VISITA SENZA PREAVVISO - Lunedì 16 ottobre degli ispettori della Commissione europea hanno compiuto una visita alla sede della BMW di Monaco di Baviera. La Commissione ha tenuto a sottolineare che non si è trattato di un vero e proprio atto inquisitorio, ma resta il fatto che gli ispettori sono sicuramente andati a Monaco per verificare qualcosa e a chiedere informazioni. E l’operazione è stata compiuta a sorpresa, senza preavvisare la casa automobilistica, proprio come si fa nelle perquisizioni. La missione è stata attivata dalla Direzione per la concorrenza nell’ambito di una inchiesta a proposito di attività di cartello praticate dalle case costruttrici tedesche: Volkswagen, Audi, Porsche, Daimler (Mercedes) e BMW (qui per saperne di più).
NOTIZIE UFFICIALI - La Commissione europea ha comunicato l’effettuazione dell’ispezione presso “un costruttore tedesco in relazione alle indagini che la Commissione ha avviato nel luglio scorso a proposito di presunte attività di cartello da parte delle case automobilistiche tedesche”. Il comunicato della Commissione non ha fatto il nome della casa interessata, ma successivamente all’annuncio la BMW ha ammesso di avere ricevuto la visita degli ispettori UE. Gli ispettori hanno fatto la loro visita accompagnati dai colleghi dell’Autorità tedesca per la concorrenza. E va anche detto che questo tipo di iniziativa non significa ancora che la azienda interessata (in questo caso la BMW) sia indagata per attività contrarie alla libera concorrenza, ma rappresenta una fase preliminare di una eventuale messa sotto accusa.
DI CHE COSA SI TRATTA - Si saprà più avanti che cosa è emerso dalle ispezioni e se la BMW sarà messa sotto inchiesta, al momento ciò che si sa è quel che fu scritto dai giornali tedeschi nell’estate scorsa, e cioè che la Commissione europea era stata raggiunta da sospetti circa il comportamento delle case in questione. Secondo le indiscrezioni di stampa, i cinque costruttori sono sospettati di aver concordato con regolarità gli step di sviluppo dei vari componenti, mettendosi anche d’accordo sui prezzi. Ciò per non dar luogo a una corsa senza limiti all’innovazione, ipotesi che avrebbe avuto costi pesanti per tutti.







