Il mondo dei motori piange Sandro Munari (qui sopra in una foto del 2007). Il Drago di Cavarzere, com'era conosciuto e come sarà ricordato dagli appassionati, si è spento ieri all'età di 85 anni dopo una lunga malattia. Indimenticabili i suoi successi nei rally con la Lancia: nel 1977, al volante della Stratos, quando ancora non esisteva il titolo ufficiale di campione del mondo, divenne il primo pilota italiano ad aggiudicarsi la Coppa FIA.

Sandro Munari era velocità pura, ma anche grande talento, innata sensibilità. Doti che aveva cominciato ad affinare sul sedile del copilota, nel 1964, come navigatore di Arnaldo Cavallari su un'Alfa Romeo Giulia TI Super della scuderia Jolly Club. Ma è con la Lancia, nel decennio successivo, che Munari entra nel cuore degli italiani: con la Fulvia Coupé HF vince il suo primo rally di Montecarlo nel 1972 e sale in cima al Col de Turini altre tre volte, siglando con la Stratos una tripletta nel 1975, 1976 e 1977 che lo consacrerà come uno dei piloti di rally più forti di sempre.

Nel 1973, anno in cui si laurea campione europeo di rally, il talento di Munari attira l'attenzione di Frank Williams, che gli chiede di correre per il suo team di Formula 1 in Sudafrica al posto dell'infortunato Nanni Galli. Per il Drago, vicino ai 33 anni, è l'occasione di adattare il suo fiuto per la velocità alla metodicità che richiede la pista, ma Cesare Fiorio, l'allora direttore sportivo della lancia, dice no.

Dopo i successi con la Lancia Stratos passa alla Fiat 131 Abarth e poi alle maratone nel deserto, come la Dakar e il Rally dei Faraoni. Una volta appeso al chiodo il casco di pilota da corsa, non perde il sacro fuoco per la guida e s'infila quello del collaudatore; per la Lamborghini cura la messa a punto della Diablo VT con la trazione integrale. Con Munari ne va un gigante dello sport automobilistico, ma anche un gentiluomo, di un'eleganza un po' scontrosa ma gentile nell’animo, un cavaliere che parlava poco ma, quando abbassava la visiera, sapeva parlare al cuore dei tifosi.



