EFFETTO IMMEDIATO - Cade un'altra testa nella
Volkswagen sotto i colpi del
Dieselgate, l'arcinoto scandalo delle emissioni truccate: è quella dell'amministratore delegato e responsabile per gli Stati Uniti, Michael Horn (
nella foto). Le dimissioni avvengono, ufficialmente, per “ricercare nuove opportunità” e hanno “effetto immediato”: questo il comunicato ufficiale del Gruppo. Al suo posto Hinrich K. Woebcken, ex BMW: ma è una carica ad interim in attesa di un sostituto duraturo.
CI HA MESSO LA FACCIA - Il cinquantaquattrenne è stato, con buona probabilità, il maggior parafulmine (almeno negli Stati Uniti) per tutta la vicenda: si è presentato davanti al Congresso, rappresentando il Gruppo e promettendo tanto un rapido rimedio, quanto un'inchiesta interna per appurare le responsabilità. Horn aveva dichiarato di essere al corrente del problema legato alle emissioni - artatamente ridotte da un software che riconosceva le condizioni di prova, ma largamente superiori su strada ai limiti consentiti dalle leggi - dal 2014, ma non del software illegale utilizzato per ovviarvi.
TAGLIO DI 3000 POSTI? - Stando all'agenzia stampa tedesca DPA, il gruppo Volkswagen potrebbe “tagliare” circa il 10% dei posti di lavoro nel settore amministrativo, vale a dire 3.000 persone: anche questo parrebbe essere l'onda lunga del Dieselgate e dei suoi costi. Non si tratterebbe, comunque, di licenziamenti ma di dimissioni volontarie e incentivati, oltre a prepensionamenti: dura, come prevedibile, la reazione dei sindacati.