“Gli Stati Uniti d’Europa non esistono”. Chissà se e quanto, nello scandire con ferma risolutezza queste parole durante la conferenza stampa in cui hanno ufficializzato l’imminente sbarco della Great Wall Motors in Italia e in Spagna, i dirigenti della casa cinese alludano alla frammentarietà politica che rende il nostro continente così vulnerabile alla complessa e drammatica situazione internazionale attuale.
Di certo c’è che ai piani alti del colosso con sede a Baoding, metropoli cinese con oltre 11 milioni di abitanti a due ore d’automobile a sud di Pechino, prima di aggiungere altre due bandierine nella mappa dell’espansione verso Ovest (la Great Wall è già presente in Germania, Regno Unito, Irlanda, Svezia, Bulgaria, Islanda e Paesi Baltici, hanno studiato a fondo il da farsi.

La Great Wall Motors è nata nel 1984, ma ha iniziato a vendere automobili nel 1990. È il maggior costruttore di pick-up del paese, settore in cui si è specializzata per necessità: negli anni ‘90, infatti, di strade ben asfaltate a Baoding ce n’erano poche e per percorrere le mulattiere che tagliavano le sconfinate campagne intorno alla città servivano delle 4x4 robuste e affidabili. Oggi le cose sono cambiate e, con l’industria e l’economia della metropoli, è cresciuta anche l’ambizione del costruttore che ne ha trainato la crescita.

Quanto a spettacolarità, il quartier generale della Great Wall Motors a Baoding ha poco o nulla da invidiare alla skyline di Milano. Solo che qui i grattacieli, al posto di open space di banche e multinazionali, ospitano uffici di stile, progettazione, ricerca e sviluppo. Settore, quest’ultimo, in cui lavorano 27.000 ingegneri e in cui l’azienda ogni anno investe l’equivalente di 1,2 miliardi di euro, di cui la metà destinati alla parte hardware delle vetture.
“Oltre che in Cina, abbiamo centri di ricerca e sviluppo in Brasile, dove il nostro concorrente principale è la Volvo, in Australia, dove siamo sbarcati diciassette anni fa per accumulare esperienza nel campo delle fuoristrada, ma anche in Germania, Corea del Sud e in tanti altri paesi”, spiega Parker Shi, presidente della divisione GWM International.

La corsa all’Europa, per Shi, “non è uno sprint, ma una maratona, un percorso di crescita continua e costante”. Il manager cinese non si nasconde: “Lo scorso febbraio le auto cinesi vendute in Europa ammontavano all’8% e noi puntiamo a conquistare fette di mercato importanti, ma senza fretta, perché il mercato europeo, a differenza di quello cinese, non è un mercato unico.
Non vorrei che venissimo giudicati ora, o tra qualche mese - continua Shi -, ma tra cinque anni. Ragioniamo su un futuro a medio-lungo termine, consapevoli che la cultura automobilistica cinese deve crescere ancora molto. Abbiamo tantissimo da imparare: dai giapponesi, l’organizzazione della produzione; dagli italiani, il gusto per lo stile; dai tedeschi, il rigore nella progettazione”.

Per provare a fare breccia in una realtà automobilistica complessa e variegata come quella europea, che spazia dai paesi scandinavi dove su due auto vendute una è elettrica a quelli latini come l’Italia o la Spagna dove le ibride vanno per la maggiore, all’Est Europa dove le macchine più diffuse vanno solo a benzina o a gasolio, la Great Wall Motors assicura di non aver lasciato nulla al caso. “Abbiamo condotto migliaia di ore di interviste ed effettuato più di 100.000 km di test in diversi paesi europei”, spiega Shi.
“Teniamo conto di tutte le variabili misurabili che influenzano i mercati europei: la nostra banca dati, per dire, include informazioni che vanno dalle leggi antinquinamento alla composizione chimica dei carburanti”, aggiunge Adam Thomson, l’ingegnere responsabile dell’integrazione dei veicoli del marchio. Che spiega: “Il nostro hardware è modulare. Ciò significa che i motori e componenti come le pompe del carburante e i cambi, per esempio, sono intercambiabili tra la maggior parte dei nostri modelli. Inoltre, più di 2.000 funzioni di bordo sono standard”.

Nei prossimi tre anni in Europa sorgeranno tre magazzini per i ricambi, nei Paesi Bassi, in Italia e in Spagna, e arriveranno più di dieci Great Wall. Automobili di tutti i tipi, con motori a benzina, ibride ed elettriche, dalle auto da famiglia e pick-up a buon mercato marchiate Ora e Haval ai van e alle suv di lusso firmate Wey e Tank.
In Italia sbarcherà per prima, il prossimo giugno, la GWM Ora 5, una crossover media dal look tondeggiante e un po’ rétro a scelta tra benzina, ibrida o elettrica. In autunno, invece, toccherà alla GWM Jolion Max, una suv lunga 460 cm dalle forme moderne e accattivanti che ci sarà sia ibrida full sia ibrida ricaricabile alla spina, e alla GWM H7, una 4x4 plug-in da 429 CV che promette di fare faville in “off-road”.
A proposito di “off-road” entro la fine del 2026 arriverà anche l’avventurosa GWM Tank 300, fuoristrada dura e pura con il telaio a longheroni e traverse separato dalla carrozzeria e i differenziali anteriori e posteriori bloccabili per migliorare la trazione sui fondi viscidi.































