Da qualche anno, sui costruttori che vendono le loro auto nell’Unione Europea pende una spada di Damocle: a partire dal 2020 infatti Bruxelles ha fissato gli obiettivi di emissioni di CO2 per le autovetture immatricolate all’interno della regione, calcolate come media tra tutti i modelli effettivamente venduti da ciascun gruppo automobilistico in un determinato periodo. Altrimenti arrivano le multe.
Cinque anni fa era di 95 g/km, misurati nel ciclo di prova NEDC, dal 2025 il limite si è ridotto a 93,6 g/km, in base però al più restrittivo ciclo WLTP. Con gli obiettivi del 2020 sono arrivati 510 milioni di euro di sanzioni, ma bisogna considerare il fatto che molti costruttori hanno stipulato accordi di “pooling” e acquistando quote di CO2 da case più ecologiche (qui per saperne di più).

Con le nuove norme più severe, benché il limite sia stato spostato non più su base annuale ma triennale (2025-2027) ed eventuali sforamenti possono essere compensati negli anni successivi, anche il pooling potrebbe non bastare più. Infatti, secondo una ricerca della Jato, i tre gruppi che rappresentano il 70% del mercato europeo non riuscirebbero a stare al di sotto del limite.
La Tesla nel 2020 ha raccolto 1,58 miliardi di dollari derivanti dalla cessione delle sue quote “green”, ha già ufficializzato accordi di pooling con diverse aziende: ci sono big come Stellantis, Toyota e Ford, ma anche le giapponesi Suzuki, Mazda, Honda e Subaru. In totale i costruttori appartenenti al pool della Tesla rappresentano 3,5 milioni di auto immatricolate nel primo semestre del 2025.
Nonostante la gamma completamente elettrica della Tesla e l’impegno nell’ibridizzazione della Toyota, le emissioni medie del pool restano superiori alla soglia per 1,4 g/km, a causa soprattutto dell’importante peso di Stellantis, che da sola rappresenta il 51% del pool. Ciò porterebbe i marchi che ne fanno parte a dover pagare una multa complessiva di 500 milioni di euro in soli 6 mesi.

Il Gruppo Volkswagen non ha ancora stretto accordi di pooling con altri costruttori: tra i suoi brand solo la Cupra resta ben al di sotto della soglia imposta dalla UE, mentre in totale il gruppo fa registrare emissioni medie di 101,4 g/km. Ancora più preoccupante la situazione dell’alleanza Renault Nissan Mitsubishi, che nei primi 6 mesi dell’anno ha emissioni medie di 105,0 g/km.
La Nissan nel frattempo ha annunciato di aver stretto accordi con la BYD (che invece fa segnare una quota di 7,4 g/km di CO2). Di conseguenza le emissioni medie degli altri marchi si ridurranno, anche se continueranno a pesare le emissioni della Dacia, fortemente dipendente dai motori tradizionali.
Secondo le previsioni della Jato, se le tendenze attuali non dovessero cambiare, le multe per i costruttori arriverebbero a circa 3,5 miliardi di euro solo per il 2025. Una cifra che potrebbe alterare drasticamente le prospettive economiche per molte aziende dell’industria automobilistica, già sotto pressione per il calo dei volumi in alcune regioni chiave come Cina e Stati Uniti. L’Acea, l’associazione che raggruppa i principali costruttori europei, continua a sostenere la necessità di una revisione del regolamento, avvertendo che le sanzioni potrebbero avere un grave impatto sull’industria automobilistica europea.












































































