Hyundai Prophecy: parlano i designer

Pubblicato 03 marzo 2020

Gli stilisti della casa coreana ci hanno raccontato come, con la concept car fresca di debutto, abbiano potuto esprimersi in piena libertà.

Hyundai Prophecy: parlano i designer

Al centro stile europeo della Hyundai, che si trova in Germania, a Francoforte, abbiamo potuto ammirare il prototipo Prophecy EV. A descrivere questa filante quattro porte, rispondendo alle nostre curiosità, è lo staff del centro stile capitanato dal belga Luc Donckerwolke (foto qui sotto, in precedenza ha disegnato le Lamborghini Murciélago e Gallardo) e dal coreano SangYup Lee (con un passato alla Carrozzeria Bertone e alla Bentley). Nel pool troviamo anche il francese Raphael Bretecher (ha lavorato anche per la torinese Ghia), che si è occupato degli interni della Prophecy, e il milanese Nicola Danza, responsabile dell’ingegnerizzazione della carrozzeria e da 15 anni alla Hyundai (dopo esperienze alla Fiat).

La Prophecy è un genere di auto inedito per la Hyundai, che non si riallaccia alla produzione di serie. Come mai?
Con la Prophecy vogliamo esplorare nuovi settori. Del resto, Hyundai non è un marchio con un’immagine e un design così rigidamente definiti da costringere le sue auto a rispondere solo a determinati canoni estetici. Pensiamo che il concetto di family feeling, ovvero che tutti i modelli di un marchio si debbano somigliare, sia superato. Con questa vettura desideriamo dare spazio alla fantasia, e siamo convinti che le berline a quattro porte non siano affatto tramontate, almeno per quelle interpretate in chiave sportiva come la Prophecy.

In effetti il suo aspetto ricorda le gran turismo…
Sì, ma si tratta sempre di una quattro porte. Volevamo una berlina muscolosa, ma non così aggressiva da incutere timore. Per questo abbiamo scelto forme arrotondate, sobrie e giocate sui volumi. I parafanghi marcatamente bombati non solo creano dei giochi di luce nelle fiancate, ma quelli anteriori sono raccordati a quelli posteriori per dare la sensazione di un abbraccio. Un’unica linea arcuata, poi, accompagna lo sguardo nel passare dai fari anteriori alla parte posteriore. Abbiamo cercato un design pulito, senza forzature e inutili ricercatezze.

Le luci sono anticonvenzionali. A cosa si ispirano? 
Abbiamo ripreso la forma dei pixel dei display dei computer che avevamo già usato nella concept car 45 (leggi qui la news) presentata al salone di Francoforte dell’anno scorso. Qui, però, abbiamo scelto una variante tridimensionale, e non ci sono altri  richiami, perché la 45 interpretava in chiave moderna il design della berlina compatta Pony degli anni 70. Nella parte anteriore della Prophecy i pixel sono protetti da una calotta trasparente, che dà al faro una forma marcatamente sportiva. Nella zona posteriore i pixel formano una maxi griglia luminosa e si estendono nell’alettone trasparente alla base del lunotto.

La Prophecy sembra compatta. Ma quali sono le sue dimensioni?
Gli sbalzi ridotti, la coda affusolata e il cofano basso e non molto lungo trasmettono questa impressione di compattezza. Ma la Prophecy è lunga 480 cm e ha un passo di quasi tre metri, per favorire l’abitabilità.

L’interno è futuribile, manca perfino il volante…
È sostituito da due joystick, uno a destra e l’altro a sinistra del sedile di guida. Si possono utilizzare quando si disattiva la guida autonoma. In questo caso, dalla plancia, costituita da uno schermo panoramico per l’intrattenimento di bordo, fuoriesce un cruscotto digitale. L’abitacolo, cui si accede facilmente dalle ampie porte con apertura ad armadio, vuole ricreare l’ambiente di un salotto hi-tech, con il calore dei rivestimenti in tartan e la suggestione del pavimento col disegno a onda. Si ispira ai colori e alle forme delle spiagge vulcaniche dell’isola coreana di Jeju. Un’altra particolarità sono i doppi vetri. L’aria proveniente dall’esterno viene fatta circolare nell’intercapedine e filtrata, così da eliminare le sostanze inquinanti prima di immetterla nell’abitacolo.

Quale meccanica nasconde la Prophecy?
La Prophecy può montare uno o due motori elettrici, alimentati da batterie. Questa architettura, nella quale la Hyundai ha accumulato molta esperienza, è meno ingombrante di quella dei motori termici e lascia più libertà al designer. Per esempio, senza un motore tradizionale si può disegnare un frontale dell’auto più basso e penetrante.

La Prophecy avrà un seguito produttivo?
È ancora presto per dirlo ma certamente spunti del suo design li ritroveremo nelle prossime Hyundai di serie.





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Ritratto di Blablabla
3 marzo 2020 - 08:10
Mamma mia che brutti gli interni.
Ritratto di Alfiere
3 marzo 2020 - 08:48
1
Bello il chiappone stile porsche 997
Ritratto di nik66
3 marzo 2020 - 09:40
potrebbe sembrare una rivale della tt in salsa coreana, ripeto, POTREBBE
Ritratto di ilpellegrino
3 marzo 2020 - 09:46
Secondo me, basta che ci mettano quello che serve per renderla omologabile e ne esce fuori uno spettacolo di macchina. Comprese le portiere controvento, sono stupende
Ritratto di Blade Runner
3 marzo 2020 - 13:34
Ben detto. Anche se è solo un esercizio di stile, pero: tanta roba!
Ritratto di Sprint105
3 marzo 2020 - 10:18
Ricorda un po' troppo le Porsche
Ritratto di mrgjini
3 marzo 2020 - 11:55
Un auto senza volante?? E perche la chiamano Automobile? In piu di fianco sembra una CLS.
Ritratto di Oxygenerator
3 marzo 2020 - 14:50
Bella linea e interni spettacolo. Bravi. Concordo sul fatto che assomigli ad alcuni esercizi di stile della Porsche.
Ritratto di Giuliopedrali
3 marzo 2020 - 16:27
Questa è solo un esercizio di stile non avrà nessun seguito produttivo, però non sarebbe una brutta idea una berlina coupè dalle forme semplici e non agressive, forse le forme sono un pò troppo semplici, geometriche.
Ritratto di Giulio Menzo
4 marzo 2020 - 09:11
2
A me piace,soprattutto gli interni,curati e semplici. Al massimo avrei spostato lo spoiler posteriore più in basso
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