Tra il 2005 e il 2010 la Cina è passata dal quarto al primo posto nella classifica mondiale dei produttori di auto. Da allora la sua crescita non si è più fermata: oggi una quota sempre più consistente delle vetture che circolano sulle nostre strade nasce negli stabilimenti della Repubblica Popolare. Non si parla più soltanto dei marchi cinesi in senso più o meno stretto ma anche di modelli europei, americani e giapponesi costruiti lì per ragioni industriali e di costo. Un fenomeno ormai evidente anche in Italia, dove sei modelli presenti nella “top 50” delle immatricolazioni sono prodotti in Cina, un numero destinato ad aumentare nei prossimi anni.

Produrre in Cina conviene: la manodopera costa meno, le filiere sono integrate e la capacità produttiva è enorme. Un vantaggio che ha attirato molti costruttori occidentali, ma che ha anche generato ricadute sul mercato europeo. L’arrivo massiccio delle elettriche cinesi ha spinto Bruxelles a introdurre dazi aggiuntivi e ora si discute perfino di un prezzo minimo per evitare guerre al ribasso.
Dentro questo scenario si muovono realtà molto diverse. Da una parte ci sono i marchi cinesi “puri”, quelli che progettano e costruiscono in Cina e che stanno aumentando la loro presenza in Europa. BYD, Geely, Jaecoo, Leapmotor, Lynk & Co, Omoda, XPeng e gli altri puntano su modelli competitivi, prezzi aggressivi e una rapidità di sviluppo che mette pressione ai costruttori tradizionali.

Accanto ai costruttori nativi ci sono i marchi “quasi cinesi”: brand italiani che rimarchiano modelli asiatici come Cirelli, DR, EMC, Evo, Ich-X e Sportequipe. A questi si aggiungono MG, britannica solo di nome ma controllata dal colosso SAIC, e la lombarda SWM passata sotto la proprietà cinese di Shineray. In questa categoria rientra anche Tiger, marchio inglese oggi utilizzato da DR. È un’area che genera spesso confusione tra gli automobilisti, perché l’origine reale del prodotto non è immediatamente evidente.
Infine ci sono i costruttori occidentali che hanno scelto la Cina come base produttiva per alcuni modelli. La Citroën C5 X, la Cupra Tavascan, la Dacia Spring e le Mini elettriche sviluppate con Great Wall Motor ne sono esempi chiari. Mazda ha sviluppato la 6e e la CX6-e con Changan, Tesla costruisce a Shanghai le Model 3 destinate ai nostri mercati, mentre Lotus, Polestar, Smart e Volvo (tutte legate al gruppo Geely) hanno spostato una parte significativa della produzione in Cina.

| Marca | Modelli |
| BYD |
Dolphin, Dolphin Surf, Seal, Seal 6, Seal 6 Touring, Atto 2, Atto 3, Seal U, Sealion 7, Tang |
| Cirelli | 1, 2, 3, 4, 5/5zero5, 7, 7zero7 |
| Citroën | C5 X |
| Cupra | Tavascan |
| Dacia | Spring |
| DFSK | Glory 500, Glory 580, Glory 600, Glory F5, E5 |
| Dongfeng | Box, Shine, Shine GS, Mage, Huge |
| DR | 1.0, 3, 5.0, 6.0, 7.0, PK8 |
| EMC | Quattro, Yudo, Sei, Sette, 212 |
| Evo | 3, 4, 5, 6, 7, 7 Kairos, Cross 4 |
| Forthing | Friday, U-Tour |
| Foton | Tunland G7 |
| Geely | EX5, Starray EM-i |
| Ich-X | K2, K3 |
| Jaecoo | 5, 7 |
| Leapmotor | T03, B10, C10 |
| Lotus | Emeya, Eletre |
| Lynk & Co | 01, 02, 08 |
| Mazda | 6e, CX-6e |
| MG | 3, 4, Cyberster, ZS Classic, ZS, S5, HS |
| Mini | Electric, Aceman |
| Omoda | 5, 9 |
| Polestar | 2, 3, 4, 5 |
| Smart | #1, #3, #5 |
| Sportequipe | 6, 6 GT, 7, 8, 8 GT |
| SWM | G01, G03F, G05 |
| Tesla | Model 3 |
| Tiger | Six, Eight |
| Volvo | ES90, EX90 |
| Xpeng | G6 |








































