Dopo una lunghissima attesa, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato il decreto che disciplina in modo organico le procedure di omologazione, verifica e taratura degli autovelox. Il provvedimento, che dovrà essere approvato dalla Corte dei Conti e poi pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, punta a creare un “quadro regolatorio certo e omogeneo” per superare le incertezze che hanno alimentato migliaia di ricorsi negli ultimi anni.
L’obiettivo dichiarato è quello di garantire la precisione degli strumenti e la solidità giuridica dei verbali. Il ministro ha espresso soddisfazione per il provvedimento, sottolineando la volontà di tutelare gli automobilisti da controlli usati solo per rimpinguare i bilanci comunali: “L’obiettivo primario resta quello di garantire la massima sicurezza sulle strade senza però che il controllo si trasformi in pretesto per fare cassa a spese dei cittadini”, ha dichiarato Salvini.
Il decreto interviene su un punto che ha visto la Corte di Cassazione protagonista di numerose ordinanze: la differenza tra approvazione tecnica e omologazione. Finora, molti dispositivi erano solo “approvati”, ma per la legge ciò non bastava a renderli fonti di prova valide.
Da ora in avanti, il decreto stabilisce procedure chiare, prevedendo una sanatoria automatica per 15 modelli già approvati dal 2017, mentre per gli altri sarà necessario integrare la documentazione o seguire l’iter ordinario. Secondo il documento, sono considerati automaticamente omologati i modelli che hanno ottenuto l’approvazione in base a un decreto del 13 giugno 2017. Tra questi figurano:
Per questi strumenti, la possibilità di fare ricorso basandosi sulla mancata omologazione dovrebbe decadere con l’entrata in vigore del decreto.
Nonostante il nuovo decreto, il fronte dei ricorsi potrebbe non chiudersi del tutto. Gli esperti sottolineano che un decreto ministeriale non ha efficacia retroattiva: le multe già emesse con dispositivi non omologati al momento dell’infrazione potrebbero essere ancora annullate dai giudici.
Inoltre, alcuni giuristi sostengono che un atto amministrativo non possa trasformare retroattivamente una vecchia approvazione in omologazione, violando il principio di legalità. Resta infine il dubbio sulle competenze: secondo alcuni operatori, l’omologazione spetterebbe al ministero delle Imprese e non al Mit. Vedremo gli sviluppi nelle prossime settimane.

















