CAMPIONE DI VITA - Era nato a San Paolo del Brasile il 21 marzo 1960. C’è chi vede tutto, o molto, in questa data astrologicamente da “cuspide” (tra due segni zodiacali) in realtà la figura di Ayrton Senna, morto in pista il primo maggio del 1994, va ben oltre una catalogazione astrologica. Alla base c’è certamente il suo talento al volante, ma oltre a ciò hanno contribuito a farne un’icona mondiale la sua personalità che faceva parlare di un approccio alle corse quasi mistico. Poi la rivalità con Alain Prost, in una disfida che per alcune stagioni divise gli appassionati della Formula 1 e conquistò un pubblico ancora più largo. Infine la sua umanità che ne fece parlare oltre che in ambito sportivo anche nel mondo dell’impegno umanitario e sociale.

SPORT E UMANITÀ - 25 anni sono tanti, molte cose dopo 25 anni sono dimenticate, invece Ayrton Senna continua a essere citato, ricordato, amato. Nelle chiacchiere tra appassionati dei motori, ma non solo, appunto per quel suo speciale profilo umano. Tante le ragioni di questa inesauribile attualità. I suoi 41 gran premi vinti con Lotus e McLaren, i suoi tre titoli iridati (1988, 1991, 1992), le sue 65 pole position, le sue gare epiche (una su tutte: Gp di Monaco del 1984, sotto il diluvio finì secondo perché fermarono la gara), ma anche le sue iniziative, proseguite dopo la sua scomparsa grazie alla fondazione a lui intitolata. Tutto ciò fa sì che il grande pilota brasiliano sia ancora ricordato, sino a essere una presenza costante nel mondo dello sport dei motori.










