La Formula 1 è tornata in pista sotto il sole cocente del Bahrain, inaugurando il 2026 con una tre giorni di test che ha lasciato tanti interrogativi e poche certezze. Il circuito di Sakhir ha accolto il Circus con temperature dell’aria oltre i 30°C e un asfalto rovente, offrendo subito un banco di prova severo per la gestione termica delle nuove monoposto.
La Pirelli ha scelto un approccio conservativo, limitando l’allocazione alle tre mescole più dure della gamma (C1, C2 e C3) per contrastare l’abrasività del tracciato. Nonostante queste limitazioni, le squadre hanno macinato oltre 20.000 chilometri complessivi, mettendo in mostra un’affidabilità sorprendente per un inizio di ciclo tecnico.

La narrazione della pista si è evoluta giorno dopo giorno. L’apertura è stata firmata dalla McLaren, apparsa subito solida e concreta: Lando Norris ha dominato il primo giorno non solo grazie al miglior tempo, ma soprattutto per la qualità della prestazione ottenuta con la mescola media C2, battendo rivali che montavano gomme più morbide.
La risposta della Ferrari non si è fatta attendere: nel secondo giorno Charles Leclerc ha riportato la Rossa davanti a tutti, abbassando il limite grazie alla gomma C3 e lavorando intensamente sui setup. Tuttavia, anche mentre la Ferrari cercava la prestazione, la McLaren ha continuato a impressionare per la costanza sul passo gara con le mescole più dure, confermandosi una vettura gentile sulle coperture.

Il vero colpo di scena è arrivato però nel finale, quando la Mercedes ha ribaltato le gerarchie. Il venerdì di Sakhir si è tinto d’argento grazie all’exploit di Kimi Antonelli, capace di fermare il cronometro su un 1:33.669 che è valso il record assoluto della sessione. Il giovane italiano ha guidato una doppietta completata da George Russell, unici due piloti a scendere sotto il muro dell’1:34.
I test della scorsa settimana in Bahrain hanno mostrato una Red Bull solida ma focalizzata sulla sostanza più che sul giro secco. La RB22 ha impressionato per l’efficienza della nuova power unit Red Bull-Ford, definita dai rivali come il nuovo "benchmark" per capacità di recupero energia. Max Verstappen ha completato sessioni intense di long run, pur lamentando uno scarso feeling con il nuovo regolamento, paragonato a una "Formula E potenziata". Qualche piccolo ritardo tecnico ha rallentato il giovane Hadjar, ma il pacchetto complessivo appare già temibile.

Lewis Hamilton ha chiuso terzo a ridosso delle frecce d'argento, a testimonianza di un equilibrio sottile che vede tre scuderie racchiuse in pochi decimi. Da segnalare anche il debutto della Cadillac che, pur senza cercare i riflettori della classifica tempi, ha macinato chilometri preziosi con Sergio Perez, autore di stint molto lunghi per verificare la robustezza del progetto.
Dal punto di vista tecnico, le indicazioni più interessanti sono arrivate dalla gestione della potenza. Sono tante le sfide per i piloti; su tutti, l’erogazione della coppia elettrica, che tende a far scivolare il posteriore in uscita di curva, surriscaldando la superficie della gomma, mentre in staccata sono emersi frequenti bloccaggi, segno che il feeling con i nuovi sistemi frenanti rigenerativi è ancora tutto da costruire.

Archiviata questa prima fase, l’impressione è quella di un sostanziale equilibrio: Mercedes ha mostrato il picco di velocità pura, Ferrari la capacità di reazione e McLaren una solidità invidiabile sulla distanza. Il vero verdetto è rimandato a mercoledì prossimo, quando le squadre torneranno in pista sempre a Sakhir: con l’intera gamma di mescole a disposizione, incluse le morbidissime C4 e C5 da qualifica, cadranno le ultime maschere prima del via ufficiale a Melbourne.






