SCONTRO APERTO - Facciamo un aggiornamento sulla crisi che sta scuotendo i vertici del Gruppo Volkswagen, dando conto della riunione dei lavoratori per partecipare alla quale Herbert Diess ha annullato un incontro con gli investitori Statunitensi (qui per saperne di più). La Hall 11 dell’impianto di Wolfsburg ha ospitato 7.000 addetti dell’impianto, Herbert Diess, la sindacalista Daniela Cavallo (nella foto qui sotto), a capo del consiglio di fabbrica dello stabilimento di Wolfsburg, e Stephan Weil governatore della regione della Bassa Sassonia (azionista con diritto divieto del Gruppo Volkswagen). Il casus belli è sempre la famosa dichiarazione di Diess che ipotizzava la perdita di 30.000 posti di lavoro nel caso la transizione elettrica di Volkswagen non fosse stata abbastanza veloce da contrastare efficacemente la scalata di Tesla (qui per saperne di più). Questa eventualità, come era logico aspettarsi, ha scatenato polemiche e ostilità verso l'amministratore delegato e Daniela Cavallo, figlia di immigrati calabresi, ha fatto notare che lo stabilimento di Wolfsburg, uno dei più grandi del mondo, non ha mai avuto un simile periodo di produzione a singhiozzo: i 50 giorni di chiusura hanno portato i livelli produttivi a quelli degli Anni 50.

MANCANO I COMPONENTI - Il rappresentante sindacale ha persino provocatoriamente chiesto all’amministratore delegato se fosse al corrente della situazione dello stabilimento, che è storico per Volkswagen e per l’industria tedesca. La situazione è stata fotografata dalla Cavallo in questi termini: gli ordini sono molti e l'efficienza dell'impianto e dei suoi addetti non è in discussione e il vero problema è che semplicemente non ci sono i componenti con i quali costruire le automobili. È quindi una precisa responsabilità dei dirigenti sanare questa situazione di stallo: com’è possibile Volkswagen non sia riuscita a fronteggiare al meglio questa scarsità? Ricordiamo che la carenza dei chip farà perdere circa 14 milioni di automobili in 3 anni (qui per saperne di più) e che Tesla è riuscita ad arginarne gli effetti (la Model 3 è stata l’auto più venduta in Europa in ottobre, qui la news) perché producendo in casa moltissimo dell’hardware e del software che le occorre ha potuto usare chip diversi da quelli consueti, divenuti introvabili. In questa scelta il marchio americano si trova praticamente da solo e quindi Diess non ha probabilmente più responsabilità di quanta non ne abbiano i ceo della concorrenza.
FAVORITISMI E STIME SBAGLIATE - L'analisi della sindacalista ha evidenziato poi un altro punto critico: il marchio Volkswagen sarebbe stato svantaggiato per la crisi dei semiconduttori, insieme a Skoda e Seat, rispetto ai marchi premium del gruppo che sarebbero stati meglio approvvigionati. Viene rinfacciato a Diess anche il mancato raggiungimento del target di 820.000 veicoli, fissato 5 anni fa, da costruire a Wolfsburg nel 2020: essi sono stati in realtà meno di 500.000 e quest'anno si potrebbe scendere a 400.000. Il paragone con Tesla è sempre immanente: Daniela Cavallo riporta che il suo stabilimento nei pressi di Berlino potrebbe produrre 500.000 automobili con una forza lavoro di circa 10.000: se le 13.000 persone che a Wolfsburg sono direttamente coinvolte nella produzione delle automobili costruissero quello che era stato annunciato anni fa il confronto con Tesla sarebbe stato positivo.

MODERNIZZIAMO WOLFSBURG - Molto critica anche la posizione sull'utilizzo dell’impianto di Wolfsburg: occorre che tutti lavorino insieme per trovare soluzioni. Il rappresentante di fabbrica e i lavoratori, secondo Daniela Cavallo, vogliono cambiare perché sanno che è necessario per fronteggiare la transizione verso l'elettrificazione e la digitalizzazione dell’automotive. Si chiede quindi di dotare l'impianto delle tecnologie più moderne, efficienti e sostenibili nello stesso tempo, per governare questo cambiamento. Per sfruttare al massimo la capacità produttiva, secondo la rappresentante sindacale, occorre un altro modello elettrico come la berlina Trinity basata sulla nuova piattaforma SSP. Viene inoltre chiesto a Diess più formazione per la forza lavoro e una gestione maggiormente collegiale che coinvolga oltre al consiglio di fabbrica anche i lavoratori in prima persona.
LA GOLF RIMARRÀ UNA VERA GOLF - Diess (nella foto qui sopra) ha risposto che l'impianto di Wolfsburg rimarrà centrale nelle strategie del gruppo, affermando inoltre che la Golf non sarà una Tesla e che non sarà costruita in Cina. Il ceo ha poi dato risposta riguardo le preoccupazioni di ulteriori tagli di posti di lavoro, assicurando che i figli degli attuali lavoratori e anche i loro nipoti avranno un posto sicuro nello stabilimento. Senza entrare nel dettaglio dei fatidici eventuali 30.000 esuberi ha comunque detto che i posti attualmente attivi in amministrazione, produzione e sviluppo diminuiranno ma nello stesso tempo nuovi e diversi lavori saranno aggiunti. L'impianto ha buone possibilità di rimanere la “nave ammiraglia” del gruppo a condizione che il progetto Trinity abbia successo commerciale: le automobili elettriche hanno bisogno di molto meno lavoro tradizionale e quindi occorrerà venderne molte per conservare i posti di lavoro “classici”. Anche il governatore della Bassa Sassonia Weil ha ribadito la stranezza di una situazione che genera perdite ingenti perché la domanda è molto superiore alla produzione. In questa contingenza sarebbe opportuno dare prospettive invece di instillare dubbi e preoccupazioni, una chiara critica a Diess. Weil ritiene che il progetto Trinity potrebbe non essere sufficiente a saturare la capacità produttiva di Wolfsburg e ritiene quindi che occorrerebbe produrre un altro modello.

COSA ACCADRÀ? - Lo scontro è stato al calor bianco, quindi, e la posizione di Diess rimane piuttosto precaria. Se aggiungiamo che la carenza si sta acutizzando anche per le materie prime, come alluminio e magnesio, è facile prevedere che il sindacato sarà ancor più attento alla gestione di questa possibile, nuova emergenza. Secondo Manager Magazin, però, le cose non dovrebbero precipitare perché ai primi di dicembre si decideranno gli investimenti di medio termine e quindi Daniela Cavallo (che forse alza la voce anche perché nella prossima primavera ci saranno le elezioni per il consiglio di fabbrica) e Herbert Diess dovranno trovare una linea comune.
































































