OPERAZIONE CONTROVERSA - L’amministratore delegato Sergio Marchionne assicura: “I liquidi in cassa ci sono”. Tuttavia, c’è chi sospetta che l’improvvisa accelerazione della Fiat verso la maggioranza nel capitale della Chrysler possa essere un passo più lungo della gamba. Tra i “dubbiosi”, spiccano le società internazionali di analisi finanziaria Fitch e Moody’s che, di fronte all’annunciato acquisto da parte del Lingotto di un altro 16% della casa statunitense per 1,6 miliardi di dollari, si sono posti una semplice domanda: da dove arriveranno i soldi? In attesa di scoprirlo (l’operazione che porterà la Fiat al 46% della Chrysler verrà completata entro giugno), le due agenzie specializzate nell’assegnare a ogni società un “voto” (rating) che esprime la capacità di restituire i debiti, hanno messo sotto osservazione il gruppo di Torino. In ballo, c’è un possibile declassamento. Un downgrade (questo il termine corretto) che diventerebbe realtà se la Fiat dovesse recuperare i fondi necessari indebitandosi sul mercato.
TROPPI DEBITI? - Gli analisti finanziari temono pure che la casa di Torino possa esporsi eccessivamente, e prima del tempo, ai debiti che una Chrysler in fallimento ha contratto nel 2009 con il governo degli Stati Uniti (in pratica, i soldi versati dalla Fiat serviranno a ripianare una parte di obbligazione). Per questo, molti osservatori finanziari avrebbero preferito un’avanzata più graduale (e lenta) verso il traguardo del 51% della casa di Detroit. Visti anche gli attuali chiari di luna del mercato europeo dell’automobile. Non è invece d’accordo con le “colleghe” Standard & Poor’s: pur ammettendo di essere stato colto di sorpresa dallo sprint della Fiat, il colosso mondiale del rating non ha ritenuto necessario considerare la possibilità di abbassare il voto del Lingotto; anche perché lo aveva già fatto un paio di mesi fa...














