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Hyundai, i piani per il futuro fuel cell

12 giugno 2014

Il marchio coreano è tra i più accesi sostenitori dell'idrogeno con tre progetti mondiali che riguardano pure l'Italia.

Hyundai, i piani per il futuro fuel cell
CINQUE GENERAZIONI - La Hyundai è tra i marchi più convinti nella futura mobilità a idrogeno da quando nel 1998 ah avviato il progetto fuel cell che ha portato due anni più tardi alla presentazione della Santa Fè FCEV. Da allora sono seguite altre tre concept che hanno incrementato efficienza, prestazioni e, soprattutto, autonomia cresciuta dai 150 km originali ai quasi 600 dell'attuale Hyundai ix35 FCEV. Un limite che dovrebbe essere superato con la quinta generazione attesa per il 2017 e sempre basata su un modello suv di medie dimensioni della Hyundai. Una vettura che, nelle intenzioni dei responsabili coreani, avrà l'arduo compito di avviare l'era di “massa” delle celle a combustibile.
 
UN PIANO MONDIALE - Per preparare il mercato la casa coreana ha avviato tre progetti mondiali in Corea del Sud, Stati Uniti ed Europa. Nel paese asiatico, quartier generale e della ricerca e sviluppo Hyundai, la tecnologia fuel cell è di casa, mentre negli USA l'impegno si è concentrato in California. Ad attrarla sulla costa pacifica sono le 37 stazioni di rifornimento dell'idrogeno e il programma di arrivare a 68 entro il 2015, anno nel quale i test Hyundai potrebbero estendersi ad Est, o meglio a New York. Nella Grande Mela l'intento è raggiungere 100 distributori di H2 entro il 2020, dei quali 30 sulle highway. 
 
I MERCATI TOP D'EUROPA - Nel Vecchio Continente Hyundai fa parte del progetto HyFive, alleanza tra diversi marchi per sostenere la tecnologia a idrogeno presso le istituzioni, e di sperimentazioni in diversi paesi con 75 Hyundai ix35 FCEV (nelle foto). L'obiettivo è creare le condizioni attrarre verso il futuro modello il 2,5% degli automobilisti europei disposti a sostenere maggiori costi pur di guidare un auto a tecnologia innovativa. Clientela da ricercare soprattutto in Gran Bretagna e Germania, dove esistono già più di 30 stazioni che dovrebbero, in base al piano H2 Mobility, arrivare a 100 nel 2015 e a 400 nel 2020. Gli altri tre principali mercati di riferimento sono quelli aderenti al Scandinavian Hydrogen Highway Partnership, ossia Norvegia, Svezia e Danimarca, che prevede la realizzazione di 27 distributori entro l'anno prossimo.
 
 
ITALIA IN TERZA FASCIA - Nella seconda fascia di mercati potenziali per la diffusione delle fuel cell la Hyundai inserisce Francia, Belgio, Austria, Olanda e Svizzera, mentre l'Italia è relegata nella terza fascia malgrado l'avvio a Bolzano (qui per saperne di più) del “Corridoio verde”. Un progetto per il quale la filiale italiana ha già istituito al proprio interno un reparto apposito addetto alla formazione della rete vendita. Team che ha provveduto a fornire alla concessionaria di Bolzano le attrezzature specifiche per gli interventi sulle Hyundai ix35 FCEV e a istruire i dipendenti in materia di assistenza, manutenzione, riparazione e, soprattutto, sicurezza. 
 
H2 A MILANO E ROMA - A fare risalire l'Italia nella seconda fascia potrebbero essere i piani che la dirigenza della filiale italiana sta pianificando per il prossimi mesi. Il desiderio è affiancare alla realtà alto atesina altri due poli dove fare provare le auto a celle a combustibile. Il primo è Milano, città dove è già attivo il progetto CHIC per la sperimentazione di autobus a idrogeno e dove si trova uno degli stabilimenti Linde per la produzione di H2 con relativo distributore. Impianto simile è presente a Roma, il secondo “obiettivo” della Hyundai Italia che prevede una strategia differente. Se nel capoluogo lombardo sono Comune e Regione i possibili partner privilegiati grazie alla sensibilità verso la mobilità sostenibile dimostrata in passato, nella Capitale l'intento è di dialogare con i gestori di taxi. La svolta, però, potrebbe arrivare a livello nazionale recandosi al Ministero dell'Ambiente per mostrare i progetti europei realizzati con i fondi comunitari che si potrebbero replicare anche nel Bel Paese. 
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Ritratto di Robx58
12 giugno 2014 - 14:17
12
sempre ultimi mi raccomando, probabilmente in questo progetto non ci sono tangenti da intascare! Ottima alternativa ai comuni carburanti.
Ritratto di onavli§46
12 giugno 2014 - 14:56
la ricerca e la sperimentazione per nuove energie da usufruire in particolar modo sulla mobilità, e dunque pur sull'industria nel suo genere. L'idrogeno nel sistema dedito alla ricerca ecosostenibile, sappiamo (più o meno a spanne, almeno io...) che si può realizzare in produzione confacente, sia dal fotovoltaioco, dal metano e pur dall'elolico. I costi, perchè di questo si tratta, sono comunque altissimi; così pure come i costi generalizzati, chiamiamoli "accessori", ma pur sempre determinanti e principali per: costruzione di strutture per conservazione e stoccaggio, rifornimento, e quella certamente più delicata, ma rischiosa, del trasporto. Alcuni risultati, già effettuati da recenti sperimentazioni, (sperimentazioni e non dunque utilizzo di routinarietà) hanno fornito risultati importanti, quali e quelli, che con c.a. 120 metri cubi di idrogeno, si possono percorre c.a. 1100km, ed il metro cubo di idrogeno, ( S.E.& .O.salvo errori ed omissioni) dovrebbe pesare sugli 88/89 grammi; dunque un peso molto irrisorio. Sarebbe dunque più che confacente all'utilizzo che s'intende determinare. La Hyundai, è una delle più convinte sostenitrici (assieme ad alcune altre Aziende) di tale progettazione per la futura mobilità. Purtroppo, al momento tutto si ferma qui, o meglio dire, si ferma a livello di sperimentazione e possibilmente di migliorarla. I costi citati vi sono e sono alti, per un utilizzo attuale di massa. Vedremo al meglio fra qualche buon numero di anni. Al momento il vecchio, sporco, e pur caro petrolio continuerà ad allietare i nostri km automobilistici, fatti di code, di stress.
Ritratto di BuonNatale
17 giugno 2014 - 16:33
Contro caro-carburanti auto alimentate con l'urina Dalla Sardegna nuovo progetto verde,risparmi e zero inquinamento 12 novembre, 09:39 di Maria Grazia Marilotti Usare l'urina per riempire un serbatoio di un'auto, un camion o una barca? Un sogno non troppo distante dalla realtà. Una soluzione alternativa per risparmiare sui carburanti arriva dal progetto di energia autoprodotta dall'urina a centimetro zero. L'idea rivoluzionaria é stata presentata ad Alghero in occasione di un convegno-mostra di Legambiente sulle innovazioni verdi. L'ultima nata contro il caro benzina, già sperimentata in varie parti del mondo, è stata perfezionata e resa fruibile da Franco Lisci, la cui azienda fa parte del polo produttivo La Casa Verde CO2.0. Col suo progetto ha creato una variante che permette concretamente di ridurre e non di poco l'uso dei costosissimi e inquinanti idrocarburi sfruttando l'urina che da scarto diventa risorsa, sostanza fondamentale per attivare il processo di elettrolisi per produrre energia. L'imprenditore di Gonnosfanadiga (Medio Campidano) ha ideato e realizzato due differenti tipologie di motori normati a legge e alimentati dall'urina. Uno serve per i mezzi di trasporto, l'altro per usi domestici: accendere la luce, il computer, cucinare, usare gli elettrodomestici o altri impianti che vanno a corrente. Con questo prodotto ha superato alcuni dei problemi tecnici che ne avevano limitato la diffusione. Uno dei tanti è stato risolto, ad esempio, con l' impiego di un filtro specifico in 100% pura lana di pecora sarda, prodotto da Edilana. Le sue proprietà impediscono la formazione di condensa, sono disinquinanti e rendono possibile l'utilizzo senza danneggiare il motore. "Si tratta di una energia ricavata da se stessi, pulita, senza impiego di petrolchimici, biomasse, senza produrre gas di alcun tipo e considerate le minime dimensioni dell'impianto, senza consumo di suolo - spiega Franco Lisci - L'energia prodotta dall'impianto a urina è adatta non solo per i consumi domestici ma anche per i motori di automobili, camion e barche che potrebbero usare il 100% di urina pura al posto della benzina e di altri carburanti. Tuttavia per lo Stato italiano questo uso è illegale, mentre è consentito l'uso di additivi. Abbiamo quindi realizzato dei trasformatori che consentono di usare nel motore delle automobili l'urina come additivo". I risultati, a detta di Lisci, sono più che incoraggianti. "Su un'auto a benzina c'è un risparmio del 35%, su un'auto a gasolio del 60%, su auto a gas dell'80%. Un'imbarcazione o un peschereccio possono così risparmiare fino al 65% di gasolio", chiarisce l'ideatore. E questo ciclo produttivo sostenibile non produce scarti. "Alla fine del processo l'urina si trasforma in acqua di pozzo, acqua ricca di sostanze utili a nutrire la terra", sottolinea Daniela Ducato, coordinatrice di Casa Verde C02.0. E si può utilizzare anche l'urina animale. "Uso l'urina di capre e pecore per alimentare il motore in fase di predisposizione - conferma Monica Saba, allevatrice di Arbus - e produrre con energia pulita i miei formaggi e cioccolatini al latte di capra, azzerando così la CO2".