L’INCOGNITA OPEL - La corsa della General Motors verso la Borsa dovrà superare un ostacolo di nome Opel (nella foto il quartier generale). La traballante casa tedesca, controllata dal colosso di Detroit, necessita infatti di una nuova iniezione di capitali. Un tallone d’Achille che potrebbe spaventare gli investitori. “La decisione di ristrutturare le attività europee comporta la necessità di fondi addizionali”, si legge nel prospetto che la GM ha presentato alla Sec, l’ente statunitense di vigilanza sulla Borsa. Tanto più in vista della trasformazione della Opel in società per azioni (dal 2005 è una s.r.l.). Operazione, questa, che sarebbe subordinata alla presenza dei fondi necessari a coprire le future attività della società tedesca. Una “botta” da diverse centinaia di milioni per General Motors, da sommare agli oltre 400 milioni di euro già versati nel primo semestre.
DIFFICILE RISTRUTTURAZIONE - “Nel caso la ristrutturazione non riesca, potremmo essere costretti a portare i libri in tribunale”, si legge ancora nelle oltre 700 pagine del documento presentato alla Sec. Comunque vada, c’è da pagare. Tanto più che il piano concordato con i sindacati tedeschi, a fronte del taglio di 8.300 dipendenti, comporta l’indennizzo del personale nel caso in cui la GM non investa quanto promesso.
TROPPA FRETTA? - Le incognite riguardo la corsa della General Motors verso la Borsa non si fermano qui. Da una parte, il gruppo sarebbe ansioso di liberarsi dal controllo statale, divenuto l’azionista di riferimento dopo il salvataggio dell’anno scorso. Dall’altro, il Tesoro Usa non vedrebbe l’ora di recuperare almeno una parte dei soldi spesi per il salvataggio, piazzando sul mercato le azioni necessarie a portare la sua partecipazione nel gruppo sotto la soglia del 50%, dal 60,8% attualmente detenuto. Da qui, la corsa verso Wall Street. Non è però detto che gli investitori abbiano voglia di acquistare i titoli di un’azienda uscita dal profondo rosso soltanto da due trimestri. Senza contare che la ripresa registrata nelle vendite di auto negli Stati Uniti dovrà probabilmente fare i conti con lo spettro di una nuova recessione.






