La nuova Smart #2 punta a conquistare le città di tutta Europa, ma parla soprattutto italiano, con un’enfasi tutta trevisana che fa simpatia e trasmette entusiasmo. E l’entusiasmo di Marco Sina (nella foto qui sotto), trentaduenne manager di Conegliano che ha guidato il progetto e lo sviluppo per l’Europa della citycar biposto che raccoglie l’eredità della ForTwo andata in pensione due anni fa, ha origini lontane.
“Quello della #2 non è stato un progetto come un altro. Per me la Smart ForTwo è sempre stata molto più che una semplice auto" racconta ad alVolante a margine della presentazione del modello al salone di Parigi. "Andavo al liceo con una 450 e da bambino dicevo sempre a mia nonna che avrebbe dovuto comprarsene una per andarci in giro insieme. E poi ricordo con affetto almeno due modellini; uno era rosso e nero, proprio come l’auto che abbiamo appena lanciato, anche se oggi la preferisco color champagne".

Al di là dei ricordi personali, cosa ha significato far rinascere un’auto così importante per l’Europa e l’Italia?
“Sapevamo di trovarci di fronte a un compito delicato, ma anche molto stimolante: dare un’erede a una citycar unica nel suo genere, migliorando sotto ogni aspetto l’auto uscita dal listino due anni fa senza snaturare il format e lo “spirito” dell’antenata degli anni ‘90”.
Ci siete riusciti?
“La risposta la daranno gli automobilisti, noi di certo abbiamo fatto del nostro meglio. Ai miei ragazzi ho spiegato da subito l’importanza di questa automobile e aver guidato a lungo la ForTwo e conoscere le abitudini dei tanti italiani che ne hanno avuta una (sono circa 600.000, di cui 200.000 solo a Roma, ndr) mi ha aiutato a mettere a fuoco il progetto e tutto quello che avrebbe potuto rendere l’auto migliore”.

Per esempio?
“Può sembrare una sciocchezza, ma mi viene in mente l’aletta parasole per il guidatore: ha uno specchietto e una lucina, per permettere alle donne di truccarsi e agli uomini di sistemare il nodo della cravatta quando ci si ferma al semaforo. In un contesto in cui siamo sempre di corsa, sono piccole attenzioni che fanno la differenza. Così come la presenza di tasti fisici per accendere e spegnere l’aria condizionata e sbrinare il parabrezza, o, nelle versioni più ricche, il poter ripiegare elettricamente gli specchietti senza chiedere di farlo al passeggero”.
Ora che ha una batteria più grande, l’auto promette un’autonomia più che doppia di quella che sostituisce. Un viaggetto non dovrebbe essere più un problema.
“Il dato ufficiale è in fase di omologazione. Comunque, siamo intorno ai 290 km in media, quindi l’autostrada non è più fuori portata, anche perché la guida semiautonoma è di serie sin dalla “base” Pure e la batteria si ricarica pure dalle più rapide colonnine in corrente continua. E poi, con quei fari un po’ accigliati, non dico che faccia paura, perché resta un’auto simpatica, ma diciamo che chi se la vedrà arrivare nello specchietto la guarderà con occhi diversi. Dietro, al contrario, trasmette quasi tenerezza, così quando chi la guida la infilerà in un parcheggio dove ci sta solo lei non farà arrabbiare troppo gli altri automobilisti”.

In Italia i prezzi della Smart #2 partiranno da 19.990 euro. A cifre simili, tra le piccole elettriche, c’è la Renault Twingo, che è altrettanto simpatica e offre due posti in più.
“È vero, ma bisogna considerare che, di fatto, la Smart #2 non ha rivali. Ha le dimensioni di una microcar, ma è un’auto in tutto e per tutto, con ben altri standard di sicurezza e comfort. E considerando che sin dalla “base” Pure di serie ci sono accessori assenti persino in alcune utilitarie, come i fari a led, il cruise control adattativo, il centraggio in corsia e il “clima” automatico, a conti fatti credo che il prezzo sia competitivo.
E poi può essere un’auto adatta a un sacco di gente: dal single che vive in città e non vuole spostarsi solo coi mezzi pubblici al neopatentato, passando ovviamente per le famiglie che hanno bisogno di una seconda o terza macchina e vogliono che sia a un tempo piccola, pratica e facile da guidare e parcheggiare”.





