SERVIZI A PAGAMENTO - La locuzione latina “nemo propheta in patria” (nessuno è profeta nella in patria) fotografa alla perfezione la surreale situazione di Bee, il car sharing di veicoli elettrici nato a Napoli e costretto a chiudere. Non per mancanza di clienti (oltre 40 Twizy per circa 2.500 abbonati) ma per incomprensioni con l’amministrazione comunale. Dal 1° giugno infatti, il comune di Napoli ha revocato l’accesso nelle zone a traffico limitato. O meglio, lo subordina al pagamento secondo la tariffa prevista per i non residenti titolari di posto auto, il cui costo annuo a veicolo è di 100 euro. A tale regolamento, si sommano il divieto di utilizzo delle corsie preferenziali e le mancate agevolazioni per il parcheggio nelle strisce blu (vantaggi invece offerti in tante città italiane).
LE REAZIONI - Valerio Siniscalco, amministratore della Nhp (NeaHelioPolis), società con sede proprio a Napoli che ha lanciato il servizio di car sharing elettrico, esprime tutta la sua amarezza: “le altre città ci corteggiano (Bee è presente a Milano da un anno e sbarcherà presto a Roma), mentre Napoli ci respinge”. Bee è andata avanti con permessi provvisori bimestrali che consentivano l’accesso alle ZTL e alle preferenziali, poi la doccia fredda arrivata la settimana scorsa con le nuove direttive contenute in una mail inviata dal comune.