Negli ultimi anni la Tesla ha riscosso un piccolo tesoro grazie al cosiddetto pooling, vale a dire la possibilità per le case automobilistiche di condividere la propria quota di emissioni con altri costruttori per centrare gli obiettivi fissati dall’Unione Europea. È chiaro che una flotta completamente elettrica come quella della casa americana faccia gola agli altri costruttori, tanto che si stima che nel 2025 la Tesla abbia raccolto oltre 1 miliardo di euro in “crediti green” (ne abbiamo scritto qui).
Nel 2026 però la torta potrebbe diventare decisamente più piccola in quanto due delle “fette” principali potrebbero uscire dal pool: infatti, dal gruppo usciranno Stellantis e la Toyota, mentre resteranno in compagnia della Tesla la Ford, la Honda, la Mazda e la Suzuki.
Anche se i dati ufficiali sulle emissioni saranno pubblicati tra due o tre mesi, è probabile che Stellantis si sia avvicinata agli obiettivi di CO2 già nel corso del 2025 grazie a una gamma prevalentemente compatta. Ai risultati del 2026 dovrebbe poi concorrere in modo più importante anche la Leapmotor, grazie all’inizio della produzione in Spagna che aggirerà i dazi europei consentendo alle vetture del marchio cinese di essere ancora più concorrenziali.
Nell’ottica di aumentare le vendite di auto a bassissime emissioni si può inoltre leggere la possibilità di integrare la tecnologia della Leapmotor sui marchi tradizionali del gruppo. Parallelamente la gamma ibrida della Toyota potrebbe averle permesso di avvicinarsi agli obiettivi dello scorso anno: nel 2026 il gruppo giapponese dovrebbe migliorare le sue prestazioni ambientali grazie all’arrivo in gamma di tre nuove elettriche (qui per saperne di più).
La Tesla ha recentemente evidenziato come la riduzione dei crediti ambientali abbia rappresentato un ostacolo significativo per i profitti e i ricavi del 2025. Tuttavia, lo scenario per il marchio statunitense sembra destinato a peggiorare ulteriormente a partire dal 2026.
In Europa, infatti, i produttori automobilistici stanno incrementando la produzione dei propri veicoli elettrici per conformarsi ai più severi limiti sulle emissioni di CO2. Questi obiettivi sono stati strutturati attraverso un sistema di calcolo basato sulla media di un triennio, introdotto all’inizio dello scorso anno, che permette di compensare i risultati tra il 2025 e il 2027 (qui la notizia).
Parallelamente, negli Stati Uniti, la scelta di deregolamentare gli obiettivi ambientali sta portando a una contrazione dei ricavi derivanti dalla vendita di tali crediti. Questo colpisce duramente Tesla, che storicamente è stata il principale beneficiario di questo sistema di incentivi, trovandosi ora stretta tra una maggiore concorrenza tecnologica in Europa e un allentamento delle politiche green in patria.























































