenza di 25 CV. Inizialmente, la casa voleva dare alla vettura il nome di Jeep ma, per evidenti ragioni, dovette desistere ripiegando su Jimny, nato dalla contrazione di “Jeep” e “mini”.

CINEMA IN 3D - Tutti questi modelli e molti altri ancora (che arrivano fino ai giorni nostri), oltre a numerose motociclette nonché i primi telai sono in esposizione permanente al terzo piano del museo, dove si possono ammirare anche alcuni prototipi e concept car. Al livello inferiore, invece, trova spazio una linea d’assemblaggio (per mostrare come viene costruita una vettura), oltre a un cinema in 3D che illustra l’intero processo partendo dalla fusione del metallo. Non mancano poi auto sezionate, sottoposte a crash-test e studi per automobili entrate in produzione o mai nate.



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Ritratto di UnAltroFiattaro
3 novembre 2017 - 23:13
Sono molto contento quando la redazione dedica degli articoli al mondo automobilistico Giapponese, poiché aldilà del mio personale interesse per il paese del Sol Levante, trovo che avendo una così diversa concezione di auto, si possano trarre spunti interessanti su cui ragionare e conoscere un concetto di mobilità alquanto alternativo. Uno dei pochi casi in cui ancora ci si può stupire rispetto all'omologazione generale del settore.
Ritratto di AMG
4 novembre 2017 - 00:03
MOOOLTO interessante davvero!! Sono contento della gallery
Ritratto di marcoluga
6 novembre 2017 - 22:58
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Mi pare che anche scavando nel passato, in Suzuki il design non sia proprio un punto di forza.