TEMI CALDI - L’elezione di Donald Trump (nella foto) alla presidenza degli Stati Uniti (che sarà effettiva dal 20 gennaio 2017) ha implicazioni dirette anche sull’industria automobilistica, fra i principali comparti del Paese, che potrebbe risentire di quanto annunciato dal politico Repubblicano in campagna elettorale. Gli argomenti in discussione al momento sono due: i limiti relativi ai consumi delle nuove automobili e le norme sulla produzione oltreconfine. Un tema fra quelli che hanno messo più in allarme i detrattori è legato alle considerazioni di Trump sul problema del clima. Il presidente eletto ha più volte affermato di ritenere il surriscaldamento globale una “bufala” e ha addirittura paventato in campagna elettorale la chiusura della potente Agenzia federale per la Protezione dell’Ambiente (EPA).
CONSUMI RIVISTI - Il Wall Street Journal rivela che il neo presidente ed i suoi collaboratori starebbero pensando di rivedere i limiti sui consumi imposti alle auto annunciati durante l’amministrazione Obama, ritenuti troppo restrittivi, la entrata in vigore è fissata per il 2025: entro quella data tutti i veicoli di nuova introduzione (automobili e pick-up) dovranno registrare un consumo medio omologato pari a 23,17 km/l, ma in molti dubitano che questo obiettivo sia davvero raggiungibile a medio termine, soprattutto dopo l'aumento delle vendite di modelli più grossi e inquinanti favorita dal prezzo basso della benzina. La speranza è che le automobili possano raggiungere nel 2025 il traguardo dei 15,31 km/l in condizioni d’utilizzo. L’EPA ha segnalato di recente che le automobili lanciate nel 2015 hanno migliorato i consumi rispetto alle precedenti, attestandosi però a 10,54 km/l in condizioni reali. John Mashburn, consigliere di Trump, ha spiegato che la misura servirà a non danneggiare i consumatori ed i lavoratori statunitensi.
MODIFICHE AL NAFTA? - Trump ha basato gran parte della sua campagna elettorale sulla revisione degli accordi commerciali esistenti fra gli Stati Uniti e altri Paesi, in particolare il North American Free Trade Agreement (NAFTA), che sancisce il libero scambio delle merci fra gli Usa, il Canada e il Messico. Il trattato NAFTA permette alle aziende statunitensi di non avere barriere alle importazioni, di facilitare il movimento di beni e servizi e di incrementare le opportunità di investimento fuori dallo Stato d’origine: grazie al NAFTA, per esempio, la Jeep può avere uno stabilimento in Messico (a Toluca) e al General Motors controllarne uno in Canada (a Oshawa). Il principio è sempre lo stesso ed è una caratteristica della globalizzazione: costruire dove la manodopera costa molto poco e vendere nei mercati ricchi facendo profitti maggiori. Trump ha minacciato inoltre sanzioni contro le aziende statunitensi che delocalizzano all’estero e premi per quelle che faranno rientrare le produzioni.

























