SOTTO TIRO - Le autorità europee stanno mettendo pressione alla Volkswagen affinché conceda anche in Europa una forma di risarcimento ai proprietari delle automobili coinvolte nello scandalo Dieselgate, equipaggiate con un software illegale per manipolare le emissioni allo scarico di alcuni motori non in regola. Il numero uno dell’azienda, Matthias Mueller, ha parlato della questione mercoledì 14 giugno con Vera Jourova, Commissario europeo per la tutela dei consumatori che da mesi è impegnata in serrate trattative con i vertici della casa tedesca. Dall’incontro è emerso che la Volkswagen potrebbe concedere l’estensione della garanzia per le vetture coinvolte, ma non un rimborso o un risarcimento ai loro proprietari. L’anticipazione proviene da Jourova, che ne ha parlato al sito internet Autonews, ma non è stata confermata dall’azienda.
PROBLEMA DI LEGGI - La Volkswagen ha smentito le rivelazioni del Commissario e mantenuto la strategia adottata finora, sostenendo di non pensare a nuove misure nei confronti delle auto dopo averle modificate e messe in regola attraverso la campagna di richiamo, che prevede una modifica software o l’installazione di un nuovo componente interno. Jourova ed i suoi collaboratori devono fare i conti però con leggi meno severe rispetto agli Stati Uniti, dove le vicende di questo genere sono punite con maggior decisione: non a caso l’azienda ha speso circa 10 miliardi di dollari per risarcire i proprietari delle 475.000 automobili vendute nel Paese, riacquistandole o concedendo un rimborso fra 5.000 e 10.000 dollari a seconda delle condizioni della vettura. L’azienda ha venduto in Europa la maggior parte delle circa 11 milioni di auto coinvolte nel Dieselgate, quindi le cifre delle eventuali compensazioni sarebbero molto elevate.



































