SEMESTRE IN PERDITA - Durante le fasi più acute dell’emergenza sanitaria, le case automobilistiche si sono trovate costrette ad interrompere la produzione in molti stabilimenti e hanno assistito al crollo dei mercati. Questo mix ha avuto un impatto devastante per i loro conti economici. A darne prova è anche la Volvo, che ha presentato nelle scorse ore il bilancio del semestre gennaio-giugno 2020: la casa svedese, controllata dalla cinese Geely, ha visto ridursi il fatturato a 10,88 miliardi di euro, il 14,1% in meno rispetto al medesimo periodo dell’anno scorso, mentre il risultato operativo è stato negativo per 96,24 milioni di euro (al 30 giugno 2019 era positivo per 537 milioni).
MEGLIO DELLA MEDIA - Il bilancio del primo semestre 2020 non è stato migliore in termini di immatricolazioni, diminuite del 20,8%: al 30 giugno del 2019 erano 340.826, contro le 269.962 di quest’anno. La Volvo può comunque ritenersi moderatamente soddisfatta, perché nei primi tre mercati al mondo, ovvero Cina, Europa e Stati Uniti, ha registrato perdite inferiori rispetto alla media: in Cina, dove il mercato si è contratto del 26%, la Volvo ha perso soltanto il 3%; in Europa, a fronte del 38,1% di immatricolazioni in meno, il calo della casa svedese si è attestato al 29,5%; negli Stati Uniti le vendite della Volvo sono diminuite del 13,7%, quando il mercato ha perso il 24%. Ottimi i risultati delle auto ibride plug-in, cresciute del 79,8%.
C'È OTTIMISMO - La casa svedese, attraverso il suo amministratore delegato Håkan Samuelsson, si dice convinta di recuperare nella seconda metà del 2020.













